

di Massimiliano Catapano
C’è un istante, nel calcio, in cui la maglia del presente incontra la città che ti ha fatto uomo. Per Mattia Novella (foto Potenza Calcio) è successo domenica allo stadio "Arechi": il difensore del Potenza, salernitano doc e figlio del settore giovanile della Salernitana, è rientrato "a casa" da avversario trasformando una partita normale in una sera di memoria e appartenenza. Niente esultanza sul momentaneo vantaggio ospite, solo rispetto, lucidità e una gara di grande attenzione: novanta minuti giocati con personalità, tra i migliori in rossoblu. A inizio ripresa si perde per un istante Liguori, ma i granata non ne approfittano: un dettaglio che non sporca la qualità della prestazione complessiva.
La sua storia con Salerno è nota: l’esordio tra i professionisti arrivò in Serie B nell’ultima giornata del 2017/18, quando Stefano Colantuono lo mandò in campo per 37 minuti contro il Palermo. Poi il passaggio alla Lazio e un percorso di crescita che oggi lo vede col Potenza con la solidità di chi ha imparato a reggere pressione e aspettative senza perdere le buone maniere del mestiere. Nel giorno del ritorno, la Curva Sud Siberiano ha voluto salutarlo con uno striscione per la nascita della nipote: "Benvenuta Asia". Un gesto semplice, potentissimo, ricambiato da Novella con misura e gratitudine. Il difensore ha affidato poi ai social un messaggio che racconta meglio di qualsiasi cronaca il suo stato d’animo. Ecco il post pubblicato su Facebook:
"Tornare a casa mia, nel mio stadio dove sono cresciuto, nel luogo che mi ha dato la prima opportunità nel mondo dei grandi, che mi ha dato ricordi che sono sempre e saranno per sempre dentro di me e della mia famiglia, è stata un’emozione indescrivibile che solo una volta nella vita puoi provare, mi sembrava di essere tornato bambino con le farfalle nello stomaco.. grazie alla CURVA SUD ai mie amici, fratelli per questo bellissimo pensiero siete sempre dentro di me. GRAZIE SALERNO".
Dentro quelle righe c’è il senso pieno della serata: appartenenza e professionalità possono convivere. Novella ha giocato da avversario con la testa di un difensore affidabile e il cuore di chi non dimentica le proprie origini. È l’immagine più nitida che l’Arechi si porta via: un ragazzo di Salerno che, altrove, è diventato uomo senza recidere il filo che lo lega alla sua città. E per il calcio, una lezione semplice: si può competere al massimo, onorando la propria storia. Gli applausi finali hanno fatto il resto.
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