

di Massimiliano Catapano
Si è chiusa la fase preliminare dell’inchiesta della Procura di Nocera Inferiore su una presunta frode legata alla cessione dei crediti d’imposta, il meccanismo introdotto nel 2020 con il Decreto Rilancio per sostenere l’economia e, in particolare, gli interventi edilizi. Il fascicolo, affidato alle indagini della Compagnia della Guardia di Finanza di Nocera Inferiore, tratteggia un quadro accusatorio imponente: sono cento, tra persone fisiche e imprese, i soggetti iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di truffa aggravata e, per diversi di loro, anche di riciclaggio. Un reticolo che, secondo gli inquirenti, avrebbe oltrepassato i confini del salernitano, sfruttando in modo distorto la circolazione dei crediti maturati con i cosiddetti bonus edilizi. Nel cuore del presunto schema, gli investigatori collocano la figura di un imprenditore edile indicato come acquirente di crediti per un importo complessivo superiore ai due milioni di euro. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe poi ceduto parte di quei crediti, trasformandoli in liquidità per circa 735mila euro attraverso Poste Italiane. Una monetizzazione che, nelle ipotesi accusatorie, non sarebbe stata sorretta da attività reali: le verifiche economico-finanziarie hanno infatti evidenziato anomalie ritenute gravi, a partire dall’assenza di cariche societarie formalmente ricoperte dall’indagato, passando per un reddito personale giudicato incompatibile con la capacità di acquisire crediti di tale entità, fino all’assenza di fatture per lavori edili effettivamente eseguiti.
Il denaro ottenuto - spesso tramite bonifici - sarebbe poi confluito su altre attività, considerate "schermo", con l’obiettivo di ostacolare la tracciabilità delle somme e offuscarne la provenienza. Un modus operandi che, nella lettura della Procura, costituirebbe il tassello centrale della contestazione di riciclaggio mossa ad alcuni degli indagati. La portata dell’indagine è fotografata anche dai numeri: gli atti contano centinaia di capi d’imputazione e coinvolgono complessivamente 28 aziende. Già nelle scorse settimane, a riprova della gravità delle ipotesi al vaglio, le forze dell’ordine avevano eseguito un sequestro preventivo di circa 195mila euro nei confronti di una 42enne residente a Nocera Superiore, provvedimento inquadrato nel più ampio fronte cautelare a tutela dell’erario. Sul piano normativo, il meccanismo della cessione dei crediti - nato per immettere liquidità e accelerare gli interventi di riqualificazione - consente di trasferire a terzi il credito maturato, rendendolo di fatto circolante. È proprio su questo snodo che, secondo gli inquirenti, si sarebbe innestata la presunta frode: crediti “acquistati” in assenza di reale capacità economica o di lavori sottostanti, quindi girati e monetizzati, con successiva frammentazione dei flussi per sottrarsi ai controlli.
Resta centrale, in questa fase, il principio di presunzione d’innocenza: le contestazioni mosse dalla Procura e gli esiti delle attività della Guardia di Finanza rappresentano l’impianto accusatorio, che dovrà confrontarsi con le difese degli indagati nelle sedi opportune. L’eventuale approdo in giudizio e ogni valutazione definitiva sulle responsabilità saranno rimessi alle decisioni del giudice, alla luce del contraddittorio e delle prove che verranno acquisite. La chiusura dell’indagine preliminare segna, dunque, un passaggio cruciale in una vicenda che ha acceso i riflettori su un settore, quello dei bonus edilizi, divenuto in pochi anni un campo sensibile tanto per l’economia reale quanto per il rischio di abusi. Il quadro che emerge dagli atti racconta di un presunto circuito di crediti e liquidità che, partendo dal territorio nocerino, avrebbe dispiegato i propri effetti ben oltre l’area salernitana. Ora, con le carte sul tavolo, si apre la fase in cui le condotte contestate verranno vagliate nel merito, tra garanzie difensive, riscontri documentali e tracciabilità dei flussi finanziari.
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