

di Massimiliano Catapano
Non un incidente, ma omicidio stradale. È questa la convinzione netta dei genitori di Vittorio Senatore, 16 anni, di Cetara, morto nella notte del 15 settembre 2019 lungo il tratto tra Salerno e Vietri sul Mare. A sei anni e mezzo da quella notte, per Domenico e Monica la dinamica è limpida: dopo la caduta, Vittorio sarebbe stato investito da uno scooter sopraggiunto. La svolta arriva nella primavera del 2024: l’appello televisivo della madre su OttoChannel diventa virale e un uomo si fa avanti. Contatta la redazione e poi si presenta spontaneamente in Procura. Nelle sue dichiarazioni racconta di aver visto un ragazzo a terra e uno scooter che gli passava sull’addome con la ruota anteriore: indica un Honda SH 125 bianco con due persone a bordo. Ricorda Vittorio incosciente, che vomitava sangue, e un altro giovane a terra che diceva di essere caduto dallo scooter.
Quella testimonianza riaccende il fascicolo. A luglio 2024 gli inquirenti dispongono la riesumazione della salma e una nuova autopsia. Il medico legale certifica che il decesso è dovuto a shock emorragico per multiple lesioni viscerali conseguenti al sinistro; sul punto cruciale - il sormontamento di una ruota - l’esame, eseguito a cinque anni dai fatti, non fornisce prova piena, ma non lo esclude in termini medico-legali. È su questa zona grigia che la famiglia fonda la propria certezza morale e giuridica: per loro, i riscontri testimoniali e il quadro clinico-lesivo portano a una sola parola, omicidio stradale.
Le dichiarazioni del pm
Dopo due precedenti archiviazioni, il fascicolo viene riaperto e quindi archiviato di nuovo. Nel decreto, il sostituto procuratore motiva così: «Gli elementi raccolti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna». Pur riconoscendo la spontaneità e la coerenza interna della nuova testimonianza, il magistrato rileva l’assenza di riscontri oggettivi sufficienti (identificazione certa del mezzo e degli occupanti, tracce tecniche convergenti) e richiama i limiti dell’accertamento medico-legale, condizionato dal tempo trascorso. La Procura precisa che rivaluterà la posizione se emergeranno nuovi elementi specifici e verificabili.
«Non può rimanere impunito»
Per i genitori, invece, il quadro ricostruito - testimonianza, lesioni, sequenza dei fatti - è già oltre ogni ragionevole dubbio. Non c’è spazio per il lessico dell’incidente: è omicidio stradale. E se è così, non può rimanere impunito: è questa la parola che, sul piano giornalistico, dà il nome alla loro richiesta. A pochi giorni dalla notifica degli atti, la famiglia ha scelto di non commentare oltre. Chiede rispetto e silenzio, sperando che, alla luce di quanto emerso, Vittorio possa riposare in pace. Intorno, la comunità ripete una frase che suona come un impegno: "Dopo sei anni e mezzo c’è sempre tempo per il carcere". È un grido di giustizia: chi sa, parli; chi ha responsabilità, la assuma. Perchè la verità giudiziaria può attendere nuovi riscontri, ma la verità sostanziale - quella che la famiglia chiama senza esitazioni omicidio stradale - non può più restare senza risposta.
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