

di Massimiliano Catapano
La vicenda delle dimissioni del dottor Giorgio Colarieti dall’Azienda Ospedaliera Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno si arricchisce di un passaggio importante: la precisazione ufficiale della Direzione Strategica del Ruggi sui tempi e sulle modalità dell’addio. Negli ultimi giorni la notizia del congedo del ginecologo, fondatore e responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale salernitano, è stata al centro del dibattito pubblico, anche in seguito alla lettera e al post diffusi dallo stesso Colarieti, nei quali il medico spiegava le proprie ragioni, richiamando motivazioni etiche e professionali e criticando la crescente burocratizzazione del sistema sanitario. In questo clima, l’Azienda Ospedaliera ha ritenuto necessario intervenire con una nota formale per ricostruire la sequenza degli atti amministrativi. La Direzione Strategica del "Ruggi" sottolinea infatti che il dottor Colarieti ha rassegnato le proprie dimissioni il 26 agosto 2025, indicando un preavviso di tre mesi. Contestualmente - precisa ancora l’Azienda - il medico ha rinunciato al trattenimento in servizio, vale a dire alla possibilità di prolungare l’attività lavorativa oltre i limiti ordinari, opzione che per una figura di comprovata esperienza e anzianità come la sua era astrattamente praticabile.
La decorrenza effettiva dell’addio, come emerso anche dalle cronache, è fissata al 1° dicembre 2025, data dalla quale il ginecologo non fa più parte dell’organico del "Ruggi". La precisazione dell’Azienda mira dunque a sgombrare il campo da ogni equivoco su dimissioni "improvvise" o prive di preavviso: la decisione, sottolinea la Direzione, è stata formalizzata con largo anticipo e secondo le procedure previste, permettendo all’ospedale di programmare la riorganizzazione del servizio. Resta, sullo sfondo, il significato simbolico dell’uscita di scena di Colarieti: professionista riconosciuto a livello nazionale, volto storico della Procreazione Medicalmente Assistita a Salerno e punto di riferimento per numerose coppie che negli anni hanno trovato nel Ruggi un presidio di eccellenza in questo ambito. Da un lato, quindi, la scelta personale del medico, maturata - come lui stesso ha spiegato - "giorno dopo giorno" di fronte a difficoltà crescenti e a un assetto sempre più aziendalizzato della sanità pubblica; dall’altro, la volontà dell’Azienda di ribadire la regolarità amministrativa del percorso che ha condotto alle sue dimissioni, sia in termini di tempi sia di modalità.
In mezzo, il tema più ampio che la vicenda riporta al centro del dibattito: il rapporto tra medici e istituzioni, tra missione di cura e logiche organizzative, tra l’identità "ospedaliera" tradizionale e la trasformazione in azienda sanitaria. Questioni che vanno oltre il singolo caso, ma che - anche attraverso la nota odierna del "Ruggi" - trovano in questa storia un nuovo punto di osservazione, destinato a far discutere ancora a lungo la comunità sanitaria e l’opinione pubblica salernitana.
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