

di Massimiliano Catapano
È finita con un "no" formale la richiesta dell’Udc di entrare nel Pronto soccorso del "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno per verificare le criticità segnalate da cittadini e operatori. A darne notizia è Mario Polichetti, responsabile nazionale del Dipartimento Salute del partito, che parla di decisione "gravissima" e di "mancanza di trasparenza". "Da settimane riceviamo segnalazioni su sovraffollamento, lunghe attese e difficoltà operative", afferma Polichetti. "Chiedevamo semplicemente di vedere con i nostri occhi le problematiche denunciate, per proporre soluzioni concrete. Se una delegazione istituzionale e sanitaria viene tenuta fuori da un ospedale pubblico significa che c’è qualcosa che si vuole nascondere. La sanità non può essere un feudo chiuso, ma una casa di vetro". Il partito ha annunciato l’inoltro del dossier alle autorità competenti, dal Ministero della Salute al Consiglio regionale.
La risposta dell’Azienda ospedaliera è arrivata con una nota ufficiale firmata dal direttore generale Ciro Verdoliva. Nel documento, rivolto anche alla Presidenza della Giunta regionale, il manager chiarisce che "alla luce di quanto sopra, e nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti, non è pertanto possibile autorizzare la visita richiesta". Il diniego poggia su tre capisaldi. Il primo riguarda la cornice legale e clinica: "L’accesso ai reparti e ai servizi ospedalieri è regolato da precise disposizioni che tutelano la sicurezza dei pazienti, la riservatezza dei dati e il corretto svolgimento delle attività clinico-assistenziali". Il secondo è la competenza sui controlli: "Le visite e gli accessi ispettivi sono demandati per legge esclusivamente alle autorità competenti per materia, che esercitano le funzioni di vigilanza e controllo". Il terzo è il perimetro elettorale: "Con riferimento alla disciplina vigente in occasione delle Elezioni regionali, le strutture sanitarie pubbliche devono evitare iniziative che possano, anche solo indirettamente, favorire l’immagine di parti o candidati, indipendentemente dall’appartenenza politica".
Verdoliva riepiloga poi le azioni interne già avviate: "Questa Direzione ha disposto l’attivazione di un audit interno finalizzato a un’analisi critica e sistematica della qualità dell’assistenza sanitaria complessiva, che include le procedure per la diagnosi e il trattamento, l’uso delle risorse, gli outcome e la qualità di vita per i pazienti". L’audit, precisa, "si è concluso e, in relazione agli esiti emersi, sono stati avviati i procedimenti volti alla soluzione delle criticità evidenziate". Pur mantenendo il diniego all’accesso, il direttore generale apre alla condivisione di dati nel rispetto delle norme: "Resta naturalmente ferma la piena disponibilità dell’Azienda a fornire informazioni di carattere generale o dati aggregati sull’attività del Pronto soccorso, nei limiti previsti dalla normativa e attraverso i canali istituzionali". Il confronto, dunque, si muove tra la richiesta di "trasparenza immediata" avanzata dall’Udc e la linea dell’ospedale, che richiama sicurezza dei pazienti, privacy, competenze ispettive e regole del periodo elettorale. Il fascicolo approderà nelle sedi indicate dal partito; nel frattempo il "Ruggi" rivendica metodo e contromisure già in campo.
Il profilo del direttore
Al netto della dialettica politica, la posizione di Ciro Verdoliva spicca per rigore istituzionale e chiarezza: cita norme, delimita responsabilità, tutela i malati e, insieme, impegna l’azienda su verifiche misurabili (audit) e azioni correttive. Una postura da "amministratore di garanzia": ferma nel rispetto delle regole, ma orientata ai risultati e alla trasparenza documentata. In un passaggio complesso per la sanità campana, è una leadership tecnica che indica la rotta: legalità, sicurezza e miglioramento continuo.
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