

La città si è fermata, davvero. Lunedì mattina, 29 dicembre, Cava de' Tirreni ha accompagnato nel silenzio e nelle lacrime l’ultimo viaggio di Anna Tagliaferri, la donna di 40 anni uccisa a coltellate dal compagno Diego Di Domenico, che dopo il femminicidio si è tolto la vita. Un dolore che non riguarda soltanto una famiglia: riguarda un’intera comunità, ancora scossa e incredula. La giornata è stata scandita da tempi e gesti che raccontano la partecipazione di massa. La salma di Anna è arrivata in chiesa già alle 8:30, mentre le esequie sono iniziate alle 11:30 nel Duomo di Cava de' Tirreni. Intorno, una città in lutto: bandiere a mezz’asta, attività sospese, e quel senso di sospensione che accompagna le tragedie che segnano una comunità. Il lutto cittadino, proclamato dal sindaco Vincenzo Servalli, è rimasto valido fino alle 14.00.
Dentro e fuori la Cattedrale si è raccolta una folla enorme. Centinaia di persone hanno gremito il Duomo e la piazza antistante, stringendosi attorno ai familiari in un clima di compostezza e commozione: un silenzio carico di dolore, interrotto soltanto da qualche singhiozzo e da un lungo applauso nei momenti più intensi. In prima fila, i fratelli di Anna, con i quali la donna portava avanti la storica pasticceria Tirrena, realtà simbolo per i cavesi, punto di riferimento quotidiano e "di famiglia" per generazioni. Un luogo che, solo poche settimane fa, aveva celebrato cinquant’anni di attività, ricevendo anche un riconoscimento ufficiale dal sindaco: un dettaglio che oggi pesa ancora di più, perchè restituisce l’immagine di una vita intrecciata alla città, alle sue abitudini, ai suoi volti.
La sosta davanti alla pasticceria: un abbraccio della città
All’uscita dal Duomo, la bara bianca è stata salutata con un’immagine che resterà impressa: palloncini bianchi, uno rosso a forma di cuore, e un applauso lungo e commosso. E poi la sosta davanti alla pasticceria Tirrena, quasi un passaggio inevitabile, intimo e collettivo insieme: il modo della città per dire addio ad Anna non solo come vittima, ma come parte viva della propria storia quotidiana.
La madre ferita e ancora in ospedale
Nel dramma, un altro capitolo che tiene tutti con il fiato sospeso: durante l’aggressione è rimasta gravemente ferita anche la madre di Anna, Giovanna, 75 anni, che è tuttora ricoverata in ospedale. Un dolore doppio, che si intreccia alla speranza e all’attesa.
Le parole del Vescovo: "L'odio non nasce all'improvviso"
A officiare il rito funebre è stato l’arcivescovo di Amalfi-Cava, monsignor Orazio Soricelli, che durante l’omelia ha pronunciato parole nette, senza giri di frase, chiamando in causa la coscienza collettiva e il tema della violenza nelle relazioni. "L’odio non nasce all’improvviso - ha dichiarato il Vescovo - cresce, si giustifica, si traveste. A volte prende il nome dell’amore, della gelosia, del possesso. Ma l’amore vero non ferisce, non controlla, non distrugge. Quando la violenza entra in una relazione, la luce si spegne, anche se continuiamo a chiamarlo amore". Poi l’invito a non lasciare che una tragedia si consumi e basta, senza conseguenze nella coscienza di tutti: "Il dolore di oggi non può essere sterile - ha aggiunto monsignor Soricelli - la memoria di Anna chiede di diventare scelte, linguaggi nuovi, relazioni più vere. Una conversione che riguarda tutti". Sull’altare erano presenti anche il vicario generale e il parroco della Concattedrale, a sottolineare la coralità di un momento che ha attraversato l’intera città.
Un monito che non deve spegnersi
Quando il feretro ha lasciato la Cattedrale, tra lacrime e palloncini affidati al cielo, la piazza ha avuto un solo pensiero comune: non dimenticare. Perchè il nome di Anna resti un richiamo, una responsabilità, un punto fermo nella coscienza di una comunità che oggi si è ritrovata unita nel dolore e che domani dovrà provare a trasformare quel dolore in consapevolezza, attenzione, cambiamento.
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