

di Massimiliano Catapano
Non è la storia di un furto finito nel sangue, ma quella di una lite tra due persone che si conoscevano, maturata - secondo quanto emerge dalle prime verifiche - in un contesto legato alla droga. È il quadro che si va definendo intorno alla morte di Vincenzo M., 35 anni, originario di Angri, deceduto nella serata di venerdì 5 dicembre all’interno di un appartamento in via Gabriele D’Annunzio, nel rione Picarielli, tra Pastena e Torrione, a Salerno. A finire in manette è stato Luca Fedele, salernitano, arrestato dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Salerno e della Stazione di Salerno Mercatello con l’accusa di omicidio preterintenzionale. L’uomo è ora a disposizione dell’Autorità giudiziaria, che dovrà fare piena luce sulla dinamica della tragedia e sulle responsabilità.
La serata in casa e la lite degenerata
Secondo la ricostruzione finora tracciata dagli inquirenti, intorno alle 22.30 la vittima si trovava nell’abitazione di Fedele: non un estraneo entrato in casa per rubare, ma un conoscente - definito da alcuni come un amico - che era andato a trovarlo. Tra i due, per motivi ancora al vaglio degli investigatori, sarebbe nata una accensione discussione, rapidamente degenerata in una violenta colluttazione. Nel corso dello scontro fisico, Vincenzo M. sarebbe stato colpito al volto, presumibilmente con un pugno. La caduta a terra, seguita all’impatto, si è rivelata fatale: il 35enne è rimasto riverso sul pavimento dell’appartamento. Allertati i soccorsi, per lui non c’è stato nulla da fare: il decesso è stato constatato sul posto, nonostante i tentativi di rianimazione.
Dalla pista della rapina allo sfondo della droga
Nelle primissime ore, aveva iniziato a circolare l’ipotesi di una rapina in appartamento, con un presunto furto finito nel sangue. Una versione che è stata rapidamente smentita dagli accertamenti dei Carabinieri: non c’è stata alcuna irruzione, nessun colpo in casa di un’anziana, ma una lite nata in un contesto privato tra due 35enni che si trovavano già all’interno dell’abitazione. Con il passare delle ore, le indagini si sono concentrate su un altro scenario: la pista della droga. Nell’appartamento sarebbero stati rinvenuti stupefacenti in modica quantità, elemento che rafforza l’ipotesi di un contesto segnato dal consumo e, forse, da piccoli traffici, su cui gli inquirenti stanno cercando di fare chiarezza. Al momento non viene escluso che proprio questioni legate agli stupefacenti possano aver innescato o aggravato la discussione poi sfociata nella tragedia.
L'accusa di omicidio preterintenzionale
La Procura contesta a Luca Fedele il reato di omicidio preterintenzionale, una figura giuridica che si configura quando chi agisce vuole colpire e ferire, ma non ha l’intenzione di uccidere, e tuttavia dalle lesioni inferte deriva la morte della vittima. In questo caso, sarà la magistratura - anche alla luce degli esiti medico-legali - a stabilire se il decesso di Vincenzo M. sia dipeso direttamente dal colpo al volto, dalle conseguenze della caduta o da una combinazione di fattori. Gli investigatori stanno ricostruendo minuto per minuto le ultime ore di vita del 35enne, anche attraverso le testimonianze, gli accertamenti tecnici e l’analisi di eventuali dispositivi elettronici. La Procura di Salerno ha disposto l’autopsia sulla salma, passaggio chiave per chiarire le cause esatte della morte e la compatibilità con il quadro accusatorio.
Una comunità divisa tra dolore e sgomento
La notizia ha scosso profondamente sia Angri, città d’origine della vittima, sia la comunità salernitana. In poche ore il nome di Vincenzo ha iniziato a circolare sui social e nei gruppi locali, accompagnato da messaggi di incredulità e cordoglio. Alla costernazione per la morte di un giovane di 35 anni si affianca l’amarezza per un’altra vicenda di cronaca nera che, ancora una volta, porta in primo piano il peso delle dipendenze e la fragilità di un tessuto sociale spesso segnato dalla presenza degli stupefacenti. Mentre i Carabinieri proseguono nelle indagini per definire il movente, la dinamica e le eventuali responsabilità ulteriori, resta l’immagine di una lite esplosa dentro le mura di una casa qualsiasi, in una strada di periferia, e finita nel modo più irreparabile. Una tragedia che, al di là degli atti e delle carte processuali, lascia dietro di sé una famiglia distrutta, due comunità sotto shock e l’ennesimo interrogativo su quanto, nel silenzio di tante abitazioni, possano incidere solitudine, dipendenze e violenza.
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