

di Massimiliano Catapano
Errori a catena, poca lucidità e scelte che non pagano. Di seguito le pagelle della Salernitana (foto Siracusa Calcio):
DONNARUMMA 3 - Parte malissimo: al primo vero affondo è già costretto a raccogliere la palla in rete e l’immagine resta lì, come una fotografia che pesa. La conclusione è angolata, sì, ma la risposta è timida, poco "da numero uno". Poi alterna qualche intervento di ordinaria amministrazione a nuove esitazioni: sulle situazioni sporche non dà mai la sensazione di comandare l’area e in un paio di circostanze la comunicazione con la linea difensiva è inesistente. Serata complicata, e non solo per colpe sue: ma da un portiere esperto ci si aspetta almeno una scossa.
LONGOBARDI 4 - Nel primo tempo vive di emergenza: una chiusura disperata evita guai peggiori, ma è un lampo isolato in mezzo a scelte sbagliate. Si prende rischi inutili in fase di uscita, si complica la vita con controlli "di fino" quando servirebbe brutalità e semplicità. Soffre la velocità e l’uno contro uno, e alla fine resta negli spogliatoi. È la fotografia di una prestazione in affanno dall’inizio alla fine. (dal 1’ st ARENA 2,5) . Impatto traumatico. Entra per dare equilibrio e finisce per aggiungere caos. Si vede subito che è in apnea: tempi di intervento sbagliati, postura sporca, scelte affrettate. Poi l’episodio che chiude la sua gara: un intervento in ritardo nella metà campo avversaria, senza reale necessità, che lascia la squadra in dieci e consegna la partita agli avversari. Un esordio da incubo.
BERRA 4 - Esordio che pesa come un macigno. Non è solo questione di meccanismi da assimilare: è proprio la gestione delle situazioni semplici che non convince. In fase di impostazione appare spesso indeciso, e quando la partita si sporca non riesce a "mettere ordine". Cambia posizione nella ripresa, ma non cambia la sostanza: la difesa continua a ballare e lui non riesce mai a diventare un riferimento, né tecnico né caratteriale.
GOLEMIC 3,5 - Serata da film horror, palla al piede e senza. Quando prova a portare fuori il pallone perde tempi e rischia, quando deve difendere l’area è spesso in ritardo di un passo. Si aggrappa al mestiere, ma qui non basta: soffre le corse avversarie, soffre i duelli, soffre persino le letture preventive. Troppo nervoso, troppo impreciso, troppo fragile.
VILLA 2 - Il simbolo del disastro. Va in difficoltà subito e l’episodio del primo gol è una sentenza: si fa puntare, concede il lato "comodo", non sporca la traiettoria e viene punito. Ma la cosa peggiore arriva dopo, quando in altre situazioni decisive manca la scelta più semplice: spazzare, gestire, mettere la palla dove non fa male. Invece resta nel limbo e regala chance pesantissime. Se cade anche una certezza, il castello traballa tutto insieme. Prestazione catastrofica.
TASCONE 4 - Parte con un episodio che poteva girare malissimo: intervento goffo, rischio in area e attimi di panico. Da lì in poi sembra rincorrere la partita, sempre un secondo dopo. Non dà filtro, non dà ritmo, non dà sostegno ai compagni più esposti. In una sfida così serviva un centrocampista "sporco", cattivo, presente: lui resta a metà, senza incidere. (dal 10’ st DE BOER 4,5) - Entra quando la partita è già scappata via, e questo pesa nel giudizio. Però l’approccio è tiepido: pochi strappi, poca intensità nelle giocate, poche letture aggressive. Fa il compitino, ma la Salernitana aveva bisogno di ben altro.
CARRIERO 4 - L’idea di utilizzarlo in una zona delicata del campo si rivela una trappola: finisce spesso schiacciato, circondato, costretto a giocare palloni "sporchi" che diventano benzina per le ripartenze avversarie. Non riesce a trovare posizione e ritmo, e quando viene avanzato non cambia passo. Debutto negativo, più di sensazioni che di numeri: sembra dentro una partita che non riesce mai a interpretare. (dal 10’ st IERVOLINO 6) - Almeno ci mette sangue. Entra con un atteggiamento diverso, prova a spingere la squadra e a dare un segnale. Ha anche l’episodio che meritava miglior fortuna, con la traversa che gli nega il goal. In un contesto nero, è uno dei pochi a salvarsi per spirito e presenza.
FERRARIS 3,5 - Sembra un’ombra. Ritardi continui, pochissima partecipazione alla manovra, quasi nessuna traccia nei duelli. Non accende mai la partita, non la sporca, non la pulisce: resta lì, ai margini, e in una gara così è il peccato peggiore. Il campo non perdona. (dal 21’ st BONCORI s.v. - Non è semplice entrare in una squadra già fratturata, e infatti può incidere poco. Prova a restare ordinato e a non farsi risucchiare dal caos generale. Fa quel che può, senza colpe evidenti ma anche senza guizzi).
CAPOMAGGIO 4,5 - Spostato e rispostato, finisce per non avere mai una casa precisa dentro la partita. Qualche iniziativa personale arriva, ma è tardiva e isolata. In fase di non possesso non riesce a chiudere linee e corridoi, e quando il Siracusa accelera lui, come altri, va in apnea. Prestazione insufficiente.
ACHIK 6,5 - L’unico che dà la sensazione di poter cambiare l’inerzia con una giocata. Cerca la porta, si prende responsabilità, inventa qualcosa anche quando la squadra si spegne. Trova anche il gol che, per un attimo, riapre il match e restituisce dignità alla serata. Non basta, ma almeno mette in campo personalità e coraggio.
FERRARI 5 - Si sbatte, prova a tenere su palloni complicati, cerca la giocata da attaccante vero. Ma appare lontano dalla miglior condizione e spesso è lasciato troppo solo. Ha un paio di occasioni, non le capitalizza, ma il problema non è solo suo: la squadra lo serve poco e male. (dal 28’ st MATINO s.v. - Pochi minuti, nessun elemento per giudicare).
ALL.: RAFFAELE 2,5 - La Salernitana entra in campo con un atteggiamento che somiglia più a una presunzione che a una convinzione. E quando vai sotto dopo sessanta secondi, diventa tutto più crudele. Le scelte iniziali non proteggono la squadra: i terzini finiscono esposti, il centrocampo non filtra, la difesa vive di interventi disperati. La gestione emotiva è nervosa, quella tecnica confusa: i cambi non aggiungono ordine, l’inferiorità numerica chiude il discorso e la squadra si spegne. Il problema non è solo la sconfitta: è il modo, è la fragilità, è l’impressione che certi difetti tornino sempre uguali.
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