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Salernitana, le scuse di Raffaele: "Testa bassa, colpa mia. I tifosi hanno ragione, ora si devono vedere gli uomini"

02/12/2025

di Massimiliano Catapano

Nel dopopartita più amaro della stagione, quello del 5-1 subito a Benevento, Giuseppe Raffaele si presenta davanti alle telecamere di Rai Sport e Liratv senza cercare scuse. Volto teso, parole pesanti, ma lucide. "Per prima cosa dobbiamo chiedere scusa - ammette - perchè per circa trentacinque minuti abbiamo fatto bene, poi ci siamo praticamente dissolti dal campo. Continuiamo a commettere ingenuità che conosciamo già e sulle quali dovremmo essere molto più attenti". Il tecnico insiste sul momento chiave del match, il finale di primo tempo: "Chiudi il primo tempo sotto 3-1, ma questo non significa che la partita sia finita lì. Il problema è che noi siamo rientrati in campo con la testa bassa. Il responsabile sono io, ci metto la faccia: i tifosi hanno tutto il diritto di pretendere un atteggiamento diverso".

La frattura più dolorosa, nelle parole di Raffaele, è quella mentale, esplosa definitivamente nella ripresa: "Il secondo tempo è qualcosa che non può accadere. Dopo il 3-1 abbiamo mollato la presa, non siamo rimasti dentro la gara e invece di tenere vivo il match lo abbiamo lasciato scivolare via. Abbiamo concesso troppo campo, sbagliato concetti elementari e contro una squadra che riparte in quel modo vieni punito ogni volta". Non manca un riferimento, severo, agli errori sui goal subiti: "Il 2-1 lo prendiamo piazzati in area nostra, in una situazione che dovevamo leggere molto meglio. Sono sbagli che non possiamo permetterci a questo livello». Nonostante la durezza del giudizio, Raffaele difende il gruppo dal sospetto di scarso impegno: «La città e la tifoseria meritano decisamente di più. Chiedo scusa non perchè i ragazzi non abbiano corso o lottato, ma perché certi errori non devono proprio verificarsi. Per me, da domani, tutto questo diventa una motivazione in più per ripartire e sistemare determinate situazioni".

L’allenatore torna anche sull’avvio di gara, che aveva illuso i granata: «L’approccio era stato positivo, pur facendo fatica a costruire occasioni pulite da goal. Ma dopo la terza rete incassata la partita ha preso esattamente la direzione opposta rispetto a quella che volevamo». È però sul piano caratteriale che Raffaele fissa l’asticella per il prosieguo della stagione: "Adesso si vedono gli uomini. Questa sconfitta brucia a tutti, incassare cinque gol in un derby fa malissimo, soprattutto dopo essere partiti bene. Non possiamo scioglierci così: mentalmente dobbiamo rimetterci sul percorso giusto". Il tecnico, nonostante il tonfo, richiama la classifica come appiglio: "Siamo ancora a tre punti dalla prima, siamo lì, nelle zone altissime. È vero che abbiamo perso terreno, ma nulla è compromesso". Lo sguardo va già alla prossima tappa, il Trapani: "Da domani si ricomincia per preparare la partita con il Trapani. Dobbiamo fare tesoro della lezione, eliminare una volta per tutte certi errori. Siamo una squadra che vive di concentrazione e determinazione: dobbiamo ripartire da quei primi quaranta minuti in cui eravamo corti, aggressivi, dentro la partita".

Fin qui, le parole dell’allenatore, che ancora una volta si mette davanti a tutti per assorbire la tempesta. Ma, al di là delle dichiarazioni di rito e dell’inevitabile assunzione di responsabilità tecnica, la sensazione è che a Salerno stia andando in scena l’ennesimo copione già visto: ogni anno un nuovo allenatore finisce sulla graticola, ma il vero nodo sta molto più in alto. La realtà, che piaccia o no, è che l’unico vero responsabile di questo scenario ha nome e cognome: Danilo Iervolino. Dopo la retrocessione dalla Serie B alla Serie C della scorsa stagione, il minimo sindacale sarebbe stato costruire una corazzata all’altezza delle ambizioni della piazza, come hanno fatto club del calibro di Catania e Benevento, impostando organici profondi, strutturati e pensati per comandare il campionato. A Salerno, invece, si è preferito parlare di progetti, di rilancio, di sogni di alta classifica, ma senza un investimento realmente proporzionato alle aspettative alimentate.

Inutile continuare a raccontarsi favole o a vendere illusioni a una tifoseria che da anni macina chilometri, abbonamenti e passione: questa Salernitana, allo stato attuale, non è una squadra da primato, scegliamo pure la formula più elegante, ma il concetto non cambia. La notte di Benevento non è soltanto una brutta pagina di campo: è lo specchio fedele di scelte societarie discutibili, di un ridimensionamento mascherato da progetto, di una distanza crescente tra le parole e la realtà. E finchè non si avrà il coraggio, negli uffici di vertice, di assumersi fino in fondo queste responsabilità, i vari Raffaele di turno continueranno a sfilare davanti ai microfoni, con "testa bassa" e scuse di circostanza, mentre a pagare davvero saranno sempre e solo loro: la squadra e la gente di Salerno.

Redazione Sport - Salernitana -

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