

di Massimiliano Catapano
La Salernitana non va oltre l’1-1 interno contro il Trapani e spreca un’altra occasione per rilanciare la propria corsa (foto Trapani FC). Siciliani avanti con una conclusione sporca di Grandolfo che sorprende Donnarumma, pari granata su una splendida punizione di Anastasio. Nella ripresa i cambi di Raffaele portano un po’ di energia ma non il goal partita: tanto nervosismo, un paio di episodi da moviola e una sensazione chiara, quella di una squadra che fatica a trovare continuità e personalità. Le pagelle raccontano bene il momento: qualche segnale positivo, molte ombre, troppe delusioni.
Pagelle Salernitana
DONNARUMMA 5,5 - Sul tiro di Grandolfo è colto in controtempo: la deviazione lo inganna, ma la sensazione è che sia posizionato mezzo passo troppo avanti e che avrebbe potuto reagire meglio. In uscita non trasmette grande sicurezza, soprattutto nelle situazioni sporche in area piccola. Per il resto della partita viene impegnato poco, più spettatore che protagonista, ma quando un portiere ha pochissimo lavoro e l’unico episodio sporco finisce in rete, il giudizio non può essere pienamente positivo.
MATINO 5 - In marcatura pura se la cava a sprazzi, ma quando deve impostare i limiti vengono fuori tutti. È lento nel primo controllo, macchinoso nel far ripartire l’azione, spesso costretto al retropassaggio più che alla verticalizzazione. A inizio ripresa firma una chiusura in tackle importante che evita guai peggiori, ma è una fiammata dentro una prova nel complesso anonima. Resta in campo novanta minuti più recupero, sintomo di una rosa corta più che di una prova convincente.
GOLEMIC 5,5 - Nel frangente del goal di Grandolfo si fa sorprendere: l’uscita su chi tira è in ritardo e la deviazione diventa imprendibile per Donnarumma. Ha però il merito di caricarsi sulle spalle una delle poche iniziative palla al piede dalla retroguardia, guadagnando il calcio di punizione da cui nasce il pareggio di Anastasio. Alterna letture discrete a qualche uscita palla al piede troppo rischiosa. Nella ripresa si fa anticipare da Carriero in un colpo di testa che poteva costare caro: mezzo voto in meno per quella disattenzione.
ANASTASIO 6,5 - Parte con qualche incertezza nei fraseggi corti, poi entra in partita e comincia a mettere dentro palloni interessanti dalla sinistra. Pennella tre cross insidiosi nel primo tempo e, soprattutto, firma la giocata che cambia la gara: punizione dal limite, rincorsa breve e traiettoria precisa che toglie le ragnatele dal palo e rimette in equilibrio il risultato. Dietro non è impeccabile in tutte le letture, ma la prodezza su piazzato pesa e gli restituisce fiducia dopo settimane complicate. È uno dei pochi a dare la sensazione di poter incidere.
LONGOBARDI 6,5 - Il migliore tra i titolari offensivi. Entra subito nel match con coraggio, attacca il secondo palo con convinzione e per due volte viene anticipato da Giron all’ultimo istante. Non ha paura di rischiare palla al piede, si rialza dopo i contrasti e riparte: emblematica l’azione in cui, dopo uno slalom, confeziona un assist delizioso per Inglese che però spreca in modo clamoroso. Cala alla distanza, complice anche la stanchezza, ma è uno dei pochi a dare profondità e a strappare qualche applauso sincero dello stadio. (Dal 26’ st ACHIK 5 - Entra con il compito di dare velocità e imprevedibilità, ma finisce per innervosirsi più con la terna arbitrale che con gli avversari. Litiga con l’arbitro, prende un giallo evitabile e quando ha la grande occasione sul destro calcia in maniera sporca, senza convinzione e senza coordinazione. Una manciata di minuti che lasciano l’idea di un potenziale ancora troppo altalenante).
TASCONE 4,5 - Giocatore che Raffaele considera una sorta di "pretoriano", ma stavolta lo tradisce. Tende a rallentare sempre il gioco: invece di accompagnare l’azione in avanti, torna spesso indietro e costringe la squadra a ripartire dalla difesa. In un centrocampo che avrebbe bisogno di gamba e ritmo, lui appare lento e prevedibile, poco aggressivo sulle seconde palle. L’unica nota positiva è l’intuizione che libera De Boer in area nella ripresa, ma è troppo poco per ribaltare una prova complessivamente insufficiente. (Dal 37’ st QUIRINI s.v. - Rilevato fuori ruolo come interno più che da quinto, ci prova subito con un tiro che viene murato e genera il primo check al FVS per il possibile rigore. Troppo poco tempo per un voto, ma non porta la scossa sperata).
