

di Massimiliano Catapano
Diventano definitive quattro condanne, con pene comprese tra gli 8 e gli 11 anni di reclusione, nell’inchiesta della DDA Antimafia sul traffico di stupefacenti nel comune di Pagani. La Corte di Cassazione, riunitasi ieri, ha dichiarato inammissibili o rigettato i ricorsi presentati dagli imputati, rendendo esecutive le sentenze. Due posizioni, invece, sono state rinviate davanti alla Corte d’Appello - in diversa composizione - per un nuovo giudizio. L’indagine, avviata nel 2020 e sviluppata negli anni successivi, ha ricostruito un’attività di spaccio al minuto strutturata e capillare, grazie al lavoro dei carabinieri del Nucleo Operativo di Nocera Inferiore e della Tenenza di Pagani. In dossier compaiono oltre trenta capi d’accusa e 229 episodi di cessione contestati, documentati attraverso intercettazioni, pedinamenti, sequestri e riscontri sul campo. Il volume d’affari è stato stimato in circa quattro milioni di euro l’anno.
Crack e cocaina risultano le sostanze più richieste: la domanda non si è fermata neppure nei mesi del lockdown, con prezzi oscillanti tra i 20 e i 40 euro a dose, come riportato da "Il Mattino". Un dato che fotografa con crudezza la tenuta economica del mercato illecito anche nelle fasi più rigide dell’emergenza sanitaria. Parallelamente al canale principale di smercio, gli inquirenti hanno individuato un piccolo circuito di prostituzione, gestito da alcune donne, che sfruttavano l’attività per veicolare ulteriori scorte di stupefacenti. Un segmento collaterale, ma funzionale alla rete, che - secondo gli investigatori - contribuiva ad ampliare la platea dei clienti e a diversificare i canali di distribuzione delle dosi. Il quadro che emerge dai fascicoli è quello di una organizzazione fluida, capace di adattare piazze, orari e modalità di consegna alle esigenze della clientela, con ruoli differenziati tra vedette, intermediari e pusher.
La risposta dello Stato è passata per un lavoro investigativo a strati, che ha incrociato fonti tecniche e tradizionali fino a reggere al vaglio dibattimentale di primo e secondo grado e, ora, al giudizio di legittimità. Con le quattro condanne rese irrevocabili dalla Cassazione, si chiude un capitolo giudiziario rilevante per il territorio paganese. Resta aperto il segmento deferito nuovamente alla Corte d’Appello: un passaggio che, pur non intaccando l’impianto complessivo dell’indagine, conferma l’esigenza di un ulteriore scrutinio su specifiche posizioni.
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