

di Massimiliano Catapano
Un’inchiesta che parte dalla Toscana e arriva fino al cuore dell’Agro Nocerino ha svelato un sistema che, secondo gli inquirenti, trasformava i fondi pubblici per l’accoglienza dei migranti in guadagni personali, lasciando invece gli ospiti dei centri senza cibo, senza assistenza e in condizioni di degrado. All’alba del 1° ottobre 2025, i Carabinieri del Nas di Firenze, con l’appoggio del Comando provinciale di Salerno e sotto il coordinamento della Procura di Pistoia, hanno eseguito cinque arresti domiciliari e disposto il sequestro di oltre 720mila euro nei confronti della cooperativa sociale Desy, con sede a Castel San Giorgio. Agli arresti sono finiti l’amministratore di fatto della società, S.D.S., 47 anni, la moglie M.C., 45 anni, legale rappresentante, e tre collaboratori: A.A., 47enne di Roccapiemonte, G.C., 58enne di Castel San Giorgio, e la psicologa G.N., 37enne di Mercato San Severino. Le accuse spaziano dalla concussione alla truffa aggravata, passando per la frode nelle forniture pubbliche e il falso ideologico. Le indagini hanno preso avvio a dicembre 2023, quando i Nas di Firenze entrarono nell’ex Hotel Giardini di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, adibito a centro di accoglienza straordinaria. Le segnalazioni parlavano di irregolarità igieniche, e l’ispezione confermò uno scenario desolante: ambienti sporchi, muffe, liquami, incrostazioni.
Una situazione giudicata talmente grave da spingere la Prefettura, con l’autorizzazione del ministero dell’Interno, a ordinare lo sgombero immediato e il trasferimento dei migranti. Da quel momento le verifiche si sono allargate e, analizzando documenti e testimonianze, è venuto fuori un quadro che ha indignato gli inquirenti. Secondo le convenzioni stipulate con le Prefetture, la Desy avrebbe dovuto assicurare vitto, abbigliamento, assistenza sanitaria, mediazione culturale, corsi di lingua, consulenza legale, supporto psicologico e il pocket money di 2,50 euro al giorno. Nella realtà, raccontano i migranti, non c’era nulla di tutto questo: lezioni mai iniziate, nessun supporto psicologico, nessuna informativa legale. Il denaro giornaliero, quando arrivava, veniva distribuito solo in parte. Alcuni ospiti hanno denunciato di essere rimasti addirittura dieci giorni senza cibo. In più, ci sarebbero stati episodi di concussione: i richiedenti asilo sarebbero stati costretti a firmare fogli di presenza per servizi inesistenti, minacciati di espulsione o della sospensione del vitto se si fossero rifiutati. Sul fronte economico, l’indagine ha fatto emergere fatture duplicate presentate a diverse Prefetture per ottenere rimborsi multipli. Solo tra il 2022 e il 2024 la cooperativa avrebbe incassato oltre 1,2 milioni di euro, a fronte di prestazioni mai fornite. A completare il quadro, i tabulati telefonici che collocavano altrove operatori dichiarati come presenti nei centri.
Il sistema, spiegano gli investigatori, non si fermava alla Toscana. Carenze analoghe sarebbero state riscontrate in più regioni: in Campania, nei centri di Castel San Giorgio, Orria, Ascea, Casalbuono e Felitto; nell’avellinese, a Savignano Irpino, Grottolella, Montoro e Atripalda; in Lombardia, tra Montù Beccaria, Santa Maria della Versa e Pavia; e in Toscana, a Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo. In tutti questi luoghi, i richiedenti asilo avrebbero vissuto senza servizi, senza assistenza e in condizioni igieniche precarie. Secondo la Procura, i vertici della cooperativa “avrebbero fatto ricorso sistematicamente a false attestazioni e duplicazioni di fatture, perseguendo un intento di lucro a danno dello Stato e con conseguenze gravissime sulla vita dei migranti, privati di cibo, assistenza e opportunità di integrazione”. Quella che emerge, dunque, non è solo una truffa ai danni dello Stato, ma una vicenda che colpisce nel profondo sul piano umano: fondi destinati a garantire dignità e inclusione sarebbero stati trasformati in guadagni illeciti, lasciando chi avrebbe dovuto essere protetto in una condizione di abbandono. Il sequestro e gli arresti rappresentano un passo decisivo in un’inchiesta che ha aperto una ferita sociale, destinata a far discutere ancora a lungo.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.