

di Massimiliano Catapano
Tornare in piedi dopo anni di immobilità, quando camminare sembrava definitivamente impossibile. È la storia di "Luca" (nome di fantasia scelto per tutelarne l’identità), 55 anni, che da tempo viveva su una sedia a rotelle a causa di un problema neurologico gravissimo: un rarissimo tumore intramidollare, cioè sviluppato all’interno del midollo spinale, identificato come cisti epidermioide di origine disembriogenetica, localizzata a livello dorsale. Il caso è stato affrontato e risolto con successo presso la Clinica Neurochirurgica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, Scuola Medica Salernitana. L’equipe neurochirurgica - guidata dal professor Giorgio Iaconetta - ha eseguito un intervento definito di “altissima complessità” per tipologia del tumore, posizione, dimensioni e rischi funzionali. La lesione era infatti profondamente adesa alle strutture nervose, in un’area in cui qualunque manovra impropria può lasciare danni permanenti alla motricità e alla sensibilità degli arti inferiori. Nonostante questo, l’operazione è riuscita e il paziente, al termine del decorso post-operatorio, ha ricominciato ad alzarsi e a camminare in autonomia.
La preparazione dell'intervento
Il percorso è stato pianificato nei minimi dettagli da un’équipe ad alta specializzazione coordinata dalla dottoressa Nicola Narciso, neurochirurgo con incarico di alta specialità in Neurochirurgia Spinale. La strategia chirurgica è stata costruita passo dopo passo, con un approccio neurochirurgico spinale dedicato, calibrato sul caso specifico e sostenuto da tecnologia di ultima generazione. L’operazione è stata condotta in sala operatoria avanzata, utilizzando un approccio microchirurgico e strumenti ad altissima precisione: bisturi a ultrasuoni, aspiratore a ultrasuoni, monitoraggio multimodale intraoperatorio e strumentazione microchirurgica dedicata. In particolare, il monitoraggio neurofisiologico è stato mantenuto per tutta la durata dell’intervento, così da controllare in tempo reale l’integrità delle vie motorie e sensitive e ridurre al minimo il rischio di deficit neurologici permanenti.
"L’obiettivo è stato duplice: rimuovere completamente la formazione patologica e, allo stesso tempo, proteggere le funzioni neurologiche residue del paziente", spiega la dottoressa Narciso nella nota clinica. "La salvaguardia delle funzioni neurologiche è stata la nostra bussola in ogni fase dell’intervento. Vedere il paziente rialzarsi e riacquistare autonomia nel cammino è la soddisfazione più grande per tutta l’équipe". La massa intramidollare, estremamente rara, è stata asportata completamente. L’esame istologico intraoperatorio ha confermato la natura della lesione, una cisti epidermioide intramidollare, diagnosi poi ribadita dagli accertamenti successivi. Questo ha permesso di chiudere l’intervento con un quadro di chiarezza anatomopatologica e con la massima tutela funzionale.
Un'operazione ai limiti della neurochirurgia spinale
Interventi di questo tipo rientrano tra le procedure più delicate della neurochirurgia vertebro-midollare: operare "dentro" il midollo spinale comporta margini di sicurezza sottili e richiede esperienza elevatissima, perché un errore di pochi millimetri può compromettere in modo irreversibile la deambulazione, l’equilibrio o la sensibilità degli arti. Il caso di "Luca" è stato trattato con un’impostazione multidisciplinare e con una catena di controllo intraoperatorio continua, pensata per proteggere ogni singola funzione neurologica utile al recupero post-operatorio. Il risultato clinico - il ritorno al cammino in un paziente che ormai viveva seduto - è la conferma concreta dell’efficacia di questo modello chirurgico.
Una tradizione consolidata
La Neurochirurgia del "Ruggi", in particolare il settore della Chirurgia Vertebrale, è riconosciuta per una lunga esperienza nella cura delle patologie del rachide e del midollo, sia degenerative che traumatiche e oncologiche. Parliamo di una tradizione ultra-trentennale che oggi si traduce in oltre 300 procedure vertebro-midollari eseguite ogni anno, con protocolli strutturati, percorsi personalizzati per ciascun paziente e interventi affrontati in sicurezza anche nei casi rari e complessi come questo. Questa stabilità organizzativa - protocolli chiari, équipe dedicate, monitoraggio avanzato, confronto costante tra specialisti - è uno degli elementi che hanno permesso di affrontare una lesione tanto rara e tanto pericolosa senza compromessi sulla qualità del gesto chirurgico.
"Non solo un successo tecnico, ma una storia di rinascita"
Per la direzione generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona", il significato di questo intervento va oltre il dato clinico. "Non si tratta solo di un successo tecnico - afferma il direttore generale Ciro Verdoliva - ma di una storia di rinascita. Quando un paziente torna a camminare grazie al lavoro di un’équipe multidisciplinare, significa che la sanità pubblica funziona, che la qualità è alta e che stiamo garantendo cure di livello elevatissimo nel nostro territorio. È la dimostrazione di una competenza che si accompagna all’umanità dei nostri professionisti".
Il caso di "Luca", dunque, non è soltanto una pagina di medicina. È anche un segnale, molto concreto, di ciò che una struttura pubblica può fare quando unisce esperienza chirurgica, tecnologia d’avanguardia e capacità di lavorare in modo integrato sul singolo paziente. In definitiva, la storia comincia da un tumore rarissimo nel midollo spinale e finisce - per ora - con un uomo di 55 anni che torna a reggersi sulle proprie gambe. In mezzo c’è il lavoro della Neurochirurgia del "Ruggi": pianificazione meticolosa, esecuzione impeccabile e un risultato che, per chi fa questo mestiere, vale più di qualunque primato statistico.
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