

di Massimiliano Catapano
C’è un silenzio diverso, oggi, a Nocera. Un silenzio che pesa come una pietra e racconta l’assenza di Valerio D’Angelo, portato via troppo presto da una malattia che non ha conosciuto tregua. La città intera, guidata dalle associazioni del territorio e dalla Pro Loco, si stringe intorno alla sua famiglia: la moglie, una figlia ancora piccola che aveva bisogno del suo abbraccio, i genitori - tra cui l’amico di sempre, Gino - e i parenti che ne hanno condiviso ogni stagione della vita. Di Valerio, gli amici restituiscono un ritratto unanime: una persona perbene, dolce, sempre pronta a disinnescare le giornate con un sorriso. Non ha mai smesso di lottare, dicono, aggrappandosi alla fede e alla speranza anche nei passaggi più duri. L’ingiustizia avvertita è palpabile nelle parole che rimbalzano sui social e nelle chat: "Non doveva accadere", ripetono, perchè c’era ancora tanto da costruire, da sognare, da restituire a chi gli voleva bene. I legami di Valerio con Nocera erano profondi e sinceri. Una trama di amicizie, affetti, passioni che nel tempo si è fatta identità. Tra queste, l’amore indissolubile per i colori della Nocerina: un’eredità affettiva che scende dritta dalla famiglia, coltivata dallo zio Franco e dal papà Gino, e che per lui non era solo tifo ma appartenenza, una lingua comune con cui riconoscersi e ritrovarsi.
Tra i ricordi che scavano più di altri c’è quello del mister Peppe Prete. Da ragazzo, racconta l’allenatore, capitò un episodio drammatico: fu necessario intervenire con un massaggio cardiaco per strapparlo a un destino già scritto. Da allora, a ogni incontro, Valerio lo ringraziava con gratitudine sincera, come a dire che la vita sa essere fragile, ma vale ogni gesto d’amore. Col senno di poi, fu forse il primo avviso di un percorso di salute accidentato che lui ha affrontato con la dignità di chi desidera vivere in modo semplice, normale, senza trasformare il dolore in spettacolo. Un amico fraterno, che lo chiamava "fratello mio", prova a mettere in fila i ricordi: le giornate passate tra risate e confidenze, i Natali a carte, qualche scherzo di troppo e la certezza che non serve vedersi ogni giorno per restare legati. "Con te se ne va una parte della mia vita", confessa, cercando un senso in un addio che non assomiglia a nulla di ciò che si era preparati a sostenere. E poi la domanda che rimbalza tra casa e parrocchia, tra la curva e la piazza: come si spiega tutto questo alla moglie, a una bambina, ai genitori; come si tiene insieme il mondo quando il mondo si spezza.
Nocera saluta Valerio con il pudore delle comunità che sanno soffrire senza clamore. La promessa che rimbalza di voce in voce è semplice e testarda: resterà, sempre. Resterà nei gesti quotidiani, nella squadra del cuore, nelle fotografie di famiglia, nelle parole che avrebbe voluto dire e in quelle che gli sono state dette. "Le persone buone partono prima", mormora qualcuno. È una consolazione fragile, ma abbastanza forte da ricordare che certe vite, anche quando finiscono, continuano a indicare la strada. Alla famiglia D’Angelo, alla moglie, alla piccola figlia, ai genitori, ai parenti e agli amici, da parte della redazione di Salernoinweb giungano le nostre più sentite condoglianze in questo momento di dolore profondo per la perdita di Valerio. Che il suo sorriso rimanga la luce a cui tornare.
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