

di Massimiliano Catapano
Quello che emerse già ad agosto non era un episodio isolato, nè una particolarità salernitana. È la fotografia di una distorsione più ampia che riguarda l’intera Campania: infermieri e operatori socio-sanitari assunti per stare in corsia e accudire i pazienti, invece parcheggiati dietro le scrivanie degli uffici amministrativi. Una pratica che priva gli ospedali di personale indispensabile, mentre le liste d’attesa si allungano e i reparti faticano a garantire assistenza. La contraddizione è evidente: da una parte si invoca la carenza di infermieri e Oss, dall’altra decine e decine di loro restano stabilmente negli uffici a timbrare carte, fissare monitor, gestire ticket o prenotazioni.
Indennità che non spettano
Il paradosso non si ferma alla collocazione impropria. Molti di questi dipendenti percepiscono ugualmente l’"indennità di corsia", quasi 300 euro in più in busta paga, senza mettere piede in reparto. Altri ancora incassano l’"indennità di cassa" per la gestione del denaro agli sportelli ticket, pur essendo stati assunti con un profilo completamente diverso. Così, un infermiere o un Oss diventa di fatto amministrativo e si vede addirittura ratificato dall’alto un ruolo che non gli spetta, con un riconoscimento economico che altera le regole di equità.
Il nodo dei "facente funzioni"
La questione più spinosa è quella degli incarichi di funzione organizzativa - i cosiddetti "facente funzioni" - assegnati senza concorso a personale che non ha i titoli per ricoprire tali ruoli. Si tratta di posizioni onerose, ben retribuite, che finiscono spesso nelle mani di chi non mette piede in corsia da anni. Non solo: molti di questi "facente funzioni" si muovono con arroganza, vantandosi del ruolo conquistato senza merito, mentre la loro vera missione - assistere i malati, salvare vite, accudire i pazienti - resta tradita. Una distorsione che genera indignazione, soprattutto se confrontata con la quotidiana emergenza di reparti sguarniti.
Procura e Asl, un copione già visto
La Procura di Salerno ha chiesto chiarimenti e l’Asl ha risposto, minimizzando. Ha ammesso "qualche situazione poco chiara", ma ha difeso l’impianto generale. Una risposta che sa di copione già scritto: fogli colmi di commi, norme e acronimi per giustificare l’ingiustificabile. Il risultato, però, resta immutato: chi non dovrebbe stare in un ufficio continua a starci e chi dovrebbe lavorare in corsia non c’è.
Un problema che riguarda tutta la Campania
Il caso salernitano è solo la punta dell’iceberg. Situazioni analoghe emergono in altri presidi campani, dove gli incarichi "facente funzioni" sono diventati la regola non scritta. Troppi posti chiave finiscono dietro le scrivanie senza alcun concorso ufficiale, con indennizzi onerosi e responsabilità affidate a chi non ne ha diritto. Il danno è duplice: da un lato i cittadini subiscono le conseguenze della carenza di personale nei reparti, dall’altro cresce la percezione di un sistema piegato a logiche interne, lontane dalla reale missione della sanità pubblica.
La domanda inevasa
La domanda resta la stessa, semplice e tagliente: se mancano infermieri e Oss in corsia, perché non vengono banditi concorsi trasparenti per coprire i posti vacanti? Invece di riformare, si continua a tappare falle con soluzioni di comodo, alimentando un guazzabuglio che rischia di trasformarsi presto in un terremoto giudiziario. Perchè chi indossa un camice dovrebbe farlo per prendersi cura dei pazienti, non per scaldare una sedia d’ufficio.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.