

di Massimiliano Catapano
Non è più una questione di decoro. Non è più neppure soltanto una questione di manutenzione. Via della Libertà, tratto urbano della SP107, oggi è il simbolo più amaro di un fallimento amministrativo che dura da troppo tempo: asfalto sbriciolato, buche, fessurazioni, segnaletica carente e dispositivi di sicurezza fuori uso. Un mix che, in un’arteria attraversata ogni giorno da auto, mezzi pesanti e pedoni, equivale a una parola sola: pericolo. A mettere nero su bianco l’accusa - pesantissima - è un esposto formale indirizzato al sindaco di Roccapiemonte, al Comando di Polizia Municipale e al presidente della Provincia di Salerno. A firmarlo è l’architetto Francesco Sessa, residente in città, che descrive la situazione senza giri di parole: il manto stradale è "in pessime condizioni", "gravemente dissestato", con segnaletica verticale non idonea, impianti semaforici guasti e dissuasori di velocità non funzionanti. Non un dettaglio tecnico: un bollettino di rischio quotidiano. Il punto, però, è che qui non si parla di timori astratti. Nell’esposto viene ricordato un dato che pesa come un macigno: il 27 ottobre 2024 una farmacista ha perso la vita, investita mentre attraversava proprio questa strada.
Da allora, scrive Sessa, si sono susseguiti incontri in Provincia, anche sotto la spinta dell’opposizione rocchese, che chiedeva interventi concreti di messa in sicurezza. Eppure, il risultato - a distanza di tempo - è un ritorno al caos. Perchè, nonostante lavori eseguiti a fine settembre 2025 dalla Provincia sul tratto SP107, al 5 gennaio 2026 la Via della Libertà risulta "completamente compromessa", con semafori e dissuasori visivi ancora guasti. Le fotografie allegate, da sole, raccontano l’ovvio: buche, rappezzi che cedono, tratti sbriciolati, punti critici in prossimità di attraversamenti e incroci. Il quadro si aggrava se si guarda al contesto. Via della Libertà non è una strada "qualunque": è un corridoio urbano vicino al centro cittadino, costeggiato da scuole, servizi e attività commerciali. È attraversato da un flusso elevatissimo di veicoli, compreso traffico pesante. E qui arriva un altro passaggio chiave dell’esposto: l’aumento del carico sarebbe amplificato anche da dinamiche esterne, come i limiti di carico sulla tratta autostradale Salerno–Napoli, l’aumento dei pedaggi per i camion e le ordinanze di divieto di transito dei mezzi pesanti sul territorio di Cava de' Tirreni. Tradotto: più camion e più auto su una strada che non regge, nel punto più sensibile della città.
In questo scenario esplode la rabbia di una parte dei cittadini, che da giorni alza il tono e punta il dito contro le istituzioni: Provincia e Comune, accusati di rimpallarsi competenze mentre la strada resta una trappola. È un’accusa politica diretta, frontale, senza più attenuanti. C’è chi chiede apertamente le dimissioni del sindaco Carmine Pagano, definito - nelle parole più dure che circolano in paese - "il peggiore della storia di Roccapiemonte". È un giudizio pesante, che fotografa un clima ormai oltre il limite: la percezione diffusa è quella di un’amministrazione incapace di imporre una svolta, di pretendere tempi certi, di garantire una messa in sicurezza vera e definitiva. L’esposto, intanto, non si ferma alla denuncia: avanza una richiesta precisa e immediata. "Porre in essere ogni provvedimento volto a ripristinare la sicurezza stradale" nell’ambito delle rispettive competenze e responsabilità. E c’è un passaggio che suona come un ultimatum istituzionale: in caso di incidenti con morti o feriti riconducibili alle "insidie" della strada, il firmatario preannuncia un’istanza/denuncia all’Autorità Giudiziaria affinchè venga accertata l’esistenza oggettiva del pericolo, l’eventuale condotta colposa - omissiva o commissiva - dell’ente proprietario e il nesso di causalità tra quella condotta e i danni subiti dagli utenti.
Non solo. Sessa chiede un riscontro urgente ai sensi della Legge 241/1990 e richiama anche l’articolo 328 del Codice Penale, quello che riguarda il rifiuto o l’omissione di atti d’ufficio. Parole che, in un documento indirizzato alle istituzioni, non sono mai casuali: sono un segnale preciso, un avvertimento formale. La pazienza è finita. Ora la domanda è una sola, ed è la più scomoda: che cosa si aspetta ancora. Perché Via della Libertà non è un dossier da riaprire a ogni emergenza e richiudere a ogni comunicato. È un’emergenza permanente, già macchiata dal sangue e alimentata dall’inerzia. E il rimpallo tra Comune e Provincia - se continuerà - non sarà più soltanto una pagina di cattiva politica: rischia di diventare, ancora una volta, una responsabilità che nessuno potrà fingere di non aver visto. Basta parole. La strada va riparata e messa in sicurezza subito. Adesso.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.