

di Massimiliano Catapano
Salerno, per tre giorni, diventa il fulcro nazionale della donazione e dei trapianti. Si è aperta oggi la decima edizione del TPM Campania (Transplant Procurement Management), un appuntamento (foto Corriere del Mezzogiorno) che mette allo stesso tavolo professionisti da tutta Italia per condividere pratiche, modelli organizzativi e prospettive sull’intero processo di procurement di organi e tessuti. È un confronto che parla alla clinica, ma anche alla società: dall’espressione di volontà e il consenso informato, fino al ruolo strategico delle famiglie e dei Comuni. Nel cuore del programma spicca la donazione a cuore fermo (DCD), capitolo decisivo per ampliare le possibilità di cura e ridurre le attese. La Campania ha segnato a giugno una tappa storica con il primo intervento al Cardarelli di Napoli, aprendo scenari concreti in una regione che da sola concentra un trapianto su dieci a livello nazionale. "La donazione a cuore fermo è un tassello essenziale per aumentare le opportunità. - sottolinea Pierino Di Silverio, coordinatore del Centro Regionale Trapianti Campania - Condividere esperienze e organizzazione, come facciamo al TPM, significa trasformare la speranza in possibilità reali". E aggiunge: "Il trapianto è una sfida che riguarda tutti: istituzioni, operatori e cittadini".
Accanto alle sessioni formative, il TPM Campania propone un fitto calendario di tavole rotonde con i vertici della sanità regionale, per leggere le esigenze del territorio e rafforzare l’integrazione tra ospedali, ASL e amministrazioni locali. Alla discussione sulle priorità della rete partecipano i direttori generali Concetta Conte (ASL Avellino), Antonio Limone (ASL Caserta), Giuseppe Russo (ASL Napoli 3 Sud), Gennaro Sosto (ASL Salerno), Tiziana Spinosa (ASL Benevento) e Monica Vanni (ASL Napoli 2 Nord). Un secondo tavolo entra nel merito dell’organizzazione del processo donativo, con focus su cuore fermo e tessuti: confronto tra Maurizio Di Mauro (IRCCS "Pascale"), Gaetano Gubitosa (ASL Napoli 1 Centro), Mario Iervolino (AOU "Vanvitelli"), Maria Morgante (AO "San Pio" Benevento), Germano Perito (AO "Moscati" Avellino) e Gennaro Volpe (AO "Sant’Anna e San Sebastiano" Caserta). La giornata culmina nella plenaria conclusiva, dal titolo eloquente: "Le esigenze di una regione con sei milioni di abitanti: un trapianto su dieci riguarda cittadini campani", con Elvira Bianco (AOU "Federico II"), Rodolfo Conenna (AO "Santobono Pausillipon"), Antonio D’Amore (AORN "Cardarelli"), Anna Iervolino (AO dei Colli) e Ciro Verdoliva (AOU "Ruggi d’Aragona").
Il respiro è nazionale, con la presenza dei coordinatori dei Centri Regionali Trapianti: Loreto Gesualdo (Puglia), Chiara Lazzeri (Toscana), Giorgio Battaglia e Antonino Scafidi (Sicilia), Mariano Feccia (Lazio), Maria Grazia Schievenin (Basilicata), Alessandro Buonsignore (Liguria), Lorenzo D’Antonio (Sardegna) e, per il Piemonte, Anna Guermani e Federico Genzano Besso. Il quadro si arricchisce con gli esperti del Centro Nazionale Trapianti di Roma e con voci internazionali come Bélen Estebanez dell’Hospital La Paz di Madrid, a testimonianza di un dialogo che supera i confini regionali e mette in rete esperienze europee. Non solo clinica: il TPM riserva spazio alle storie di vita dei pazienti e a sessioni dedicate alla donazione di cornee, affidate alla Banca degli Occhi della Campania, per ricordare che dietro protocolli e indicatori ci sono biografie, famiglie e comunità. Più che un corso, il TPM Campania si presenta come un laboratorio operativo per l’intera rete regionale: nei prossimi mesi l’obiettivo è consolidare i protocolli sulla donazione a cuore fermo e potenziare le attività di sensibilizzazione sul consenso informato, passo indispensabile per tradurre la cultura della donazione in pratica diffusa. Se la Campania corre, è perché ha compreso che la sfida dei trapianti - dall’organizzazione ai diritti del cittadino - si vince solo tenendo insieme istituzioni, professionisti e comunità. In una parola, responsabilità condivisa.
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