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Roccapiemonte, via della Libertà dopo la tragedia: promesse mancate, interventi minimi e lo scaricabarile che lascia la strada nel pericolo

30/12/2025

di Massimiliano Catapano

La strada dove si è consumata una tragedia che ha segnato una comunità continua a presentare gli stessi rischi di prima. A Roccapiemonte, lungo la provinciale di via della Libertà, il tema della sicurezza torna con forza al centro del dibattito: perché a distanza di mesi, e dopo impegni pubblici assunti negli uffici della Provincia, gli interventi si sono rivelati parziali e, per molti residenti, insufficienti. Il punto di svolta, nella cronaca recente, ha un nome e una data. Il 27 ottobre 2024 è morta Anna Antonietta Pecoraro, farmacista di 67 anni, investita da un’auto mentre attraversava la strada in via della Libertà. Un episodio che ha acceso i riflettori su un tratto considerato da tempo pericoloso, anche per la presenza di scuole e quindi di flussi quotidiani di studenti e famiglie nelle ore di punta. Dopo quell’incidente, secondo quanto ricostruito, si sono susseguiti incontri in Provincia sollecitati dalla spinta dell’opposizione rocchese, che aveva chiesto con insistenza una vera messa in sicurezza: più controlli visivi, segnaletica completa, dispositivi per rallentare, manutenzione dell’asfalto, ripristino degli impianti. La Provincia avrebbe quindi assunto l’impegno di intervenire entro l’autunno e, tra settembre e ottobre (poco dopo l’avvio dell’anno scolastico), qualcosa effettivamente è stato fatto.

Il problema è che, sul campo, quel "qualcosa" appare come un intervento minimo. Le operazioni si sarebbero concentrate soprattutto sulla segnaletica orizzontale: strisce pedonali ridipinte, rifacimento di alcune linee laterali, e una pulizia generale. Stop. Per il resto, basta guardare il manto stradale per capire perchè la polemica non si è mai spenta: buche, avvallamenti, rappezzi disomogenei, tratti consumati e deformati che, oltre a rendere scomoda la percorrenza, possono diventare un fattore di rischio soprattutto nelle frenate improvvise, con pioggia o scarsa visibilità. A preoccupare è anche ciò che non è stato fatto. La segnaletica verticale, in particolare quella legata alla riduzione della velocità e alla percezione del pericolo, risulta ancora carente: mancano o non risultano ripristinati quei segnali e quei richiami visivi che dovrebbero "costringere" l’automobilista ad abbassare l’andatura in un tratto attraversato quotidianamente da pedoni. E poi c’è l’aspetto più grave, segnalato da chi vive la zona: i semafori non funzionano, compresi quelli dei passaggi pedonali. Un dettaglio tutt’altro che secondario in un’area che, proprio per la presenza di scuole e attraversamenti, dovrebbe essere presidiata con strumenti funzionanti e visibili.

Il quadro diventa ancora più pesante se si considera che, oltre all’episodio del 2024, vengono ricordati anche altri incidenti mortali avvenuti in passato lungo la stessa direttrice. Una sequenza che, inevitabilmente, impone una domanda: com’è possibile che, dopo un caso così serio e dopo incontri istituzionali, la risposta si sia tradotta in un intervento quasi esclusivamente "di vernice", senza il passo successivo, quello strutturale? Nel mirino finisce innanzitutto la Provincia e i suoi vertici, chiamati a gestire e manutenere la provinciale e quindi a garantire standard adeguati di sicurezza. Ma la sensazione, oggi, è che si sia entrati nel terreno più comodo e più sterile: quello dello scaricabarile. La Provincia rimanda, il Comune osserva, e intanto la strada resta com’è. Perchè anche il Comune di Roccapiemonte non può chiamarsi fuori. Il tratto è nel cuore della vita quotidiana, è attraversato da pedoni e studenti, è un punto sensibile che richiede presenza e pressione istituzionale costante. E qui entra in scena un’altra responsabilità politica, che sul territorio viene indicata senza giri di parole: l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carmine Pagano.

In una vicenda che chiede atti, sollecitazioni, pretese formali verso gli enti competenti, la percezione diffusa è che dal Comune non sia arrivata una spinta concreta e continuativa, quella capace di trasformare promesse e riunioni in cantieri veri. E non è l’unica nota amara. Anche chi aveva acceso i riflettori, ottenendo quel primo intervento, viene chiamato in causa: la stessa opposizione, dopo aver incalzato e dopo quel ripristino parziale di settembre, secondo questa ricostruzione avrebbe poi allentato la presa, lasciando spegnere l’attenzione proprio nel momento in cui serviva un pressing serrato per arrivare al rifacimento dell’asfalto, al ripristino completo della segnaletica e alla riattivazione degli impianti. Il risultato è una fotografia nitida e impietosa: segni a terra nuovi, sì, ma semafori spenti, segnaletica verticale non adeguata, asfalto dissestato. E soprattutto un messaggio che passa, di giorno in giorno, sempre più forte: qui si discute, ci si rimbalza le colpe, si rinvia. E la sicurezza resta l’ultima voce dell’agenda.

A questo punto la richiesta che sale dal territorio è netta: basta interventi tampone. Servono azioni complete e verificabili, con tempi certi: rifacimento del manto stradale, ripristino dei semafori, segnaletica verticale pienamente funzionale e visibile, e misure concrete per contenere la velocità in un tratto attraversato ogni giorno da pedoni e studenti. Perchè via della Libertà, oggi, continua a chiamarsi così solo sulla targa: sulla carreggiata, la libertà più urgente è quella di attraversare e percorrere quella strada senza paura. E se tra Provincia e Comune la partita resta ferma ai rimpalli, allora non è amministrazione: è una gestione che si limita a presidiare l’ordinario, senza il coraggio di prendersi la responsabilità straordinaria che questa strada, dopo una morte e troppi rischi, pretende da tempo.

Salerno - Cronaca -

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