

di Massimiliano Catapano
La scena finale dice tutto. Fischio dell’arbitro, braccia al cielo, pugni stretti, lo sguardo verso la curva. Fabio Prosperi non si è trattenuto. Dopo l’1-0 al Crotone, primo successo interno della stagione al "Simonetta Lamberti" e secondo successo di fila per una Cavese (foto Giuseppe Evaristo/Enzo Candela) che sta prendendo forma, l’allenatore ha liberato in un gesto tutta la tensione accumulata in queste settimane. Un gesto che non è sfogo personale, ma appartenenza. "Mi sono lasciato andare perché avevo bisogno di dare qualcosa alla nostra gente. Se lo meritavano loro, se lo meritava l’ambiente intero. Abbiamo passato partite complicatissime in casa, e spesso hanno avuto anche ragione a criticarci. Oggi volevo soltanto farli felici", ha raccontato Prosperi nel dopo gara. Quella contro il Crotone non era una partita qualsiasi. Il calendario al "Lamberti" è stato fin qui durissimo, e la Cavese arrivava da settimane in cui il margine d’errore sembrava inesistente. Il peso psicologico era evidente: doveva arrivare il primo sorriso casalingo del campionato, e doveva arrivare contro una squadra che, per struttura tattica, è considerata tra le più organizzate del girone. Il goal di Munari dopo appena tre minuti ha indirizzato la serata, ma il resto è stato sacrificio puro, letture corrette, compattezza fino al recupero. La porta inviolata ha fatto il resto. È finita 1-0, è caduto il tabù interno, e la Cavese si è presa tre punti che valgono più del semplice bottino di classifica.
Prosperi, nel leggere la partita, ha scelto una chiave precisa: rispetto per l’avversario e orgoglio per i suoi. Il tecnico ha sottolineato come il Crotone, per organizzazione collettiva, "gioca già come una grande squadra di categoria superiore". Non è soltanto una questione di nomi, anzi: "Forse a livello di qualità individuale qualcuna davanti può avere qualcosa in più, ma come identità, come modo di stare in campo, loro sono una squadra da riferimento. Ecco perchè per molti questa gara sembrava quasi proibitiva. Batterli qui, in questo momento, vale tantissimo". Non è un caso che l’allenatore abbia parlato di vittoria "quasi impossibile sulla carta". Perchè se l’avversario arriva con un’identità già definita e con ambizioni dichiarate, la Cavese è ancora un cantiere in via di stabilizzazione. Il percorso è stato tutt’altro che lineare: il mercato ha consegnato alcune pedine pesanti soltanto nella fase finale, quando il campionato era già partito, e nel mezzo ci si è messa anche una serie di infortuni che ha tolto alternative vere in certe zone del campo. "Sono situazioni che capitano, fanno parte del mestiere, e tocca a me trovare soluzioni", ha ammesso Prosperi. "Però non è stato facile, perché spesso ci siamo trovati senza cambi naturali in alcuni ruoli".
Questo spiega anche una scelta concettuale: niente squadra 'tipo' scolpita, ma un’idea di gioco sempre più riconoscibile. Prosperi lo ha detto chiaramente: più che fissare un undici intoccabile, la Cavese in questo momento ha bisogno di riconoscersi in principi comuni e replicabili, indipendentemente da chi parte dall’inizio. È una distinzione sottile ma fondamentale in Serie C, dove la continuità spesso nasce più dalla struttura che dai singoli. "Adesso abbiamo un’identità precisa su cui costruire il resto del nostro cammino", ha spiegato. "Non dico che abbiamo trovato la formazione definitiva, perché non è così, però abbiamo trovato come vogliamo stare in campo. E questo è il punto di partenza". Dentro la partita con il Crotone c’è un altro elemento che l’allenatore ha voluto mettere in vetrina: l’atteggiamento mentale. Il tecnico ha usato quattro parole - cuore, orgoglio, carattere, attenzione - per definire quello che la sua squadra ha messo sul prato del "Lamberti". Tradotto: non basta segnare subito, bisogna poi difendere quel vantaggio con lucidità, senza andare nel panico quando l’avversario alza il ritmo. Il finale ad area piena, con il pubblico che spingeva e la squadra che stringeva i denti fino all’ultimo pallone in area, è il manifesto esatto di quella tenuta emotiva.
C’è anche un aspetto umano che merita di essere sottolineato. Prosperi non si è nascosto davanti al tema delle critiche. Anzi, lo ha affrontato con maturità. Ha riconosciuto che una parte del malcontento di queste settimane era fondata, soprattutto dopo alcune prove casalinghe che avevano lasciato amarezza e interrogativi. Ma proprio da lì nasce il senso dell’abbraccio finale con la curva: "La nostra gente ci è rimasta accanto anche nei momenti in cui non stavamo dando quello che volevano e, diciamolo, quello che meritavano. Oggi questa gioia è per loro. È per chi viene allo stadio e ci crede comunque". In termini sportivi, il successo contro il Crotone mette la Cavese in una fase nuova. Dopo la vittoria esterna e ora questo 1-0 al "Simonetta Lamberti", la squadra si è presa due risultati pieni consecutivi e, soprattutto, una consapevolezza diversa: si può reggere l’urto anche contro avversari quotati, si può soffrire senza sbandare, si può difendere un vantaggio e non farselo strappare via. È il genere di partita che di solito segna uno spartiacque in un gruppo.
Adesso la parola d’ordine è continuità. Prosperi ha insistito sulla necessità di restare dentro una dimensione di lavoro maniacale, dettaglio dopo dettaglio, senza farsi ubriacare dall’euforia di un pomeriggio perfetto. "Dobbiamo andare avanti così", ha detto. "Con applicazione, intensità, cura di ogni minima cosa. Perché questo gruppo oggi ha dimostrato concentrazione e senso di appartenenza, ma questo deve essere il nostro standard, non l’eccezione". Il quadro è chiaro: la Cavese cercava una scintilla davanti al proprio pubblico e l’ha trovata. Il tecnico, sotto pressione, ha risposto con una vittoria che pesa più del punteggio e che racconta una squadra in crescita lenta ma reale. Il pubblico, dopo settimane di attesa, ha finalmente potuto esultare al "Lamberti". E Prosperi, nel gesto istintivo con cui si è girato verso la curva, ha reso plastico un concetto semplice: questa vittoria non è solo una tacca in classifica. È appartenenza ritrovata. È un patto rinnovato. È il segnale che la Cavese è viva.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.