

di Massimiliano Catapano
Tardo pomeriggio, tratto salernitano dell’A2 del Mediterraneo: l’area dello svincolo di San Mango Piemonte diventa improvvisamente un fronte. Gruppi di ultras di Casertana e Catania fermano i mezzi, scendono in carreggiata e si affrontano da corsia a corsia. Volano oggetti, compaiono fumogeni, si registrano piccoli focolai lungo la sede stradale. La circolazione verso sud viene bloccata, in senso opposto pesanti rallentamenti. Sul posto intervengono in forze la Polizia Stradale e le volanti della Questura di Salerno per ripristinare la sicurezza e disperdere i gruppi.
Le prime ricostruzioni convergono su un numero significativo di coinvolti - nell’ordine del centinaio, fino a circa 150 - e su una dinamica tanto chiara quanto inaccettabile: due cortei in marcia su carreggiate opposte si “cercano” e si affrontano. I sostenitori del Catania rientravano dalla trasferta di Giugliano, quelli della Casertana da Picerno. Gli investigatori stanno acquisendo filmati e testimonianze per identificare i responsabili e delineare con precisione i profili di chi ha organizzato o alimentato lo scontro. Al momento non risultano segnalazioni di feriti gravi o danni ingenti ai veicoli, ma i disagi per gli automobilisti sono stati notevoli.
La questione di principio: stesse regole, stessa severità
Un’autostrada trasformata in teatro di scontro non è folclore: è un’emergenza di ordine pubblico. E impone una domanda semplice: se la legge è davvero uguale per tutti, perchè Casertana e Catania non dovrebbero essere trattate con la stessa severità già applicata ai tifosi della Salernitana? I termini del confronto sono noti. Dopo i fatti del playout di ritorno con la Sampdoria, con strascichi disciplinari e giudiziari, il Ministero dell’Interno ha imposto ai sostenitori granata un divieto generalizzato di trasferta fino al 1° dicembre. Una misura lunga, pesante, motivata con esigenze di prevenzione. Oggi abbiamo un episodio che ha messo a rischio la sicurezza in uno dei contesti più sensibili possibili, un’arteria nazionale, con famiglie e pendolari bloccati in auto. Coerenza significa adottare la stessa linea: misure personali rapide (daspo, obblighi di firma), e, ove necessario, limitazioni alle trasferte per chi ha partecipato ai disordini. Senza colpire indiscriminatamente chi non c’entra, ma senza chiudere gli occhi davanti a chi decide di trasformare una strada in una curva.
La nostra autocritica: basta scorciatoie, servono criteri chiari
Anche noi - stampa, società sportive, istituzioni locali - dobbiamo fare un passo avanti. Per troppo tempo si è oscillato tra divieti "a pioggia" e indulgenze umorali, inseguendo l’emergenza del giorno. È il momento di pretendere regole stabili e uguali per tutti, un uso chirurgico degli strumenti di prevenzione, indagini rapide e provvedimenti individuali. Gli episodi all’"Arechi" hanno prodotto una sanzione durissima e prolungata: davanti a un’autostrada bloccata da due gruppi rivali non può valere un metro diverso. O si cambia approccio per tutti, privilegiando l’azione mirata, oppure si applica lo stesso rigore a chiunque metta a rischio l’ordine pubblico, Casertana e Catania incluse.
Il punto politico: la coerenza non è opzionale
Ministro Matteo Piantedosi, ora la palla è nel suo campo. Se il Viminale ha ritenuto legittimo un lungo stop alle trasferte della Salernitana in nome della prevenzione, non può esitare quando lo scontro avviene in autostrada. Se invece ha capito che i divieti collettivi sono uno strumento rozzo e talvolta ingiusto, lo dica e lo corregga per tutti, subito. Quello che non è più accettabile è il terreno dei doppi standard: oggi rigore, domani eccezione. O c’è coerenza, o c’è arbitrarietà. E l’arbitrarietà, in democrazia, ha un solo effetto: mina la fiducia dei cittadini e premia i violenti.
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