

di Massimiliano Catapano
Un’ondata di accessi, soprattutto legata ai virus respiratori stagionali, sta rimettendo sotto stress i pronto soccorso e i percorsi assistenziali dell’Azienda ospedaliera universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona". Un quadro che, per intensità e pressione sul personale, riporta alla memoria i mesi più duri dell’emergenza sanitaria: "Sos influenza, si torna all’era del Covid", è il segnale d’allarme che accompagna queste giornate negli ospedali del territorio. Per fronteggiare l’iperafflusso, il direttore generale dimissionario dell’Aou "Ruggi", Vincenzo Verdoliva, ha disposto una serie di provvedimenti immediati e l’attivazione dell’unità di crisi aziendale. Misure che resteranno in vigore fino al 31 gennaio e che riguardano tutti i presidi ospedalieri afferenti all’azienda. Il punto centrale è la sospensione dell’attività di elezione: stop, dunque, ai ricoveri in regime programmato, con effetto immediato, fatta eccezione per le patologie oncologiche non differibili - o comunque già fissate a breve - e per le chirurgie urgenti. Parallelamente, l’azienda ha indicato la necessità di accelerare le dimissioni "ad horas", garantendo sette giorni su sette, nella finestra oraria 08.00-20.00, l’uscita di tutti i pazienti dimissibili. Nei casi in cui sia necessaria assistenza domiciliare, le unità operative dovranno attivarsi attraverso la piattaforma Cot, inoltrando le richieste di dimissioni protette alla Asl competente in base al territorio di residenza del paziente.
Tra le disposizioni, anche un richiamo operativo a ridurre la permanenza dei pazienti in pronto soccorso: va garantito il rapido "sbarellamento", con l’allocazione delle persone che necessitano di ricovero nei posti letto liberi delle singole unità operative dei presidi aziendali. E, laddove indispensabile, si potrà ricorrere - nel rispetto delle condizioni di sicurezza clinico-assistenziali e sotto il coordinamento delle Direzioni mediche di presidio - anche all’utilizzo di posti tecnici aggiuntivi rispetto alla dotazione ordinaria. C’è poi il nodo del personale, inevitabilmente al centro della tenuta del sistema in fase emergenziale: le direzioni sono chiamate a valutare la distribuzione più efficace degli operatori nelle unità operative, favorendo, dove possibile, un potenziamento dei pronto soccorso anche attraverso una rimodulazione temporanea dei turni, nel rispetto delle norme contrattuali vigenti. La Fp Cgil Salerno prende atto delle misure adottate dalla Direzione generale, riconoscendone la necessità nell’immediato, ma sottolinea che si tratta di interventi tampone che non risolvono criticità strutturali ormai consolidate: sovraffollamento ciclico dei pronto soccorso, carenza cronica di personale, pressione costante sugli operatori e un’integrazione ancora debole tra ospedale e territorio.
"Il Covid lo ha insegnato: le emergenze sanitarie non possono essere affrontate scaricando la responsabilità sulle singole aziende, che non dispongono da sole degli strumenti necessari per incidere in modo definitivo", dichiara il segretario generale della Fp Cgil Salerno, Antonio Capezzuto. "Servono interventi strutturali, programmati e condivisi, con pieno coinvolgimento delle istituzioni, a partire dalla Regione Campania, chiamata a esercitare il proprio ruolo nella programmazione sanitaria, nel rafforzamento stabile degli organici, nel potenziamento della sanità territoriale e nell’integrazione tra ospedale e territorio". Il sindacato avverte che le prossime giornate potrebbero rivelarsi particolarmente complesse: "I prossimi giorni saranno particolarmente duri e complessi, durante i quali gli operatori sanitari saranno chiamati a sostenere ulteriori sforzi per garantire la continuità dei servizi, l’assistenza e le cure in un contesto emergenziale già caratterizzato da sovraffollamento e pressione costante", prosegue Capezzuto.
Il segretario poi conclude: "Questa condizione evidenzia quanto sia centrale il ruolo dei lavoratori e del servizio sanitario pubblico nel garantire la tutela della salute dei cittadini, e rende evidente l’urgenza di interventi strutturali che rafforzino gli organici e assicurino salari adeguati, riconoscendo concretamente la responsabilità e il valore di chi ogni giorno opera in prima linea". In sintesi, l’Aou "Ruggi" prova a reggere l’urto con misure straordinarie e un’organizzazione d’emergenza: sospensione dei ricoveri programmati, dimissioni accelerate, riallocazione rapida dei pazienti, posti tecnici aggiuntivi e rimodulazione delle forze in campo. Ma il messaggio che arriva dal fronte sanitario e sindacale è chiaro: l’emergenza di oggi assomiglia troppo a quelle già viste, e senza una risposta strutturale il rischio è quello di rivivere ciclicamente - con nomi diversi, ma con la stessa pressione - un’altra "era Covid" nei pronto soccorso.
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