

di Massimiliano Catapano
C’è un goal che vale più di una vittoria. Perchè arriva nel finale, perchè pesa come un macigno in classifica e perchè, soprattutto, restituisce alla Salernitana quella sensazione di fiducia che sembrava smarrita. A firmarlo è Gianluca Longobardi, classe 2003, arrivato da pochissimo ma già dentro al gruppo con la naturalezza di chi capisce al volo cosa significhi indossare questa maglia. Dopo Picerno-Salernitana, l’esterno granata (foto Us Salernitana) ha raccontato la sua serata tra emozione personale e consapevolezza collettiva, indicando nei tre punti conquistati una possibile svolta. Longobardi non si nasconde: il peso specifico della vittoria è enorme e non solo per la classifica. "Sono qui da meno di due settimane, eppure mi sembra di conoscere questo spogliatoio da molto più tempo: il rapporto con i compagni è nato subito", ha spiegato ai microfoni di Lira Tv, sottolineando quanto l’inserimento sia stato rapido. E poi il messaggio che la Salernitana cercava da tempo: "Questi tre punti possono rappresentare un vero punto di ripartenza, ci danno fiducia e ci spingono a continuare a lavorare uniti". Sul goal, l’esterno va dritto al dettaglio tecnico e all’istante decisivo: "Achik ha messo un pallone perfetto, io ho solo attaccato lo spazio e mi sono fatto trovare pronto per spingerla dentro". Un lampo che chiude una gara interpretata a due facce: "Nel primo tempo non siamo stati concreti quando ne avevamo l’occasione, nella ripresa invece siamo stati bravi a rimetterla in piedi e a completare la rimonta. È un successo che ci siamo meritati".
Determinante anche ciò che è accaduto nello spogliatoio durante l’intervallo: "Ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che dovevamo riprenderci la partita, senza farla scivolare via". E in quel momento, racconta, è arrivata anche la spinta della dirigenza: "Pure il direttore a bordocampo ci ha trasmesso una carica forte, si sentiva". Quanto alla condizione personale, Longobardi ha rivendicato l’impatto immediato nonostante un recente stop: "Dopo una settimana in cui sono stato fermo mi sono rimesso subito al lavoro per la Salernitana: la promessa è una sola, dare sempre il massimo per questa squadra". Poi la versatilità, aspetto che può diventare un’arma in più. "Nel secondo tempo abbiamo cambiato sistema, io mi adatto: ho giocato in diversi ruoli e cerco di rendermi utile ovunque il mister mi schieri", ha chiarito. E sul momento complicato della squadra: "Non è un periodo semplice, però non ci siamo lasciati condizionare. Con il Trapani avevamo dato tutto senza riuscire a portarla a casa, ma in piazze come questa devi andare oltre, serve spendersi fino in fondo".
In conferenza stampa Longobardi è tornato sull’azione del goal, soffermandosi sui movimenti di catena: "L’azione nasce con una giocata da quinto a quinto, anche se eravamo a quattro: quei movimenti sono frutto del lavoro di squadra, non di un singolo". E nella lettura complessiva dei 90 minuti ha evidenziato la reazione: "Siamo stati puniti nel primo tempo, ma abbiamo risposto da squadra vera, compatta. E si è visto: l’abbiamo ribaltata restando uniti". C’è anche un passaggio sulla pressione di Salerno, tema inevitabile: "È giusto che la piazza pretenda, la pressione fa parte del gioco. Noi, però, dobbiamo trasformarla in energia positiva e credo che oggi l’abbiamo fatto". Infine, l’emozione personale, quella che resta addosso più di ogni altra cosa: "Segnare è stato bellissimo: è solo la mia seconda partita con questa maglia e farlo all’ultimo minuto, per un risultato così importante, ti lascia qualcosa dentro". E la dedica: "Va a tutte le persone che mi stanno vicino".
Chiusura sul morale del gruppo, con uno sguardo lucido su ciò che ha trovato al suo arrivo: "Sono arrivato in un momento in cui mancavano i tre punti e l’umore non era alto. Ho visto una squadra un po’ giù, sì, ma con la grinta giusta per ribaltare le chiacchiere e le pressioni che arrivano da fuori". Se questa vittoria avrà davvero il sapore della svolta lo dirà il campo, ma il segnale è chiaro: la Salernitana ha ritrovato compattezza e fame, e il fatto che a trascinarla sia stato un ragazzo arrivato da pochi giorni racconta di uno spogliatoio che, quando si stringe, può ancora cambiare il proprio destino.
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