

di Massimiliano Catapano
Undici anni dopo la scomparsa di Peppino Soglia, il suo nome continua a risuonare tra chi lo ha conosciuto, amato e seguito nella sua straordinaria avventura umana e sportiva. Mercoledì 12 novembre, alle ore 18.00, il Comune di Castel San Giorgio – il paese dove nacque e visse – ospiterà un momento di memoria condivisa: familiari, amici, ex calciatori granata, tifosi e giornalisti salernitani si ritroveranno per celebrare l’uomo che più di tutti ha incarnato l’anima della Salernitana. L’occasione è la presentazione del volume del senatore Andrea De Simone, presidente del club granata "Parlamento" e amico fraterno di Soglia: Novanta minuti e una vita intera. Un titolo che restituisce l’urgenza di un’esistenza vissuta senza calcoli, tra passione e sacrificio, e che mette al centro l’uomo prima del dirigente: nessun freddo richiamo a bilanci o plusvalenze, ma la storia di un presidente che sentiva la squadra come una famiglia allargata, e la città come una responsabilità da onorare.
Soglia guidò la Salernitana nel quadriennio decisivo tra l’aprile 1987 e il 5 marzo 1991 (restando proprietario fino al luglio dello stesso anno). In quelle stagioni matura l’epopea che riconsegna ai granata la Serie B dopo ventiquattro anni di assenza dal campionato cadetto: è il 3 giugno 1990, lo 0-0 con il Taranto al “Vestuti”, lo stadio gremito, la squadra di Giancarlo Ansaloni, il carisma di Agostino Di Bartolomei, e una città intera che rialza la testa. Non fu solo un risultato sportivo: fu un riscatto collettivo, il ritorno di un’appartenenza che attraversa generazioni. Imprenditore edile, Giuseppe "Peppino" Soglia si è spento il 12 novembre 2014, a 73 anni, nella sua casa di Castel San Giorgio. Di lui restano ricordi concreti – opere, cantieri, iniziative – ma soprattutto un modo diretto e popolare di presiedere: vicino alla gente, capace di ascoltare, sempre in prima linea. Un presidente che, prima di tutto, era un tifoso.
La serata in Comune si aprirà con il saluto istituzionale del Sindaco, avv. Paola Lanzara; seguiranno testimonianze e ricordi di chi ha voluto bene al presidente-tifoso, componendo un mosaico di voci che restituisca il suo sorriso, la sua energia e l’esempio di una leadership fondata su passione e responsabilità. La Salernitana non dimenticherà mai Peppino Soglia. Fu un presidente vero, uno di noi: mise il cuore davanti ai conti, accettò anche perdite personali pur di difendere un’idea di calcio fatta di comunità e appartenenza. È il modello del presidente-tifoso che non si compra: si testimonia. E il popolo granata, oggi come allora, coltiva un desiderio semplice e potente: che un giorno la tifoseria possa ritrovare “un altro Soglia”, capace di custodire quello spirito. Un messaggio chiaro - non polemico, ma inequivocabile - che suona come un invito anche all’attuale proprietà, guidata da Danilo Iervolino: tenere vivo quel patrimonio di passione, rispettarlo, farne rotta e misura. "Lode a te, Peppino Soglia", ancora una volta.
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