

di Massimiliano Catapano
La medicina generale cambia passo. Con il nuovo contratto nazionale dei medici di famiglia arriva un pacchetto di misure che punta a rimettere il cittadino al centro: ambulatori aperti fino a 12 ore al giorno, più personale di supporto, tecnologie di base diffuse e risorse dedicate per sostenere il cambiamento. Sul tavolo ci sono 300 milioni di euro complessivi - metà destinati alla previdenza - e un incremento medio del 6% che valorizza soprattutto le quote fisse e, in parte, l’attività svolta nelle Aft, le Aggregazioni funzionali territoriali. Non solo numeri: è un riposizionamento strategico della medicina "di prossimità", in equilibrio tra l’attuazione del Pnrr e il rafforzamento del modello convenzionato con le Asl. Il segnale politico e professionale è chiaro: riportare i camici bianchi là dove i cittadini li cercano, con orari estesi e continuità di presa in carico. La riforma introduce inoltre flessibilità per i neo-genitori, sostegni mirati per i medici in formazione e un richiamo alla responsabilità prescrittiva degli specialisti, così da evitare scarichi di competenze e garantire percorsi di cura lineari, dalla prima visita al controllo successivo.
Il modello organizzativo fa perno sulle Aft e sulla capacità di fare rete. Ambulatori "di quartiere" più accessibili, ma anche equipe multidisciplinari e strumenti essenziali per le prestazioni di primo livello. In questo quadro si inserisce la spinta all’integrazione con le Case di comunità: studi collegati, agenda condivisa, gestione proattiva dei cronici. Per sostenere la macchina organizzativa sono previsti collaboratori di studio - infermieri, Oss e personale amministrativo - con compensi fissati a 4 euro l’ora. La Campania, ancora una volta, fa da laboratorio. L’intesa regionale siglata da Fimmg e Snami (non dallo Smi) anticipa diversi snodi del contratto nazionale e punta al cosiddetto "ruolo unico" della medicina generale: un perimetro professionale più chiaro, inserito nelle strutture territoriali e connesso ai servizi sociali. Nel pacchetto anche incentivi per chi apre ambulatori nelle aree interne e dotazioni tecnologiche di base per ampliare l’offerta in sede, riducendo accessi impropri ai pronto soccorso. Resta però il nodo delle risorse umane. Entro novembre 2025 la Regione conta di assegnare 700 nuovi medici di famiglia, ma la graduatoria disponibile si ferma a circa 450 nomi: un gap che rischia di pesare su liste d’attesa e continuità dell’assistenza.
Per evitare che il corto circuito si scarichi sui pazienti, la Fimmg propone una misura tampone: alzare temporaneamente il massimale degli assistiti da 1.500 a 1.800 per ciascun medico, in attesa dei rinforzi. Una soluzione emergenziale, che va bilanciata con strumenti organizzativi adeguati per non comprimere i tempi di visita e la qualità delle cure. Il nuovo impianto contrattuale, insomma, mette insieme risorse, regole e responsabilità. Estendere gli orari fino a 12 ore al giorno significa garantire accesso più agevole a chi lavora, intercettare prima i bisogni dei fragili, dare risposte rapide ai problemi minori evitando che diventino emergenze. Potenziare le Aft e il lavoro in squadra aiuta a distribuire meglio i carichi, mentre il richiamo alla responsabilità prescrittiva degli specialisti può ridurre burocrazia e rimbalzi tra ambulatori. La sfida ora è esecutiva: trasformare le intenzioni in servizi misurabili, monitorare l’impatto sugli esiti di salute, ridurre le disuguaglianze territoriali. Dopo gli anni del Covid, i cittadini chiedono una sanità vicina, leggibile, affidabile. Questa riforma prova a ridare fiducia proprio lì dove si costruisce ogni cura: nel rapporto quotidiano tra medico e paziente, nel territorio di tutti.
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