

di Massimiliano Catapano
La Salernitana fa la voce grossa ad Altamura: finisce 1-2, successo che pesa sul presente e sul futuro del campionato e che riporta i granata al comando. Partita tosta, spigoli veri e pochi spazi: il gruppo di Raffaele l’ha piegata con tempra, ordine e freddezza nei momenti-chiave. L’1-1 porta la firma di Michael Liguori dal dischetto; nel finale è Golemic - ancora da penalty - ad archiviare il sorpasso. Conta vincere, e la Salernitana lo ha fatto. L’analisi di Liguori parte dal principio che sta cementando lo spogliatoio: "Vincere genera altra vittoria: oggi ci prendiamo tre punti pesantissimi su un campo difficile". Nessun padrone fisso dei rigori: "Non abbiamo un rigorista designato, calcia chi se la sente. Nella prima occasione me la sentivo io, più tardi Golemic era convinto: l’importante era portarla a casa". Scelta tattica promossa: "Il mister mi ha chiesto di partire più largo, aveva preparato la partita così: alla fine il piano ha pagato". Sulla presunta flessione del reparto offensivo, l’attaccante è netto: "Parlare di calo non ha senso: Latina e Crotone sono stati pareggi complicati e anche l’Altamura merita rispetto. Se segniamo un po’ meno ma restiamo davanti, va benissimo. Qui conta il gruppo: fame, voglia di emergere, zero ego. Oggi magari non è stato spettacolare, però cuore e cattiveria agonistica sono bastati".
Il legame con la piazza resta un moltiplicatore: "Il calore dei salernitani è unico: quando vengo chiamato in causa do tutto me stesso, mi piace cercare la porta ma faccio ciò che serve alla squadra". Poi la dedica più intima: "Il goal lo dedico a mio padre che non c’è più, e ai miei compagni che non mollano mai. Abbiamo festeggiato negli spogliatoi: vincere porta a vincere". In conferenza, Liguori alza l’asticella su sè stesso: "Sono molto autocritico: in alcune situazioni potevo fare di più e sulla prima occasione mi sono preso una grande responsabilità. Con Villa ho un rapporto speciale: dopo lo scontro di Crotone mi sono spaventato, gli voglio bene davvero. Sul rigore ero sicuro, ho scelto l’angolo e ho calciato forte: non la chiamerei sfortuna quando va male, dobbiamo migliorare. Il gol su azione mi manca, ma la priorità è vincere: continueremo a lavorare con il mister come sempre".
Pragmatismo e lucidità anche nelle parole di Mattia Tascone (foto Us Salernitana), protagonista nell’azione del penalty del pari: "A noi interessa una sola cosa: vincere. Brillare o meno è secondario, l’importante è far entrare i tre punti in valigia. All’inizio del ritiro non ho potuto lavorare, ho impiegato tempo per rientrare: ora sono quasi al cento per cento". Niente complessi di stile: "Non condivido che non abbiamo brillato: se non avessimo acceso la luce nei momenti giusti, qui non l’avremmo vinta. In questa categoria - lo dico dopo cinque anni - passare ad Altamura e prendersi la partita non è mai semplice. Mettere insieme venticinque giocatori nuovi in una piazza come Salerno è complicato, e dobbiamo vincere perché non c’è tempo da perdere". Sul sistema di gioco, Tascone taglia corto: "Il modulo lascia il tempo che trova: ognuno fa il suo, esalta le proprie caratteristiche e la squadra sta bene. Come Catania e Benevento, siamo stati costruiti per vincere: la differenza la farà chi avrà più continuità".
E sull’identità granata: "Giocare a Salerno è un onore: curva e storia parlano da sole. Il nostro dovere è dare il massimo e scappare da questa categoria". Uno sguardo al proprio ruolo: "Con questo assetto sono un po’ meno vicino alla porta; a tre in mezzo posso arrivare più spesso in zona goal e colmare ciò che mi manca". Infine la difesa del lavoro di Raffaele: "L’anno scorso a Cerignola il gruppo era già formato; qui siamo nuovi, ma i social non ci condizionano. Conosco il mister da tre anni: per la categoria è tra i più preparati, ti dà tanto e ti fa stare bene. Lo seguiamo e ci isoliamo da ciò che si scrive". Altamura resta alle spalle, la vetta torna granata. La Salernitana esce con un messaggio forte e chiaro: concretezza, unità e fame. Il resto - come ripetono i protagonisti - lo farà la continuità. Perchè, appunto, vincere porta a vincere.
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