

di Massimiliano Catapano
La sanità campana può tornare alla piena gestione regionale. Con una sentenza depositata il 14 novembre 2025, il Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso di Palazzo Santa Lucia e ha annullato il diniego con cui, nella seduta congiunta del 4 agosto 2025, il Ministero della Salute aveva respinto la richiesta di uscita dal Piano di rientro. I giudici hanno diffidato l’amministrazione statale a disporre "immediatamente" la fuoriuscita della Regione dal perimetro del Piano. Nel merito, il Tar ha ritenuto che la Campania abbia raggiunto la soglia minima per ciascun macro-livello del Nuovo Sistema di Garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (LEA) - prevenzione, assistenza distrettuale/territoriale e ospedaliera. In motivazione si dà atto di progressi nelle reti delle cure palliative, dei punti nascita e senologica, ma si richiamano le carenze ancora riscontrate: mancato raggiungimento delle soglie minime per screening mammografico e colon-retto e ritardi gravi nella copertura della rete residenziale per anziani, ambito in cui la Regione resta in coda alla graduatoria nazionale. Nonostante ciò, la verifica sulle soglie LEA ha portato ad accogliere il ricorso e a cassare il diniego ministeriale.
Immediata la replica del Ministero della Salute, che ha annunciato appello al Consiglio di Stato. Nella nota si sottolinea che il Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA "è solo una parte" della valutazione complessiva sugli adempimenti regionali e che la Campania risulta ancora inadempiente su profili "rilevanti", in particolare rete sociosanitaria e screening oncologici; inoltre, l’equilibrio di bilancio da solo non basterebbe a certificare l’uscita dal Piano. La decisione arriva al culmine di una vicenda ventennale. La Campania ha sottoscritto il Piano di rientro nel 2007, è stata commissariata nel 2009 e ha chiuso il commissariamento nel dicembre 2019, restando però all’interno del Piano con i relativi vincoli e le verifiche periodiche. Il pronunciamento del Tar interviene, dunque, su un percorso di risanamento lungo e scandito dai tavoli tecnici nazionali.
Sul piano politico-istituzionale, la sentenza è giunta nelle stesse ore in cui la premier Giorgia Meloni era a Napoli per la chiusura del comizio del centrodestra a sostegno del candidato alla presidenza regionale Edmondo Cirielli: un contesto che ha amplificato la risonanza nazionale del verdetto amministrativo. Dal fronte regionale, il governatore Vincenzo De Luca ha salutato il provvedimento come una "vittoria straordinaria" e, nelle scorse settimane, aveva definito la permanenza nel Piano una "follia", sostenendo che "da anni abbiamo il bilancio della sanità positivo, ma per discriminazione rimaniamo nel Piano e dobbiamo trovare nuove risorse con il cappio alla gola". Toni che riflettono uno scontro istituzionale prolungato e che ora trovano un primo, decisivo riconoscimento sul piano giurisdizionale.
Che cosa cambia adesso. L’uscita dal Piano, se confermata in via definitiva dopo l’appello, alleggerirebbe i vincoli su spesa e programmazione tipici dei regimi di rientro, restituendo autonomia alla Regione nella pianificazione dei servizi e consentendo un uso più flessibile delle proprie risorse in aggiunta al Fondo sanitario nazionale, sempre nel rispetto degli standard LEA. Resta ferma, in ogni caso, la cornice nazionale di controllo sugli adempimenti e sui risultati.
I prossimi passaggi. Con l’appello al Consiglio di Stato annunciato dal Ministero, la partita resta aperta: al centro del giudizio di secondo grado ci saranno il peso giuridico delle soglie del Nuovo Sistema di Garanzia, le criticità su screening e rete residenziale per anziani, e l’equilibrio fra conti in ordine e qualità delle prestazioni. Nel frattempo, il segnale del Tar è chiaro: sulla base degli indicatori fissati dal sistema LEA, la Campania ha raggiunto le soglie minime richieste e il diniego ministeriale va annullato.
Il quadro d'insieme. Al di là del contenzioso, la sfida ora è trasformare gli indici in servizi percepiti: recuperare i gap negli screening oncologici, potenziare la rete per la non autosufficienza, consolidare le reti tempo-dipendenti e la medicina territoriale. Solo così l’uscita dal Piano potrà tradursi in un miglioramento concreto per cittadini e operatori, completando un cammino iniziato quasi due decenni fa.
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