

di Massimiliano Catapano
Al "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno prende forma una novità che, da tempo, veniva indicata come uno snodo decisivo per riportare centralità a un settore strategico: la nascita della doppia Cardiochirurgia, con l’istituzione di una Unità operativa a conduzione universitaria che si affianca a quella ospedaliera già attiva. Il passaggio amministrativo è già in moto. Il direttore generale Ciro Verdoliva ha recepito la richiesta del rettore dell’Università di Salerno Virgilio D’Antonio, avviando la modifica dell’atto aziendale che ridefinisce l’assetto del reparto.
I numeri: 10 posti letto universitari, 20 ospedalieri
La nuova Cardiochirurgia universitaria potrà contare su 10 posti letto, che si sommeranno ai 20 dell’unità ospedaliera, nel rispetto del quadro regionale previsto per la doppia conduzione. In concreto, l’operazione mira a tenere insieme due esigenze: la risposta assistenziale quotidiana e una struttura stabile per didattica e ricerca clinica, senza sovrapposizioni disordinate ma con un’organizzazione che punti a standard più alti.
L'obiettivo più ambizioso: la scuola di specializzazione
Il traguardo dichiarato è quello che, di fatto, può cambiare l’orizzonte dell’intero progetto: far nascere la Scuola di specializzazione in Cardiochirurgia. La logica è quella di una filiera continua - formazione universitaria, specializzazione, pratica clinica - capace di creare competenze sul territorio e ridurre la dipendenza da percorsi esterni.
Ridurre la migrazione sanitaria e voltare pagina
Nel linguaggio della sanità, il tema è noto: migrazione sanitaria significa pazienti costretti a spostarsi altrove per interventi complessi, con costi umani ed economici altissimi. L’idea della doppia Cardiochirurgia nasce anche per incidere su questo punto, garantendo continuità assistenziale e rafforzando l’offerta cardiochirurgica a Salerno. Non è un dettaglio, perché arriva dopo una fase segnata da tensioni, cambiamenti e strascichi che hanno pesato sulla percezione e sull’operatività del comparto, tra addii e vicende giudiziarie finite sotto i riflettori. Per questo, la scelta viene letta come un investimento di sistema: ricostruire credibilità, trattenere professionalità, alzare l’asticella.
La "Torre" come simbolo di ripartenza
Nel racconto dell’ospedale, la "Torre" del "Ruggi" torna a essere il luogo-simbolo su cui innestare un’idea di rilancio: non solo più posti letto, ma un assetto che ambisce a riportare prestigio e attrattività alla sanità salernitana, dentro un disegno che intreccia cura, università e prospettiva. Se la promessa sarà mantenuta, lo diranno i prossimi passaggi organizzativi e - soprattutto - i risultati: tempi, volumi, esiti clinici, capacità di trattenere pazienti e talenti. Ma il segnale è netto: la Cardiochirurgia, al "Ruggi", prova a ripartire con una struttura doppia e un obiettivo che guarda oltre l’emergenza del presente, verso una stabilità che, a Salerno, mancava da troppo tempo.
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