

di Massimiliano Catapano
Una conferenza stampa lunga, densa, quasi "programmatica". Dalle 15.40 di oggi, nella sala stampa dell’Arechi, il direttore sportivo della Salernitana, Daniele Faggiano, ha scelto di metterci la faccia e di affrontare uno per uno i temi che stanno alimentando il malcontento della piazza granata: società, presidente, mercato, allenatore, calciatori, prospettive future dopo il pesantissimo 5-1 di Benevento. Fin dalle prime battute, il ds ha voluto spazzare via ogni ambiguità: "Voglio precisare che io, il presidente Iervolino, Pagano, Milan… insomma, tutta la società è unita e compatta. Lo dico perché sentiamo tante cose e vogliamo togliere queste chiacchiere di mezzo. Questa unione è fondamentale, stiamo facendo cose importanti. La stampa deve aiutarci".
"Una sola corrente: quella di Iervolino"
Faggiano ha insistito soprattutto su un punto: la centralità e la presenza del presidente Danilo Iervolino, messo in discussione da voci e speculazioni circolate nelle ultime settimane. "Avere un presidente come Iervolino, con tutta questa voglia, nonostante quello che è successo negli anni e nonostante siamo in Lega Pro, è un valore enorme. Io guardo al futuro, guardo al Trapani, e penso a migliorare anche ciò che magari non è stato fatto bene. Come area tecnica rappresento una società che ha messo 30 milioni per ricapitalizzare. Iervolino è sempre carico, con lui ho un rapporto quotidiano. Se sono qui a Salerno è perché sono stato io a scrivergli, io volevo diventare il ds della Salernitana. Prima di scegliermi, il presidente è venuto a casa mia a Pescara per parlarmi. Questo rapporto va oltre il calcio". Da qui, la metafora politica che ha fatto sorridere la platea ma chiarisce bene il pensiero del dirigente: "Ho una passione per la politica: prima c’erano le correnti, la DC di Andreotti e Martinazzoli, il Partito Repubblicano… Qui, invece, c’è una sola corrente: quella di Iervolino. Non ci fa mancare nulla, gli stipendi sono pagati puntualmente, cosa che in tante società non succede. Se possiamo creare un argine per non farcelo scappare e non fargli sentire certe cose, dobbiamo farlo. Ho letto addirittura che vuole vendere la società, ma non credo che uno che vuole vendere stia già parlando di mercato".
"Fino a lunedì eravamo primi, sento un disfattismo che non capisco"
Il ds non nega il momento delicato, ma rifiuta la narrativa del crollo irreversibile: "Lunedì, dopo la sconfitta, il primo messaggio è stato il suo, quello del presidente, per darci serenità e farci lavorare. Era dispiaciuto, è normale, ma ci ha fatto sentire la sua vicinanza. Fino alle 20 di lunedì eravamo primi. I campanelli d’allarme possono arrivare da un 5-1, ma anche da altri risultati. Il calo in una squadra di calcio può starci. Vogliamo fare qualcosa di buono, ma non ho sentito lo stesso clamore quando hanno perso Benevento e Catania, che fino a poco tempo fa erano dietro di noi. C’è tutto il girone di ritorno davanti. Abbiamo una squadra completamente nuova, non era semplice arrivare così in alto al giro di boa. Sento disfattismo e non lo capisco. Certamente non siamo contenti, possiamo e dobbiamo migliorare". Non manca un richiamo chiaro all’ambiente: "La società è importante e io non voglio far passare la voglia a nessuno. Se sbaglio qualcosa, voglio che mi venga detto. Non mi piacciono le destabilizzazioni che sento, né le voci di cambi societari: il problema non esiste, perchè c’è la fiducia del presidente".
Longobardi, difesa, punti persi e identità di squadra
Nel cuore della conferenza Faggiano entra nel merito del campo, partendo dall’ultimo arrivato: "Abbiamo preso Longobardi perché ci siamo accorti che c’erano dei problemi. È un giocatore molto duttile, ci avevo pensato anche in estate: è un quinto, può fare anche il braccetto. All’epoca abbiamo preferito Quirini e Ubani. La norma ora gli ha permesso di giocare subito. Longobardi non è la conseguenza del ko del derby. Era stato preso, ma è stato comunicato dopo la partita per rispetto di chi stava giocando". Sulle criticità emerse nelle ultime gare, il ds non si nasconde: "La sconfitta di Benevento mi dà fastidio per le proporzioni, ma perdere lì può starci. Mi danno più fastidio i pareggi con Latina e Potenza, sono quattro punti buttati. Anche i punti persi col Cerignola pesano. Le difficoltà in difesa sono evidenti, non lo nego. Aspetterò queste ultime tre partite prima della pausa, ma mi sto già muovendo. Le tre gare saranno un banco di prova per tutti". Sul piano psicologico, Faggiano sottolinea il peso dell’ambiente e delle pressioni: "Quando i calciatori arrivano qui sanno che sono in una grande piazza, in una società ambiziosa. Il calo delle ultime partite ha influito, qualcuno ha sentito il colpo. Quando ad alcuni è stata data fiducia, a volte sono andati in difficoltà. I cambi non sono stati fatti senza criterio e nessuno è stato messo da parte al primo errore. Può darsi che qualcuno ne abbia risentito psicologicamente. Spero che si riprendano".
