

di Massimiliano Catapano
La Cavese piega il Crotone 1-0 al "Simonetta Lamberti" e firma due verità pesantissime: è la prima vittoria interna di questo campionato e, soprattutto, è la seconda vittoria consecutiva degli aquilotti (foto Cavese 1919), che danno un segnale netto al proprio torneo. È un successo arrivato nel pomeriggio (caldo anche emotivamente) di Cava de' Tirreni, costruito subito e poi difeso fino all’ultima stilla di energia, con l’urlo liberato a fine partita da Fabio Prosperi che racconta meglio di qualsiasi analisi quanto contasse questa gara. La partita vive di due momenti chiave. Il primo è il goal che la sblocca subito: azione verticale, campo aperto, profondità attaccata con coraggio. Orlando accelera e va sul fondo, Amerighi rifinisce con un cross morbido e intelligente, Munari arriva a rimorchio e piazza il destro all’angolino. Primo centro stagionale per lui, goal pesantissimo per la squadra. Il secondo momento, all’estremo opposto della gara, è la parata che salva tutto: Boffelli risponde presente nel finale, quando su un rimpallo sfortunato di Macchi il pallone rischia di infilarsi nella porta sbagliata. È il classico intervento che vale come un gol segnato.
Nel mezzo c’è una partita sofferta, aspra, molto italiana per spirito e gestione: fase difensiva compatta, sacrificio totale degli esterni, centrocampo pronto a sporcarsi ovunque, attaccanti chiamati più a far male ai centrali avversari con sportellate che a cercare un colpo estetico. Questo è stato il volto della Cavese: concreto, operaio, feroce. Piano piano, i pezzi del puzzle cominciano a combaciare. La linea arretrata guidata da un Cionek in versione capitano vero, la crescita fisica e mentale di Awua, la disponibilità degli esterni a fare tutta la fascia, il lavoro di chi entra dalla panchina e capisce il momento della partita. È una squadra che ha deciso di stare dentro il campionato non per galleggiare, ma per venirne fuori con le unghie e con i denti.
Le pagelle degli aquilotti
BOFFELLI 7 - Giornata da portiere vero. Non è chiamato a una serie infinita di miracoli, ma interviene con lucidità proprio quando la partita pesa di più. Due interventi "semplici" solo all’apparenza, perché arrivano in momenti in cui basta una distrazione per buttare via tutto. Il riflesso nel finale, sul quasi autogoal di Macchi, è la fotografia del suo pomeriggio: concentrazione massima fino all’ultimo secondo. Chiude la porta e tiene in piedi la squadra nel momento di maggiore sofferenza.
LUCIANI 6,5 - È mestiere puro. Sa leggere le situazioni prima che diventino pericolose, accompagna e raddoppia sul lato dove c’è più traffico e, insieme ad Amerighi, limita la catena destra del Crotone. Dalle sue parti non si passa praticamente mai. Macina minuti su minuti (quasi 270 dal suo arrivo a Cava de' Tirreni) ed esce solo per i crampi dopo aver dato tutto. Leader silenzioso ma preziosissimo. (dall’83’ PIANA sv) - Entra per blindare il risultato e portare fisicità negli ultimi minuti caldissimi.
CIONEK 7 - Fascia di capitano al braccio e atteggiamento da capitano vero. Impone subito il duello fisico e mentale e, anche quando deve confrontarsi con attaccanti esperti come Gomez, non concede mai il minimo vantaggio. Comanda la linea, tiene alta la concentrazione di tutti, si fa sentire con la voce nei momenti in cui la squadra rischia di abbassarsi troppo. Partita solida, autorevole, da riferimento del reparto arretrato.
NUNZIATA 6,5 - Difensore che non fa rumore. E per un difensore, spesso, è la notizia migliore possibile. Non concede iniziative pulite agli avversari, non va fuori tempo, non regala spazi. Gioca pulito e concreto, senza sbavature evidenti. Per un classe 2007 inserito con discrezione nell’undici titolare, è un altro passo avanti importante: presenza sempre più affidabile.
AMERIGHI 6,5 - Tre minuti e ha già inciso. L’assist per l’1-0 nasce da un cross messo al punto giusto, coi tempi giusti: testa alta, scelta corretta, palla perfetta per Munari. È il secondo assist consecutivo, segnale di un esterno che sa far male quando accompagna. Poi la partita cambia volto e diventa sofferenza pura: contro un avversario come Maggio deve stare più basso, stringere i denti e convivere con un giallo che pesa. Esce stremato a metà ripresa dopo aver dato fondo a tutto. (dal 68’ EVANGELISTI 6) - Ingresso non semplice perché trova subito il ritmo alto della gara e, praticamente appena dentro, anche lui viene ammonito. Porta freschezza sulla fascia e si adatta subito a fare il 'quinto' di fatto, badando prima di tutto alla protezione dell’area.