CAPOMAGGIO 5 - Il "soldato Galo" stavolta non si vede. Prova a tenere insieme la squadra in mezzo al campo ma trasmette nervosismo: emblematico il pallone scaraventato in avanti con rabbia, che racconta più la sua frustrazione che la lucidità nel leggere la gara. In avvio di ripresa cerca un’azione insistita, portando palla e provando a strappare, ma è l’unico lampo in una partita nella quale gira quasi sempre a vuoto. Manca la sua solita intensità, e quando viene meno lui la Salernitana perde un riferimento fondamentale.
DE BOER 5 - È il termometro del centrocampo: e il fatto che la mediana non riesca mai davvero ad alzare i giri racconta anche la sua partita. Ha sul sinistro un’occasione importante nel primo tempo ma colpisce in pieno Galeotti, poi in area avversaria riesce a trovare una zampata che però non inquadra lo specchio. In fase di non possesso non riesce a dare pressione alta ai portatori del Trapani, che impostano troppo spesso in tranquillità. Potenziale alto, ma continuità ancora molto lontana. (Dal 37’ st KNEZOVIC s.v. - Entra per dare freschezza e presenza offensiva, ha un match ball di testa su cross di Liguori ma alza troppo la mira. Un episodio che avrebbe potuto trasformare il suo ingresso in oro, ma che resta solo un rimpianto).
VILLA 5,5 - Nel primo tempo mostra un bel gesto tecnico: controllo pulito e cross ben calibrato, uno dei pochi palloni davvero "puliti" dalla corsia. Poi, però, si spegne. Il suo moto perpetuo, solitamente una certezza sulla fascia, stavolta si vede a intermittenza. Non incide nè in fase di spinta nè in quella di copertura come potrebbe e dovrebbe. Non disastroso, ma lontano dalla versione migliore di sè.
FERRARIS 5,5 - Parte con buona personalità: mancino violento da fuori su cui Galeotti deve allungarsi e splendido scarico per De Boer su un’azione promettente. Quando sembra entrato bene nel match, però, si eclissa progressivamente dal gioco. L’Arechi reagisce con sorpresa alla sua sostituzione, ma il suo rendimento, nel complesso, resta sotto la sufficienza: qualche lampo, poca continuità. (Dal 18’ st FERRARI 6,5 - Il suo ingresso cambia l’inerzia offensiva. Appena entrato impegna subito Galeotti con un piatto ravvicinato che il portiere del Trapani respinge d’istinto. Si muove bene tra le linee, attacca la profondità, prova a farsi trovare pronto in area. Nel finale arriva scoordinato all’appuntamento sul cross di Achik, ma è uno dei pochi a dare davvero la sensazione di poter spaccare la partita. Sul contatto in area avrebbe probabilmente guadagnato un rigore, se non ci fosse stato il precedente tocco di mano. È il volto più vivo della ripresa granata).
INGLESE 4,5 - L’inizio sembrerebbe incoraggiante: viene incontro, prova a legare il gioco, si mette a disposizione. Ma dopo il goal del Trapani si spegne di colpo. L’episodio simbolo della sua partita è il tacco tentato sull’assist perfetto di Longobardi: deve solo appoggiare in rete, sceglie la giocata di fino, liscia il pallone e manda in fumo la palla del possibile 2-1. Da lì in poi esce mentalmente dal match, vaga per il campo senza mai dare la sensazione di poter essere pericoloso. Resta in campo troppo a lungo e lascia il terreno di gioco tra i fischi. (Dal 37’ st LIGUORI s.v. - In pochi minuti riesce comunque a lasciare un segno: cross morbido e preciso per Knezovic, che non sfrutta l’occasione. Si accende tardi, ma quei pochi palloni toccati fanno intuire che avrebbe meritato qualche minuto in più).
ALL.: RAFFAELE 4,5 - La sua Salernitana è in lenta e costante involuzione. Il dato più preoccupante non è solo il distacco in classifica – cinque punti dal Catania – ma la difficoltà sempre più evidente nel produrre gioco e occasioni limpide. La squadra è lenta, prevedibile, spesso sulle gambe, e perfino i "fedelissimi" sembrano aver perso convinzione. Alcune scelte pesano: tenere Inglese in campo per più di un’ora, in queste condizioni, è un azzardo che si trasforma in boomerang. I cambi offensivi della ripresa portano qualcosa in termini di energia, ma sembrano più un gesto di disperazione che il frutto di un’idea chiara. Il problema, però, non è solo tecnico: non intervenire con decisione, a livello di guida o di mercato, significa allungare una crisi che rischia di diventare irreversibile. Ora la società deve uscire allo scoperto e dire in modo netto che cosa vuole fare di questo campionato.
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