

di Massimiliano Catapano
Ogni anno, il 3 dicembre, il calendario segna una data importante: la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. È stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 e viene spesso chiamata anche Giornata Mondiale delle Persone con Disabilità. I due termini vengono usati come sinonimi, ma una differenza c’è: "internazionale" richiama l’adesione formale degli Stati membri dell’ONU, mentre "mondiale" è un’espressione più generica, entrata ormai nell’uso comune. In entrambi i casi, però, il significato non cambia: al centro ci sono i diritti, il benessere e la dignità delle persone con disabilità. Questa giornata non è un semplice appuntamento da ricordare una volta all’anno. È il punto in cui si concentra la luce di un impegno quotidiano e costante, che attraversa tutto il territorio nazionale. Un impegno che il Movimento Italiano Disabili (MID) porta avanti da anni, come realtà associativa presente nelle città e nei paesi, accanto alle persone e alle loro famiglie.
In Campania, il lavoro del MID è coordinato da Giovanni Esposito, che da tempo segue da vicino le storie di chi vive la disabilità sulla propria pelle. Parliamo di centinaia di persone e nuclei familiari, in tutta Italia e nella Regione Campania, che spesso si sono ritrovati soli, dimenticati dalle istituzioni, ai margini della società e, di fatto, privati dei propri diritti fondamentali. Il Movimento nasce proprio per non lasciare nessuno in questa condizione di invisibilità. Il 3 dicembre ha un obiettivo chiaro: promuovere i diritti e il benessere delle persone con disabilità in ogni ambito della vita. Significa parlare di scuola, sanità, trasporti, tempo libero, ma soprattutto di lavoro. Un lavoro che sia davvero accessibile, rispettoso delle competenze e delle esigenze di ciascuno, e non una promessa vaga. L’inclusione lavorativa è uno dei punti centrali dell’azione del MID, perché senza autonomia economica non può esserci una piena autonomia di vita.
L’inclusione, però, non riguarda solo le leggi e i servizi. Vuol dire anche combattere, giorno dopo giorno, stereotipi e pregiudizi che ancora resistono: l’idea che la persona con disabilità sia "un peso", che debba accontentarsi, che non possa aspirare agli stessi traguardi degli altri. Vuol dire eliminare barriere fisiche - le famose barriere architettoniche che rendono inaccessibili strade, uffici, negozi, scuole - ma anche barriere culturali, spesso ancora più difficili da scalfire. In questa prospettiva, il 3 dicembre diventa un’occasione per fermarsi e guardare la realtà con onestà: cosa è stato fatto e cosa, invece, manca completamente. Per il Movimento Italiano Disabili e per Giovanni Esposito, non è una passerella di buone intenzioni ma un momento per chiedere alle istituzioni impegni concreti, verificabili, che migliorino davvero la vita delle persone.
Il MID lo ribadisce con forza: accessibilità, inclusione sociale e lavorativa non sono un favore, nè un gesto di generosità. Sono diritti. Riguardano la qualità della democrazia, il rispetto della Costituzione, l’idea stessa di comunità. Ogni passo avanti - una rampa costruita, un ufficio reso accessibile, un posto di lavoro veramente inclusivo - è un pezzo di giustizia che si compie. Per questo il 3 dicembre è importante, ma non basta da solo. Il vero banco di prova è ciò che accade il giorno dopo, e tutti gli altri giorni dell’anno. Perché i diritti delle persone con disabilità non possono essere ricordati solo in una ricorrenza: devono essere garantiti, ogni giorno, con scelte politiche coraggiose e con gesti concreti di tutta la società.
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