

di Massimiliano Catapano
La fotografia del pari con il Potenza sta nelle parole - diverse ma complementari - di Galo Capomaggio e Franco Ferrari. Il centrocampista argentino sceglie l’autocritica costruttiva: "Abbiamo prodotto gioco, tanto, ma dovevamo trasformarlo in goal. Dispiace soprattutto per chi ci segue sempre". La lettura del secondo tempo è chirurgica: "Abbiamo concesso più ripartenze del dovuto e, dopo l’1-1, abbiamo persino avuto la chance di portarla a casa". Il cuore del problema, per Capomaggio, è nella rifinitura dell’ultimo terzo: "In area ci siamo arrivati con molti uomini, ma non abbiamo attaccato gli spazi giusti: il pallone finiva dove noi non eravamo. Sono dettagli, ma fanno la differenza: dobbiamo lavorarci per tornare subito alla vittoria". La sua posizione ha dialogato con gli equilibri di reparto: "Con il rientro di Kees De Boer, lui ha agito più basso e io ho fatto la mezzala. Kees mi libera di alzarmi per gli inserimenti sui cross e, allo stesso tempo, ci dà grande equilibrio. E Villa per noi è importante: spinge, alza il campo". Resta il rammarico per l’occasione sfumata: "Volevamo vincere, specie per i tifosi. Ogni partita è una battaglia in un campionato difficile, e in casa la voglia di chiuderla è ancora più forte".
Capomaggio allarga poi l’inquadratura al contesto di gara: "Il Potenza è venuto qui e se n’è andato soddisfatto con il pari. Noi dobbiamo proseguire limando i particolari. Ci sono tanti falli e tanti interventi dell’FVS: le partite diventano più lunghe e spezzettate, ma dobbiamo continuare a macinare gioco". Bussola fissa: l’idea di Raffaele. "Facciamo ciò che il mister ci chiede: cercare la porta portando tanti uomini in area. Nel finale abbiamo lasciato spazi perchè volevamo vincere e non ci siamo guardati dietro. Serve la stessa fame, provando a raccogliere più punti possibili da qui alla sosta". La voce dell’attacco è Franco Ferrari, che tiene insieme realismo e fiducia. "Nel primo tempo è mancato solo il goal. Conosco i compagni: la flessione sotto porta è un momento, niente di più". Uno sguardo all’infermeria: "Speriamo che gli infortuni non siano nulla di serio. Sappiamo chi siamo e dove vogliamo arrivare: abbiamo cercato la vittoria fino all’ultimo". Neppure la rete personale lo appaga: "Non me la godo fino in fondo: so che possiamo fare di più. Possiamo restare primi a lungo".
Nessuna deriva pessimista, anzi: "Non bisogna essere disfattisti: anche le nostre concorrenti stanno facendo fatica. Ogni partita è una battaglia, dobbiamo continuare su questa strada". Passaggio obbligato per la gente granata: "Il supporto dei tifosi è fondamentale: sono sempre qui. Non dobbiamo mollare, restiamo con le antenne dritte". Identità e principi restano non negoziabili: "Dobbiamo imporre il nostro gioco: la Salernitana sta facendo un campionato di grande sostanza". Ferrari chiude sul fattore spogliatoio: "Il gruppo è unito: dal ritiro si percepiva qualcosa di speciale. In attacco siamo in tanti e forti: c’è concorrenza sana. La nostra forza è vedere chi non gioca per due turni entrare e fare una partita pazzesca perché resta sempre sul pezzo". E un ringraziamento allo staff: "Sono sempre a disposizione e sanno cosa fare: valuteranno tutto al meglio in vista della sosta".
Il pari lascia amarezza, ma non incrina le convinzioni. La chiave è nella precisione negli attacchi allo spazio e nella gestione dell’equilibrio quando si spinge per vincere. Capomaggio indica il percorso tecnico (tempi, inserimenti, utilizzo di De Boer e la spinta di Villa); Ferrari ribadisce la robustezza mentale del gruppo e la centralità del pubblico. Fame intatta, identità chiara: alla sosta, la Salernitana ci arriva con un compito preciso, trasformare la qualità del gioco in punti pesanti.
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