

di Massimiliano Catapano
All’alba di oggi i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno hanno dato esecuzione a una vasta operazione antidroga che, secondo l’accusa, colpisce il cuore di una struttura organizzata dello spaccio riconducibile allo storico clan Viviani. Diciannove persone sono destinatarie di misure cautelari personali - otto in carcere e undici ai domiciliari - in esecuzione di un’ordinanza firmata dal G.I.P. del Tribunale di Salerno su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’inchiesta ricostruisce una rete che avrebbe gestito il traffico di cocaina e crack tra vari quartieri della città, i comuni di Pontecagnano Faiano e San Mango Piemonte, con diramazioni fino a Bellizzi e Battipaglia.
Il vertice in Ogliara e la regia di Mario Viviani
Al centro del gruppo principale, composto da 14 persone, gli inquirenti collocano Mario Viviani, classe 1989, indicato nell’ordinanza come il "capo promotore, fulcro e apice dell’organizzazione". Pur essendo già sottoposto agli arresti domiciliari nella zona di Ogliara, alle porte di Salerno, Viviani avrebbe trasformato la propria abitazione in base logistica della presunta rete di narcotraffico: da lì, attraverso autovetture dedicate e una fitta trama di utenze telefoniche, impartiva direttive agli spacciatori, organizzava le forniture e manteneva i contatti con clienti e fornitori. Al suo fianco, secondo la ricostruzione investigativa, agiva un nucleo ristretto di collaboratori di assoluta fiducia. La compagna convivente, Lucia Franceschielli (1990), era il portavoce del compagno nei rapporti con i sodali e si occupava della gestione della cassa, ossia dei proventi illeciti. Il padre, Crescenzo Viviani (1961), svolgeva un duplice ruolo: all’occorrenza pusher, ma soprattutto gestore del parco veicoli messo a disposizione della rete di spaccio. Centrale anche la figura di Simone Memoli (1998), ritenuto il referente diretto per l’approvvigionamento dello stupefacente e incaricato di curare i rapporti con i fornitori del napoletano Gennaro Bucciano (1974) e della moglie di quest’ultimo, Giuseppina Russo (1982).
La scissione interna e la seconda piazza di spaccio
L’indagine ha fatto emergere anche una frattura interna al gruppo. Vito Votta (1988), inizialmente inserito - sempre secondo l’accusa - nella stessa associazione come pusher, nel dicembre 2022 avrebbe rotto con Viviani scegliendo la strada dell’autonomia. Da quel momento, Votta viene descritto come promotore di una propria piazza di spaccio, attiva a Pontecagnano Faiano, Bellizzi e Battipaglia, fondata su una diversa rete di rifornimento locale. A sostenerlo in questa seconda struttura sarebbero stati alcuni familiari: Rosaria Landi (1999), Teresa Patrizia D’Aiutolo (1960) e Mario Votta (1983). A rifornire il gruppo, sempre in base alle contestazioni della Procura, sarebbero stati Azdine Makbol (1991) e Giuseppe Del Regno (1990), indicati come punti di riferimento per l’approvvigionamento di cocaina e crack nell’area della Piana del Sele.
Dosi da 30 euro, oltre un chilo di droga sequestrato e un patrimonio sotto sequestro
Le attività tecniche, gli appostamenti e i riscontri sul territorio hanno consentito ai Carabinieri di documentare numerose cessioni al dettaglio: dosi di cocaina e crack con grammatura oscillante tra 0,3 e 0,5 grammi, vendute intorno ai 30 euro l’una a una clientela ramificata tra il capoluogo e la provincia. Nel corso dell’inchiesta sono stati sequestrati complessivamente oltre un chilogrammo di sostanza stupefacente, mentre cinque presunti spacciatori sono stati arrestati in flagranza e altri due sono stati denunciati a piede libero. Particolarmente significativa la parte patrimoniale dell’indagine. Gli investigatori hanno messo sotto sequestro due terreni e un immobile a Salerno, completo di arredi e accessori, per un valore complessivo - insieme a crediti fiscali riconducibili a Lucia Franceschielli - superiore al milione di euro. L’abitazione, acquistata per circa 95.000 euro e oggetto di interventi di ristrutturazione e arredamento stimati in altri 120.000 euro, sarebbe stata pagata in larga parte in contanti. Secondo gli accertamenti, il tenore di vita della coppia Mario Viviani–Lucia Franceschielli e il patrimonio immobiliare e mobiliare nella loro disponibilità risultavano nettamente sproporzionati rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati. Da qui, la decisione della Procura di procedere al sequestro finalizzato alla confisca allargata, applicando l’articolo 240-bis del codice penale, a fronte di un volume d’affari annuo del narcotraffico stimato in oltre 1,2 milioni di euro sin dal 2019.
I 19 destinatari delle misure cautelari
L’ordinanza del G.I.P., emessa sulla base degli elementi raccolti dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, individua 19 indagati complessivi, suddivisi tra custodia in carcere e arresti domiciliari, in relazione ai reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (articolo 74 del DPR 309/90) e detenzione e cessione di droga (articolo 73). Di seguito i nominativi così come indicati negli atti:
Custodia cautelare in carcere – art. 74 DPR 309/90
1. Mario Viviani, 1989
2. Lucia Franceschielli, 1990
3. Crescenzo Viviani, 1961
4. Gennaro Bucciano, 1974
5. Vito Votta, 1988
6. Simone Memoli, 1998
7. Alfredo Andrea Esposito, 1995
8. Marco Fabrizio Esposito, 1993
Arresti domiciliari – art. 74 DPR 309/90
9. Simone Sica, 1974
10. Angelo Manzo, 1992
11. Stefano Di Lorenzo, 1998
12. Giuseppina Russo, 1982
Arresti domiciliari – art. 73 DPR 309/90
13. Rosaria Landi, 1999
14. Teresa Patrizia D’Aiutolo, 1960
15. Mario Votta, 1983
16. Azdine Makbol, 1991
17. Giuseppe Del Regno, 1990
18. Pasquale Ferrara, 1981
19. Stefano Giella, 1985
Un nuovo segnale nella guerra allo spaccio sul territorio
Il blitz di questa mattina segna un nuovo capitolo nel contrasto allo spaccio di cocaina e crack in un’area - quella di Salerno e della sua cintura urbana - che da tempo rappresenta un osservatorio delicato per la Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione, che colpisce un’organizzazione ritenuta strutturata e capace di generare flussi economici milionari, conferma l’attenzione delle forze dell’ordine sulle piazze di spaccio di quartiere e su quei patrimoni che, secondo gli inquirenti, sono la vera chiave per misurare la forza e il radicamento dei gruppi criminali sul territorio.
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