AWUA 6,5 - Sta crescendo, e si vede a occhio nudo. Primo tempo dominante in mezzo: chiude le linee di passaggio centrali, intercetta, spezza il palleggio del Crotone e fa capire che da lì, in verticale, non si passa. Nella ripresa il Crotone allarga il gioco sulle corsie e lui si sacrifica andando a dare una mano dove serve, senza risparmiarsi. È diventato un riferimento fisico e tattico.
MUNARI 7 - Il protagonista della copertina. Il suo destro all’angolino vale tre punti, vale la prima gioia personale in campionato e vale, soprattutto, la prima vittoria interna della Cavese in questa stagione. Non è solo il gol: è la continuità con cui lavora, è la capacità di farsi trovare nel posto giusto al momento giusto, è la freddezza con cui calcia. È il tipo di giocatore che trasforma un’azione ben costruita in una pallottola che decide una partita intera. (dall’83’ BARONE sv) - Entra per provare a mettere la parola fine in ripartenza, ma non ha il pallone “giusto” per colpire. Episodio sfortunato, non giudicabile oltre.
MACCHI 6 - Gara meno appariscente rispetto alle prime uscite, come già accaduto a Cerignola. È coinvolto meno nella metà campo offensiva e passa gran parte del pomeriggio a soffrire in fase difensiva, spesso uomo contro uomo sulla fascia. Gioca tanti minuti con un giallo sulle spalle, situazione che lo costringe a essere più pulito nei contrasti. Nel finale rischia la beffa con quel tocco che può diventare autogol, ma lì c’è Boffelli a toglierlo dai guai. Prestazione di sacrificio.
ORLANDO 6 - L’azione del goal nasce da lui: strappa, va sul fondo, dà profondità e costringe la difesa del Crotone a correre verso la propria porta. Si è calato definitivamente nel ruolo di mezz’ala "a tutta corsa", meno esterno offensivo puro e più uomo da riempire il centrocampo quando serve e allungare la squadra quando c’è campo davanti. È prezioso proprio perché lavora sulle due fasi senza risparmiarsi. (dal 68’ FORNITO 5,5) - Non è il suo ingresso migliore. Perde qualche pallone di gestione in uscita che fa arrabbiare il pubblico e dà ossigeno al Crotone. Gli serve la scintilla giusta per tornare a incidere come sa, perché la qualità ce l’ha, ma deve ritrovarla sotto pressione.
SORRENTINO 6 - Forse la sua partita meno vistosa da inizio stagione, ma non meno utile. Corre, rincorre, pressa, si spende per la squadra e accetta il lavoro sporco senza una smorfia. Nell’unica situazione potenzialmente pulita per colpire, mette un pallone molto interessante in mezzo, ma Ubaldi non riesce a trasformarlo. Giocatore generoso, prezioso nell’equilibrio collettivo.
FUSCO 6,5 - È fisico, è fastidioso per i centrali avversari, è sempre nel corpo a corpo. Tiene alta la squadra quando può e non ha paura di mettere la gamba su ogni pallone. Si vede che in zona offensiva ci sa stare: attacca bene la profondità, usa il corpo, difende palla. Ha una mezza occasione, ma una deviazione della difesa del Crotone gli nega una possibile gioia personale. Viene tolto subito dopo l’ammonizione, scelta di gestione. (dal 54’ UBALDI 6) - Ha l’episodio che poteva cambiare la sua partita: gli capita la palla buona, spreca sotto porta ma il tutto viene poi cancellato dal fischio arbitrale. Da quel momento in poi fa esattamente quello che gli chiede la partita: ringhia su ogni pallone, fa salire la squadra, tiene vivo ogni rinvio. Finale di lotta.
ALL.: PROSPERI 7 - L’immagine finale è lui che esplode al triplice fischio. Non è teatralità: è liberazione. Prosperi, prima ancora che allenatore, è l’uomo che accompagna il gruppo dentro una partita complicatissima e lo porta fuori con i punti in mano. La Cavese che batte il Crotone non è solo una squadra che vince: è una squadra che soffre insieme, che si abbassa quando deve, che capisce di essere in un momento delicato della stagione e decide di stringere i denti, non di piangersi addosso. Sul piano tattico, la linea difensiva lavora in blocco, il centrocampo fa filtro e si adatta ai momenti della gara, gli esterni si sacrificano fino allo sfinimento e chi entra dalla panchina non entra "per far presenza" ma per continuare il lavoro degli altri. Piano piano i tasselli stanno andando al loro posto. È un passo avanti tecnico, mentale e - soprattutto - identitario. La Cavese esce dal "Lamberti" con tre punti che pesano più del semplice 1-0 sul tabellino. Pesano perché arrivano in casa, dove finora era mancata la vittoria. Pesano perché arrivano per la seconda volta di fila, dando continuità a un segnale di risalita. Pesano perché arrivano contro un avversario tosto e di livello. Pesano perchè, per la prima volta da settimane, questa squadra dà l’idea di guardare davanti e non solo allo specchietto retrovisore. Questa volta non è solo una vittoria. È una dichiarazione d’intenti.
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