

di Massimiliano Catapano
Le dichiarazioni rilasciate da Gianluca Petrachi nel corso di un intervento al podcast "Doppio Passo" hanno riaperto un fronte polemico che la Salernitana considerava ormai superato. Le parole dell’ex direttore sportivo non sono passate inosservate, tanto da spingere l’amministratore delegato del club, Umberto Pagano, a intervenire in maniera decisa per ristabilire - come afferma lui stesso - "la realtà dei fatti". "Non sono abituato a replicare a esternazioni diffuse tramite la stampa o strumenti simili - premette Pagano - attività che solitamente lascio a chi sente il bisogno di raccontarsi. Tuttavia, nell’interesse della società che rappresento, stavolta ritengo necessario rispondere alle affermazioni sorprendenti del signor Petrachi". L’ad spiega di aver ricostruito gli avvenimenti con l’occhio esterno di chi, all’epoca, non era coinvolto direttamente: "Ho approfondito ogni passaggio. Paradossalmente, proprio la distanza aiuta a leggere ciò che altri tentano di confondere".
Poi la prima stoccata: "Il fallimento non si annida nei numeri rielaborati con fantasia dall’ex direttore, ma nelle parole rivolte contro una società che - dopo un suo lungo periodo di inattività - ebbe persino la generosità di offrirgli un ruolo centrale nel progetto". Pagano ricorda con chiarezza perchè il rapporto fu interrotto: "Quella fiducia non fu ripagata. Siamo stati costretti a sollevarlo dall’incarico per la totale incapacità di ottenere risultati sportivi. Questo dettaglio, nelle sue ricostruzioni, tende misteriosamente a scomparire". Per l’ad, la vera sconfitta "non si consuma sul campo, ma nel tentativo di spostare responsabilità su altri per coprire le proprie mancanze". La replica si concentra poi sulle principali dichiarazioni di Petrachi, a partire da quella in cui parla di "trappola": "Lo ascolto dire che la sua scelta sarebbe stata legata a Brera Holdings e non alla proprietà attuale, e che si sarebbe sentito intrappolato. È curioso sentir parlare di trappola da chi, dopo mesi lontano dal lavoro, ha trovato una società pronta a offrirgli una scrivania, un progetto, un incarico e perfino fiducia. Se questa era una trappola, mi domando quali alternative straordinarie avesse per sentirsi prigioniero". Poi l’affondo: "Ricordo sommessamente che una porta d’uscita esisteva. Bastava percorrerla".
Il tema delle dimissioni è affrontato con altrettanta chiarezza: "Dice di non essersi dimesso per non far pensare che fosse lui il problema. È una concezione molto particolare di modestia. La verità, però, è più semplice: le dimissioni non sono arrivate per ragioni economiche. E il coraggio, è noto, non è obbligatorio", Sul fronte economico-sportivo Pagano contesta con decisione le affermazioni dell’ex ds: "Quando sento dire "ho fatto il mercato con 1,2 milioni e ho generato 50 milioni di lavoro", non posso che rilevare una creatività aritmetica degna di un premio. Le cessioni hanno impoverito il valore tecnico della squadra. Quanto ai famosi risparmi, il monte ingaggi è rimasto a quota 21 milioni: ben lontano da ciò che si definisce un budget da Serie B. Parlare di risorse insufficienti è, per usare un eufemismo, pittoresco". La riflessione conclusiva è una critica al tentativo di riscrivere la storia: "La sconfitta vera non è la fine della sua esperienza a Salerno, ma il racconto distorto che oggi si tenta di costruire. Ed è un racconto che svela molto più su chi lo formula che sulla società cui è rivolto". Poi chiarisce: "Non nutro alcun rancore. Ritengo soltanto che, in certe circostanze, si dovrebbe accettare la realtà, riconoscere i propri limiti e ripartire in silenzio, con un minimo di dignità. Non tutti riescono a farlo, e questo spiega molto". In chiusura, un pensiero rivolto ai tifosi: "In tutta questa vicenda, una sola certezza rimane intoccabile: il tifo della Salernitana è straordinario". E lo sguardo torna immediatamente al campo: "Ora concentriamoci sulla prossima partita: insieme possiamo fare la differenza".
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