

di Massimiliano Catapano
Nei giorni seguenti alla caduta di Catania, Daniele Faggiano sceglie il TgSport Magazine di StileTV per rimettere i puntini sulle "i". Niente alibi, niente toni accomodanti: solo linee chiare. La prima è sul confronto interno dopo lo stop esterno: "Ogni tanto dobbiamo guardarci negli occhi e discutere di quello che è successo. La prima sconfitta fuori casa? Meglio averla alle spalle: ci siamo tolti un pensiero e ripartiamo più leggeri".
La classifica non deve sedurre
La Salernitana resta al comando, ma Faggiano spegne sul nascere ogni autocompiacimento: "Il primo posto ce lo teniamo stretto, ma oggi non significa nulla. Serve solo a lavorare con più serenità. In testa abbiamo una sola cosa: la prossima partita".
La Coppa come lezione utile
Sull’eliminazione col Sorrento, il ds non cambia registro: trasformare la ferita in crescita. "Quella gara è stata un passaggio che ci è servito. Sconfitte ed eliminazioni capitano: voglio affrontarle trasmettendo alla squadra la convinzione che siamo forti. Con Pagano, con Milan e con il presidente Iervolino ci parliamo ogni giorno: ognuno nel proprio ruolo, cercando soluzioni. Il confronto quotidiano fa crescere".
Ricostruzione: prima gli uomini, poi i nomi
L’estate ha portato un cantiere aperto e scelte nette: "Ho puntato sugli uomini. Rifare una squadra da zero non è semplice: siamo tutti nuovi e volevo soprattutto persone serie. Il calcio è di squadra: con 25-26 giocatori importanti è normale che qualcuno giochi meno. Per questo guardo anche ciò che succede fuori: social, orari, uscite. Io lavoro come se gestissi una famiglia".
Mercato: freno tirato e testa sul campo
Qui il messaggio è secco: "È presto per parlare di mercato. Oltre a Iervolino (in rosa) abbiamo anche Di Vico e Boncori: profili diversi ma utili. La coperta sembra sempre corta, in ogni squadra. In questo momento lavoriamo soprattutto sulla testa: certi gol subiti non possono piacerci. Ai miei dico di non fidarsi mai di quello davanti: pensate che il compagno possa sbagliare e siate pronti a coprirvi".
Fase difensiva: meno distrazioni, più comunicazione
I numeri dicono che i granata hanno subito più di Benevento e Catania: "Dobbiamo essere più attenti e aiutarci di più parlando in campo. A Catania hanno battuto una punizione tre metri più avanti; noi a volte la calciamo due metri indietro. Bisogna essere intelligenti, non furbi: la furbizia non porta lontano, l’intelligenza sì".
L'infermeria: Liguori c'è, su Inglese prudenza assoluta
Capitolo disponibilità: "Liguori è recuperato e ci può essere utile, come tutti gli altri: questa squadra funziona quando ciascuno è indispensabile per l’altro". Su Inglese: "Non lo so, dico la verità: lo valuteremo ora per ora. Rischiarlo non avrebbe senso. Decideremo insieme allo staff sanitario, che ho trovato compatto, unito e molto professionale".
Solidità mentale e solidità del club
La partita vera, ribadisce Faggiano, è nella testa: "Dobbiamo essere forti prima di tutto mentalmente. I giocatori sono validi e l’hanno dimostrato, ma la concentrazione non deve calare. Ho le spalle larghe per esperienza, e dietro c’è una società solida. Siamo in regola con tutto, anche con gli stipendi, e questo dà motivazioni in più. Con Pagano c’è fiducia totale e confronto quotidiano".
Rapporto con Iervolino e la città
Trasparenza come metodo, Salerno come stile di vita: "Col presidente Iervolino ho un rapporto diretto: non gli nascondo nulla, è il mio modo di lavorare. Prima di venire ho studiato squadra, società e città. Qui la temperatura la danno i tifosi: Salerno va vissuta nel bene e nel male, ogni giorno, con concentrazione e mentalità. Sono orgoglioso di essere il direttore sportivo della Salernitana: ho voluto questo ruolo e voglio meritarmelo".
Un girone che non perdona
La chiusura è sulla mappa del campionato: "Vedo un girone livellato verso l’alto, non verso il basso. Il Siracusa, anche se ultimo, lotta sempre e lo ha mostrato dalla prima giornata. La Casertana viene da due vittorie e contro di noi vorrà fare bene, come tutte quelle che affrontano Salernitana, Benevento o Catania. Il Potenza è forte, l’Altamura non molla, il Picerno ha cambiato allenatore e si è rinforzato. È un girone competitivo: vogliamo restare protagonisti fino alla fine". La narrazione di Faggiano è coerente e, soprattutto, misurabile nei fatti. Ma lo spartito ora pretende un cambio di ritmo sulla fase difensiva: i goal concessi rispetto ai diretti rivali non sono un dettaglio, sono un campanello. Concentrazione, comunicazione e furbizia "buona" (cioè intelligenza applicata) devono diventare riflesso condizionato: rimesse e piazzati battuti con malizia, linee corte, coperture preventive, tempi di uscita sincronizzati. È lì - nei micro-particolari citati dal ds, dal calcio piazzato battuto "tre metri avanti" alla nostra tendenza a rallentare di "due metri indietro" - che si vincono i campionati.
Il richiamo a una famiglia coesa funziona se la famiglia diventa spietata nei duelli: dentro l’idea di gruppo, servono gerarchie chiare, responsabilità individuali e sanzione immediata dell’errore ripetuto. Liguori offre ampiezza e strappo; Inglese va protetto senza forzature: bene la prudenza. Ma nel frattempo va alzata la soglia competitiva di chi subentra: pressing più corto, diagonali aggressive, gestione dei vantaggi senza cali d’attenzione. Il primato «che oggi non significa nulla» è un messaggio giusto: la classifica non deve cullare. La Casertana in striscia, un Catania che punisce ogni distrazione, un Benevento che concede meno: il quadro è chiaro. Se la Salernitana vuole restare là davanti "fino alla fine", come dice Faggiano, il passo successivo non è sul mercato - che infatti il ds congela - ma nell’esecuzione quotidiana: dettagli, tempi, letture. In una parola, intelligenza. Quella che, più della furbizia, fa strada. E fa classifica.
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