

di Massimiliano Catapano
L’indagine della Compagnia dei Carabinieri di Vallo della Lucania ha scoperchiato un sistema spregiudicato che avrebbe portato al dissesto di una società attiva nella vendita all’ingrosso di farmaci. Tre imprenditori del territorio sono finiti ai domiciliari: secondo gli investigatori, erano amministratori di fatto dell’azienda (uno di loro anche formalmente amministratore) e avrebbero orchestrato una serie di operazioni che hanno lasciato dietro di sè un passivo superiore ai 4 milioni di euro tra debiti fiscali e fornitori. Il meccanismo, ricostruito passo dopo passo, poggiava su acquisti di medicinali in quantità enormemente superiori al fabbisogno reale. Le scorte così accumulate venivano poi collocate sul mercato parallelo, in molti casi senza le autorizzazioni previste, verso farmacie e parafarmacie riconducibili agli stessi indagati. In gran parte delle transazioni, sempre stando agli accertamenti, non sarebbe stato corrisposto alcun pagamento.
Parallelamente, la contabilità aziendale risultava gestita in aperta violazione dei principi di trasparenza e veridicità, fino a renderla di fatto inattendibile. Gli approfondimenti hanno inoltre evidenziato la distrazione di rilevanti rimanenze di magazzino per un valore non inferiore a 4 milioni di euro: un patrimonio che, invece di garantire la continuità operativa e il saldo dei debiti, sarebbe stato sottratto alla disponibilità della società. C’è di più. Poco prima della dichiarazione di liquidazione giudiziale, uno degli indagati avrebbe disposto bonifici dal conto societario verso il proprio conto personale. Un’operazione che, nel quadro investigativo, appare come l’ultimo tassello di una strategia di svuotamento, con danni che si sono riversati sull’erario e sull’intera filiera dei fornitori.
Il caso mette in luce un punto nevralgico del sistema distributivo dei farmaci: quando controlli, tracciabilità e governance vengono piegati a interessi privati, non si incrina solo un bilancio, ma la fiducia in una catena che dovrebbe tutelare salute pubblica, concorrenza leale e sostenibilità delle imprese. Qui non c’è soltanto l’ombra della bancarotta: c’è la fotografia di come opacità e disinvoltura possano trasformarsi in un costo sociale che, alla fine, paghiamo tutti.
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