

di Massimiliano Catapano
Una storia che, nel giro di poche ore, è passata dall’idea di una dimissione "in serata" a una corsa contro il tempo in sala operatoria. È il racconto, duro e dettagliato, messo nero su bianco dalla figlia di una donna di 79 anni e consegnato alla polizia ospedaliera del "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona": "Mia madre è viva solo grazie all’intuito di una giovane dottoressa. Poco prima, un altro medico stava per rimandarla a casa". L’anziana era arrivata al pronto soccorso del "Ruggi" nella serata di giovedì, accompagnata dai familiari, per forti dolori addominali. Un allarme preso sul serio dalla famiglia anche per un elemento decisivo: a settembre la donna era stata operata proprio nello stesso ospedale per un’occlusione intestinale e, fino a quel momento, non aveva più avuto segnali preoccupanti. Proprio l’insorgere improvviso dei dolori aveva convinto i parenti a tornare in via San Leonardo, senza perdere tempo.
Secondo quanto ricostruito nella denuncia-querela, nelle prime ore di permanenza in ospedale il quadro sarebbe stato sottovalutato. I familiari sostengono che il medico di turno abbia disposto soltanto esami ritenuti non sufficienti a chiarire la situazione - un prelievo di sangue e una radiografia addominale - e che, dopo quei controlli, abbia rassicurato i presenti sostenendo che non ci fosse nulla di grave, arrivando a prospettare le dimissioni già nella stessa serata. Nella segnalazione viene riportato anche un episodio che i parenti definiscono particolarmente contestabile: la scelta di spostare la paziente in un’altra stanza perché infastidito dai lamenti dovuti al dolore. Un passaggio che, nella lettura della famiglia, restituisce il clima di quelle ore e alimenta il sospetto che la sofferenza e i segnali clinici non siano stati valutati con l’attenzione necessaria.
La svolta sarebbe arrivata con il cambio turno. La dottoressa subentrata, infatti, avrebbe scelto una linea opposta: niente decisioni affrettate e nuovi accertamenti per chiarire il quadro clinico. Un’impostazione che, col senno di poi, si è rivelata decisiva. La Tac eseguita successivamente avrebbe evidenziato un grave problema intestinale, rendendo indispensabile un intervento chirurgico urgente, poi risultato salvavita. La famiglia, pur presentando denuncia per quanto riferito sulle prime fasi dell’assistenza, ha voluto rimarcare un punto: non si tratta soltanto di un atto di accusa, ma anche di un riconoscimento pubblico verso chi, nelle ore successive, avrebbe fatto la differenza. "Abbiamo sporto denuncia affinché episodi simili non si ripetano – spiegano i parenti, che chiedono l’anonimato – perchè poteva andare molto peggio. Allo stesso tempo sentiamo il dovere di ringraziare la dottoressa che ha compreso subito la gravità della situazione". E aggiungono, con poche parole che pesano come un verdetto: "Senza di lei, oggi probabilmente staremmo raccontando un’altra storia".
Il caso torna a puntare i riflettori sul pronto soccorso del "Ruggi", da tempo al centro di polemiche e segnalazioni per criticità organizzative e gestione delle emergenze. In questa vicenda, però, il finale non è quello temuto dai familiari: il destino - come scrivono - ha incrociato la prontezza e la competenza di una professionista che ha imposto verifiche più approfondite, trasformando una notte che poteva finire in tragedia in una storia di salvezza.
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