

di Massimiliano Catapano
Era la mattina del 18 luglio 2024 quando sull’Autostrada del Mediterraneo, all’altezza dello svincolo di Eboli, si consumò una tragedia che scosse l’intera provincia di Salerno. Un autoarticolato piombò a velocità sostenuta contro una fila di auto incolonnate, travolgendo in pieno la vettura su cui viaggiavano gli avvocati Mario Valiante e Wilma Fezza, marito e moglie, molto conosciuti e stimati nel mondo forense e nella comunità locale. Per loro non ci fu scampo: morirono sul colpo, lasciando attoniti familiari, amici e colleghi. Le indagini, coordinate dalla Procura di Salerno, hanno puntato i riflettori sul comportamento del camionista. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo non avrebbe frenato in tempo perché distratto dall’uso del cellulare negli istanti immediatamente precedenti all’impatto. Una perizia tecnica accurata ha escluso responsabilità degli altri conducenti coinvolti, concentrando l’intero impianto accusatorio sulla condotta del guidatore dell’autoarticolato. Per lui è scattata la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio stradale, con l’aggravante della distrazione alla guida, e per lesioni personali colpose nei confronti di altri automobilisti rimasti feriti nel tamponamento a catena che seguì lo scontro.
Il GUP del Tribunale di Salerno ha fissato la data cruciale: il 27 ottobre prossimo si terrà l’udienza preliminare. Sarà quello il momento in cui si deciderà se il caso approderà in dibattimento, aprendo così le porte al processo. In quell’occasione potranno costituirsi parte civile i familiari delle vittime, che da oltre un anno attendono giustizia per la perdita improvvisa e devastante dei loro cari. La comunità legale e civile salernitana, che subito dopo l’incidente espresse profondo cordoglio per la morte dei due avvocati, guarda ora con attenzione al percorso giudiziario. L’auspicio condiviso è che venga fatta piena luce sulle responsabilità e che arrivi una risposta netta da parte della giustizia. Il dolore di quel 18 luglio rimane ancora vivo. La memoria di Mario Valiante e Wilma Fezza continua ad accompagnare chi li ha conosciuti, e l’attesa per un processo non è soltanto un atto formale, ma il segno concreto di una comunità che chiede verità e giustizia per una tragedia che non potrà mai essere dimenticata.
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