"Mercato palude, ma ci stiamo lavorando da tempo"
Capitolo mercato, quello che inevitabilmente scalda sempre la discussione. Faggiano non si nasconde dietro frasi fatte, ma chiede realismo: "Il mercato è una palude, non pensiate che non stiamo lavorando. Lo stiamo facendo sottotraccia, da prima di Longobardi. Io vorrei cambiare il meno possibile, ma dipenderà anche dalle risposte della squadra. Devo stare attento al budget, non perché il presidente non mi dia i soldi, ma perchè devo ottimizzare: magari dare via un calciatore e prenderne un altro. Comprare e vendere è semplice, ma così rischi di rovinare il gruppo e anche le casse societarie. Se dovessimo chiedere al patron un sacrificio, lo farà. A gennaio il margine di errore sarà più basso. Ci sono tre partite fino alla pausa e quattro a gennaio, dobbiamo tutelare i calciatori". Sul profilo degli eventuali innesti, il ds è categorico: "Io non voglio rincalzi, voglio giocatori di primo piano. Lescano piace a tutti, ma bisogna guardare anche l’aspetto economico: è dell’Avellino, è stato pagato, e non è una situazione semplicissima. Il mercato di gennaio è complicato: o prendi qualcuno che non gioca, oppure quelli di categoria superiore aspettano la Serie B fino all’ultimo. Io vorrei muovermi il prima possibile, per non dare alibi a nessuno". E sul futuro immediato: "Le tre partite che arrivano sono un banco di prova per tutti. Spero di farvi vedere qualche novità nel gruppo e, se dovrò fare qualche ritocco, spero di farlo presto".
"Inglese è inamovibile. Tutti devono dimostrare di poter restare". Fiducia a Raffaele
Tra i singoli, il nome più discusso è quello di Roberto Inglese. Faggiano lo difende con decisione: "Le critiche a Inglese non le capisco. Col Potenza ha fatto lui l’assist per Ferrari. Se posso, me li tengo tutti i miei calciatori. Inglese è inamovibile, può bussare chi vuole". Chiaro però il messaggio generale al gruppo: "I miei giocatori me li tengo, ma devono essere tutti allineati. Se vedo che qualcuno che non gioca mette il broncio, poi entra e non fa il suo dovere, le cose cambiano. Non cambieremo per cambiare: se devo fare acquisti tanto per, mi tengo i miei. In queste tre partite tutti devono dimostrarmi di poter restare qui. Se un professionista fa le cose per bene, può rimanere alla Salernitana, ma può anche trovare una squadra migliore". Faggiano ribadisce anche il sostegno all’allenatore, senza esitazioni: "La fiducia al mister è incondizionata. In carriera ho tenuto allenatori che non vincevano da dodici partite. Non attacco i calciatori, però se il mister prepara una cosa e i giocatori non la recepiscono, vuol dire che manca attenzione". Sul piano tattico, il ds ammette che il percorso verso un equilibrio definitivo non è ancora compiuto: "La squadra non segna molto, ma il mister a volte ha fatto giocare tutti gli attaccanti insieme. Dobbiamo ancora trovare un equilibrio, e in una squadra nuova ci può stare. Col mister parleremo anche dei calciatori funzionali ai moduli. Dobbiamo puntellare, ma non prenderemo tanto per prendere".
"Prima ho dovuto liberare l'ambiente, poi costruire. Voglio più fame, non voglio affossare la società
Il ds si sofferma anche sul proprio lavoro degli ultimi mesi, senza nascondere le difficoltà: "Potevo forse fare qualcosa in più negli ultimi giorni di mercato, lo ammetto. Non è stato facile inserirmi in una società retrocessa e far capire il mio modo di lavorare. Sono orgoglioso che il presidente voglia darmi del tu, io vivo di calcio. L’ambiente era depresso: per togliermi di alcuni ingaggi, non ci dormivo la notte. Cedere alcuni calciatori è stato più importante che prenderne altri. Non erano scarsi, ma erano svuotati. Forse, per darli via, ho fatto anche qualcosa di sbagliato. Ho preso gente che aveva voglia di giocare qui". E qui torna il paragone con il passato: "Nella mia carriera ho avuto Matarrese, sempre contestato. Finito Matarrese, è finito il Bari. Non vorrei che qui qualcuno se ne accorgesse troppo tardi. Iervolino deve campare cent’anni, con o senza Faggiano". L’ultimo passaggio è quasi una dichiarazione di filosofia personale: "La squadra lavora, ma ho detto ai ragazzi che devono stare più attenti. Voglio più fame. I cinque gol di Benevento bruciano anche a loro, e potevano pure essere di più. A volte preferisco non vincere una partita se questo significa non affossare la società. Io devo puntellare la squadra per arrivare al risultato, ma sempre con un occhio al futuro del club. Comprare e vendere è facile, gestire un gruppo è difficile. Io rappresento una società importante e non voglio far passare la voglia a nessuno".
In conclusione
La conferenza di Daniele Faggiano all’"Arechi" è stata molto più di un semplice incontro con la stampa: è sembrata una chiamata alle armi, un invito alla città a non farsi travolgere dal disfattismo dopo una sconfitta pesante, ma pur sempre inserita in un percorso ancora tutto da scrivere. Il ds ha blindato il presidente Iervolino, ha difeso la compattezza della società, ha confermato la fiducia nell’allenatore, ha protetto i suoi uomini - da Inglese fino all’ultimo rincalzo - e allo stesso tempo ha alzato l’asticella delle responsabilità, chiedendo più attenzione, più fame, più maturità. Le prossime tre gare, prima della pausa e del mercato di gennaio, saranno il primo vero esame di maturità per questa Salernitana nuova di zecca: da come la squadra risponderà sul campo dipenderà il tipo di intervento sul mercato e, soprattutto, la percezione di un progetto che, nelle intenzioni di Faggiano e di tutta la dirigenza, vuole restare saldo, ambizioso e all’altezza di una piazza che non accetta compromessi.
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