

di Massimiliano Catapano
C’è un punto che la famiglia di Martina Carbonaro pretende venga messo al centro del processo: la sola pena all’altezza dell’irreparabile è il fine pena mai. Non esistono sconti, non esistono attenuanti morali, non esiste un domani che possa risarcire l’assenza di una figlia di 14 anni. "Nessuno potrà riportare in vita Martina - dicono i genitori - quindi la giustizia, se vuole essere giustizia, deve arrivare a una condanna senza fine".
La lettera dei genitori di Martina
"Queste eravamo noi: testarde, cocciute, determinate, forti. Ci scontravamo, ma eravamo una sola cosa: mamma e figlia, ma anche amiche, due complici. Ti ho sempre guardata e seguita, passo dopo passo. Martina era un vulcano, peggio di me. Un cuore buono, e questo stesso cuore lo ha dato a chi diceva di amarla, di rispettarla; diceva che ti avrebbe portata all’altare, che ti avrebbe sposata. Mia figlia faceva il primo anno all’alberghiero, voleva diventare chef. Sognava di aprire un ristorante a New York con il suo amore. I sogni di una ragazzina di 14 anni. Aveva 14 anni, ma aveva le spalle forti. Una ragazzina che non mi ha mai dato problemi: studiava, giocava, faceva i suoi TikTok, amava i suoi cani. Ora tutto questo non lo potrà mai più fare per colpa tua. Hai infranto tutti i suoi sogni. Tra poco sono sei mesi, e dopo sei mesi che io sopravvivo chiedo a te, caro Tucci, perchè. Non hai saputo accettare un no: ma per un no non si uccide".
"A distanza di sei mesi io voglio la verità: voglio sapere cosa ha detto dopo il primo colpo, quando si è aggrappata a un pilastro ed è caduta a terra. E tu, invece di salvarla, l’hai lasciata in agonia. Voglio sapere le ultime parole di mia figlia, quanta paura ha avuto, se mi ha chiamata dicendo "mamma". Io voglio giustizia e voglio sapere le sue ultime parole. Ricordati: io chiedo fine pena mai. Mia figlia era la persona per la quale io vivevo, era tutto per me. Ricordati: da una relazione si esce senza amore, non senza vita, come hai fatto tu a Martina. Marty ora è un angelo, sta in Paradiso. Tu andrai all’Inferno. Dio perdona, io no. Sei un assassino, un mostro. La pagherai. Tutto il mondo vuole giustizia per Marty. Hai distrutto me e mio marito: ma, tempo al tempo, noi viviamo per avere giustizia per te, principessa nostra. Ti amiamo. Mamma e papà".
Un appello netto alla magistratura
La richiesta dei genitori non è uno slogan: è la misura che, a loro giudizio, restituisce dignità alla memoria di una figlia e alla parola giustizia. Il processo dovrà essere rapido, rigoroso, impermeabile a scorciatoie. E la sentenza, se confermerà le responsabilità, dovrà essere senza fine. Il messaggio della famiglia è durissimo e inequivocabile: pena massima, "fine pena mai". È il linguaggio del lutto, ma anche una richiesta politica e morale alla magistratura: tempi rapidi, processo rigoroso, nessuno sconto che offenda la memoria di una bambina di 14 anni. Chi giudicherà dovrà ascoltare questo dolore e misurare la risposta penale con la gravità dei fatti ricostruiti.
"Quando inizia il processo?"
La famiglia attende la calendarizzazione delle udienze: chiuse le attività della Procura, spetterà al GUP fissare la prima data. Nel frattempo, ogni accertamento medico-legale e ogni riscontro istruttorio sono essenziali per chiarire tempi, modalità, omissioni di soccorso e l’agonia richiamata dalla madre. Ma l’approdo - ribadiscono - deve essere uno: condanna definitiva, fine pena mai.
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