

di Massimiliano Catapano
Un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e somme fino a 781.326,60 euro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Scafati nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore e condotta dalla Guardia di Finanza di Salerno. Il provvedimento, disposto dal Gip del Tribunale di Nocera Inferiore su richiesta della Procura, è accompagnato anche da un’ordinanza di misure cautelari personali. L’inchiesta riguarda sei soggetti operanti nell’Agro nocerino-sarnese, indagati - a vario titolo - per una serie di ipotesi di reato che spaziano dal trasferimento fraudolento di beni e valori all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, passando per dichiarazioni fiscali fraudolente, omessa dichiarazione e autoriciclaggio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una parte delle movimentazioni sarebbe transitata anche attraverso operazioni bancarie internazionali con destinazione Repubblica Popolare Cinese, a conferma di un quadro ritenuto di particolare complessità.
Le attività investigative, stando agli elementi emersi, hanno preso le mosse da una verifica fiscale su una società con sede a Sarno, attiva nel commercio di prodotti di panetteria. Fin dalle prime fasi ispettive sarebbero affiorate irregolarità considerate significative, tra cui l’impiego di manodopera straniera non regolarizzata e, soprattutto, la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva a partire dal 2021. Gli approfondimenti successivi avrebbero poi permesso di delineare un presunto sistema organizzato di falsa fatturazione, costruito - secondo l’impostazione accusatoria - attraverso l’utilizzo di società "cartiere" intestate a prestanome, con l’obiettivo di abbattere in modo artificioso il carico fiscale. In questo contesto, il Gip ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, del profitto ritenuto illecito, quantificato in oltre 780mila euro.
Sul fronte delle misure personali, dopo gli interrogatori preventivi, nei confronti dei due principali indagati sono state applicate prescrizioni ritenute adeguate alla gravità del quadro indiziario: obbligo di dimora, divieto di esercitare attività imprenditoriali e divieto di ricoprire incarichi direttivi o rappresentativi in società. Per gli altri indagati, pur riconoscendo la consistenza degli elementi raccolti, non sarebbe stato ravvisato un concreto rischio di reiterazione: resta però un passaggio decisivo dell’iter, con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Un’operazione che si inserisce nel solco delle attività di contrasto alle frodi tributarie e ai flussi di denaro di provenienza illecita, soprattutto quando assumono un profilo internazionale, con ricadute dirette sul tessuto economico del territorio.
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