

di Massimiliano Catapano
Squadra senza identità e senza mordente: errori, nervi e poche idee. Raffaele nel mirino. Le pagelle dei granata dopo lo 0-0 con il Cosenza.
DONNARUMMA 6 - Praticamente inoperoso nella prima metà di gara, vive una serata strana: raccoglie due volte il pallone in rete, ma entrambe le azioni vengono stoppate dal fuorigioco del Cosenza. Quando serve davvero, è aiutato anche dalla sorte: il palo lo grazia sul tentativo ravvicinato di Kouan, poi disinnesca il diagonale di Ricciardi, comunque partito da posizione irregolare. Attento, ma non chiamato a miracoli.
BERRA 4,5 - Impiego da braccetto che dovrebbe garantire ordine, appoggio e qualche uscita pulita: invece offre solo confusione. Falloso, disordinato, spesso in ritardo nelle scelte. Paradossalmente "decisivo" quando devia/toglie dalla porta una conclusione di Matino: immagine perfetta di una serata in cui inciampa anche quando prova a rimediare.
CAPOMAGGIO 5,5 - Accetta il duello con il pressing, ma va in difficoltà quando Florenzi gli scippa palla e accende un campanello d’allarme enorme: Emmausso apparecchia per Garritano (poi fermato dall’offside), ma il rischio è reale. L’arretramento in difesa gli toglie certezze e, soprattutto, svuota il centrocampo dell’unico elemento che dava affidabilità tecnica. Scelta che pesa.
MATINO 4,5 - Serata di sofferenza continua. Sbaglia tempi e distanze: un anticipo scomposto su Ricciardi diventa un invito a nozze per Florenzi, che spreca da posizione invitante. Va spesso a vuoto, rincorre più che difendere e si carica di un giallo che lo mette in apnea. Nel finale gli capita anche la palla "giusta", ma trova Berra tra sé e la porta: sfortuna, sì, ma prima ci sono troppi errori.
LONGOBARDI 5 - Morbido quando deve opporsi, timido quando dovrebbe spingere. D’Orazio lo controlla, lui non riesce a cambiare passo. In area rischia su un contatto, poi prova a farsi vedere in zona gol ma manca il guizzo. Troppo poco per una fascia che doveva dare energia.
CARRIERO 5 - Pesante nel ritmo, prevedibile nelle giocate: se la mediana deve alzare qualità e intensità, lui non ci riesce. Un lampo alla mezz’ora con una conclusione respinta da Vettorel, poi poco altro. Recupera il pallone che avvia l’azione del rigore: merito, ma resta un episodio isolato in una partita di fatica e lentezza.
DE BOER 4 - La prestazione simbolo del centrocampo: lento, impalpabile, quasi sempre fuori tempo. In fase di non possesso si perde Kouan, in costruzione non dà mai una linea pulita. Sembra sempre un secondo in ritardo. (Dal 23’ st LIGUORI 5 - Entra ma non incide, tocca pochi palloni e non cambia l’inerzia).
TASCONE 4,5 - Gira a vuoto, senza strappi nè pulizia. I pari ruolo del Cosenza lo sovrastano per corsa e palleggio: lui si limita a inseguire. In una gara che richiedeva personalità, resta ai margini.
VILLA 5,5 - Ruvido e spesso troppo irruento: intervento duro su Ricciardi e giallo inevitabile. Dietro regge discretamente, però davanti non trova mai lo spunto né la giocata utile per accompagnare con qualità. Sufficienza "di presenza", non di incidenza.
ACHIK 6,5 - Premiato nel pre gara come MVP di dicembre scelto dai tifosi (foto Us Salernitana), è l’unico che dà l’idea di crederci davvero. Corre, insiste, attacca, si prende responsabilità anche a costo di eccedere in egoismo. È sua l’azione che manda Ferrari davanti alla chance più grande, ed è ancora lui, nel finale, a trovare l’ennesimo strappo e a servire una palla d’oro che Ferraris spreca. In un grigiore totale, resta l’unico bagliore.
FERRARI 4 - Si procura con furbizia il rigore dopo un bel dialogo con Achik: lì dovrebbe esserci cattiveria, freddezza, leadership. Invece dal dischetto arriva un’esecuzione tremenda, che pesa come un macigno su partita e fiducia. Dopo l’errore sparisce, si innervosisce, si svuota. Serata da dimenticare. (Dal 23’ st FERRARIS 5 - Sull’assist di Achik arriva scoordinato e spreca; nel recupero calcia col mancino senza fare male a Vettorel.
ALL.: RAFFAELE 3,5 - Dopo Siracusa sembrava difficile fare peggio, eppure la Salernitana riesce a sprofondare ancora. La squadra è lontanissima dall’idea stessa di collettivo: cambia l’assetto, cambiano gli interpreti, ma restano identici confusione, nervosismo e sterilità. La sensazione è una: gruppo stanco fisicamente, svuotato mentalmente, con limiti tecnici evidenti e una preparazione tattica insufficiente. Continuare a parlare di obiettivi ambiziosi suona come uno schiaffo a chi segue e soffre. E se lo spogliatoio non segue più, insistere diventa l’errore più grande. Verdetto della serata: Salernitana spenta, fragile e senza idee. Achik prova a tenere in piedi la baracca, ma l’errore di Ferrari dal dischetto e un impianto di gioco inconsistente inchiodano la partita su un senso di resa che preoccupa più del risultato.
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