

di Massimiliano Catapano
La tappa di Altamura vale, ma non basta. Daniele Faggiano, direttore sportivo della Salernitana, lo chiarisce in diretta su LiraTv durante "Gol su gol", difendendo il percorso della squadra e alzando l’asticella della richiesta interna. "È una vittoria utile, però non ci accontentiamo", l’attacco. "Possiamo fare di più: contro di noi tutti vogliono mettersi in mostra e la cornice dei nostri tifosi moltiplica le motivazioni degli avversari. Il disfattismo non aiuta: non fa bene né a me nè ai ragazzi. Con Pagano, Milan e Iervolino c’è piena sintonia: chi prova a creare caos non trova terreno". Faggiano entra nel merito della partita e del momento. "Non scelgo i calciatori coi numeri, ma i dati mi servono per difendere il gruppo: ad Altamura abbiamo tenuto più possesso. Nel primo tempo giocavamo contro vento e, nel momento migliore, abbiamo anche rischiato. Se giocassimo meglio e perdessimo, so già che piomberemmo sotto processo: io preferisco soffrire e vincere. In Lega Pro ciò che conta sono i punti".
Sul mercato invernale il messaggio è netto. "Abbiamo appena chiuso due mesi di estate e già da ottobre si parla di gennaio: così si disturba uno spogliatoio che in 14 gare è stato praticamente sempre primo. Con Pagano mi sento ogni giorno, più volte: lavoriamo per la Salernitana. Leggo nomi in entrata e in uscita: spesso servono solo a farsi pubblicità. Da quando è finito il mercato non ho staccato: il mio ruolo non prevede ferie. E mi dà fastidio sentire attacchi a qualcuno perché non ha invitato a cena una persona: sono piccinerie. Se c’è un problema, lo si affronti di persona". Autocritica e identità: "Posso aver sbagliato qualche profilo, ma non gli uomini: qui la maglia si suda e il comportamento è quello giusto. Mi porto dietro il rammarico di un tempo buttato a Latina, mi tengo il pari con il Crotone. Ad Altamura - squadra allenata molto bene - all’intervallo ci siamo guardati e ci siamo detti che quella partita andava vinta: è il nostro motto, dall’ultima seduta prima della gara fino al fischio d’inizio. Stiamo studiando perché a volte ci svegliamo dopo aver preso gol: poi dimostriamo chi siamo".
C’è il cantiere tecnico condiviso con Giuseppe Raffaele: "Stiamo cambiando qualcosa: il mister sta cercando strade diverse e noi dobbiamo sfruttare Capomaggio dove rende al massimo. Ieri è stato determinante: può fare la mezzala e il vertice basso in un centrocampo a tre. Il goal preso non ci ha fatto impazzire, a me, al mister e ai giocatori: è stato ingenuo. Quando non subiamo, fatichiamo a segnare: serve equilibrio. Consideriamo anche che gli ultimi sono arrivati l’ultimo giorno di mercato. E non è semplice tenere fuori Liguori, Ferraris, Ferrari, Inglese o Achik". La bussola, per il ds, resta il campo. "Ho timore della Salernitana, non degli altri: temo ciò che possiamo fare o non fare noi. La graduatoria non la guardo: penso solo al Potenza. Tra infortuni e squalifiche può succedere di tutto: testa alle partite, il resto - mercato compreso - lo mettiamo da parte. E quando feriamo l’avversario dobbiamo finirla lì: lo ripeto spesso ai ragazzi. Le gare vanno chiuse".
Infine il rapporto con la città e il gruppo."«Per me Salerno è una tappa fondamentale della vita, non un punto di partenza o di arrivo. Ho passato un periodo duro che non auguro a nessuno, ma non mollo e nemmeno la squadra deve farlo. Vedere Liguori esultare con quella foga, Di Vico disperarsi per una palla persa, Golemic esultare di cuore: sono segnali che mi piacciono. Con i ragazzi ho un rapporto speciale: per qualcuno sono un genitore, per altri un fratello. In settimana, con Pagano, Raffaele e Iervolino, abbiamo chiamato un cuoco e organizzato una paninata al Mary Rosy: serviva entusiasmo e volevamo far capire che siamo sereni. Vedo coesione in tutti i reparti del club: nessuna sconfitta - e prima o poi arriverà - dovrà scalfire questo legame. Meglio piangere adesso per ridere dopo". Linea chiara, dunque: meno rumore, più sostanza. La Salernitana di Faggiano si riconosce nel lavoro quotidiano, nella compattezza e nella lucidità delle scelte: "In Lega Pro contano i punti".
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