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Salernitana, Raffaele: "Squadra matura e affamata. Liguori è pronto per il campionato, ma dobbiamo restare lucidi fino all'ultimo secondo"

27/10/2025

di Massimiliano Catapano

La vittoria nel derby contro la Casertana (2-1) restituisce alla Salernitana un primato carico di significati tecnici, emotivi e simbolici: partita dominata, individualità in crescita, tifoseria in stato d’assedio emotivo all’Arechi. Ma anche una lezione chiara: questa è una squadra che deve imparare a chiudere le gare e non riaprirle da sola. È il messaggio di Giuseppe Raffaele, che nel dopo gara ha parlato da allenatore pienamente dentro il progetto e, allo stesso tempo, da guardiano dell’equilibrio mentale del gruppo. "È stata una prova importante", ha detto il tecnico granata. "Abbiamo cercato di prendere in mano l’incontro per tutti i novanta minuti e nel primo tempo siamo partiti forte. Poi la gara si è indurita nei contrasti e secondo me sono volati pochi cartellini verso la Casertana rispetto a quanto si è visto in campo. Dopo il nostro 2-0 ero sereno, pensavo che se fosse arrivato un altro gol sarebbe stato ancora nostro. Il fastidio è nato dopo il 2-1: in quel momento è subentrata un po’ d’ansia per il risultato perché avevamo ancora negli occhi la beffa con l’Audace Cerignola. Da allenatore, però, ho visto una squadra che in realtà non ha concesso nulla".

Il tema centrale, per Raffaele, è la gestione degli ultimi minuti. È l’unico vero rimprovero pubblico alla squadra, ed è un rimprovero costruttivo. "Dobbiamo essere bravi a capire che partite già in mano, come quella di oggi, non possono essere riaperte da noi. Questo è un periodo della stagione in cui bisogna restare concentrati fino all’ultimo pallone. Nel finale ho scelto di mettere centimetri preziosi perché ci eravamo abbassati troppo dopo il loro gol e avevo la sensazione che ci stessimo più preoccupando di stringerci dietro che di continuare a comandare la partita". Dentro la partita ci sono soprattutto due nomi: Michael Liguori e Vladimir Golemic, i marcatori che hanno indirizzato il derby e che il tecnico difende e valorizza apertamente. Su Liguori il giudizio è netto e ha il sapore di una investitura: "Michael è rientrato dieci giorni fa e già con il Siracusa era partito dall’inizio. È un ragazzo con qualità che ci sarebbero servite tantissimo già prima. Oggi ho deciso di metterlo dall’inizio e alla fine è rimasto in campo più di quanto pensassi. Per me è pronto per partire titolare in campionato, senza più alibi fisici: è uno di quelli che ti cambiano il fronte d’attacco con una giocata".

Parole importanti, che danno la misura di quanto Raffaele punti sul fattore imprevedibilità davanti. È un concetto che tornerà più volte nella sua analisi tecnica. Su Golemic, difensore esperto finito sotto lente dopo qualche sbavatura nelle ultime uscite, l’allenatore sceglie una linea chiara: responsabilità sì, ma anche fiducia piena. "Con Vladimir ho parlato in settimana", ha spiegato. "Il problema non era il singolo errore, perché l’errore capita a tutti. A me interessava la personalità con cui stare dentro la gara. Più si allena e più si vede quello che può dare. Oggi ha fatto una partita di livello alto e sono soddisfatto, perchè questa era una gara-trappola. Per loro era una sfida sentitissima e noi avevamo il dovere di regalare alla nostra gente il quarto derby con la quarta vittoria. Lui ha risposto da giocatore vero". Accanto ai singoli, Raffaele difende anche chi lavora nell’ombra, a partire da Galo Capomaggio, fondamentale nell’equilibrio in mezzo. "A un certo punto avevamo praticamente tre attaccanti più Achik, quindi sapevamo di prenderci dei rischi offensivi", ha sottolineato. "Però, per me, la linea difensiva è stata protetta bene da Capomaggio. Nel primo tempo forse abbiamo creato meno pericolosità rispetto a quanto avrebbe meritato il modo in cui stavamo palleggiando, ma restavamo padroni dell’idea partita. Questo vuol dire avere struttura".

Il discorso tattico è uno dei passaggi più interessanti del post-partita. Il tecnico rifiuta di farsi ingabbiare nella lettura "4-2-3-1 fisso" o "cambio modulo", e spiega la sua filosofia con chiarezza quasi didattica: "Noi giochiamo sempre allo stesso modo, i numeri li scrivete voi sulla carta,” dice, senza giri di parole. “Avevo bisogno di un giocatore di qualità come Liguori e l’ho scelto per avere l’effetto sorpresa, perché loro erano venuti per portare a casa lo 0-0 e noi avevamo il dovere di sbloccarla. Achik oggi ha fatto anche il ‘quarto’ a centrocampo. Una squadra che vuole vincere deve essere imprevedibile, deve avere gente che tra le linee ti inventa la giocata che cambia l’inerzia. All’interno di una partita esistono più partite diverse: capita di iniziare con un’idea e poi modificarla, come con la Cavese. Il punto fermo è mettere ogni calciatore nella posizione in cui può sfruttare le sue caratteristiche migliori". C’è poi il capitolo che riguarda la fascia destra difensiva, uno dei temi caldi di queste settimane. Il tecnico sceglie la via della protezione pubblica, ma pretende una crescita immediata. "Per me i ragazzi vanno sempre sostenuti e aiutati anche nella testa, soprattutto quando le cose non girano", spiega. "Qui la piazza è esigente e se sei giovane rischi di bruciare energie mentali prima ancora che fisiche. Per questo a volte è giusto fermarli un attimo e farli rifiatare. Ubani e Quirini devono accelerare il loro percorso, da loro mi aspetto di più e loro lo sanno".

Se la prima parte delle dichiarazioni è tecnica, quella finale è identitaria. Ai microfoni, Raffaele parla da allenatore che sente già cucita addosso la città: l’"Arechi", la curva, la pressione, il senso di appartenenza. "Dal primo minuto abbiamo impostato la partita per stare alti e imporci", racconta. "Poi la gara si è un po’ sporcata per l’agonismo, ma nella fase di non possesso siamo stati bravi. Al di là di qualche errore del singolo - che può succedere, non sono robot - la squadra ha difeso bene mantenendo un atteggiamento sempre propositivo. Il gol preso mi ha dato fastidio perché fino a quel momento stavamo dominando. Ma dobbiamo andare avanti lavorando con questa intensità". Infine, la fotografia emotiva della serata è nello stadio. L’allenatore chiude parlando del legame con la gente, e qui la voce cambia registro: da tecnico a tifoso consapevole. "In avanti abbiamo giocatori di grande qualità e grazie a loro possiamo dire la nostra con chiunque", sottolinea. "Questa squadra sta dando tutto e non bisogna dare niente per scontato. È un campionato che vinci solo se sei disposto a soffrire, perchè tutte le avversarie contro una realtà come la nostra danno il 110%. Sono felice per Liguori e per Golemic, sono felice per la loro risposta sul campo. E vi dico una cosa: credo che tutto lo stadio si sia emozionato guardando la coreografia. Abbiamo una tifoseria che ci sta vicino con maturità enorme. Venivamo da una sconfitta e loro, invece di tirarci giù, ci hanno spinto più forte. Sapere di avere questo pubblico dietro è un’arma per i nostri obiettivi".

Il messaggio finale è limpido. Da una parte entusiasmo, perchè la Salernitana ha mostrato personalità, qualità tecnica e capacità di reagire. Dall’altra, l’avvertimento: la partita non finisce quando la senti in pugno, ma quando l’arbitro fischia. E su questo Raffaele non transige: nel suo vocabolario, la parola d’ordine è continuità mentale. Perchè, dice lui, questo è un torneo che si vince sapendo soffrire, ma restando padroni del campo fino all’ultimo respiro.

Redazione Sport - Salernitana -

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