

di Massimiliano Catapano
È arrivato solo il 23 settembre, quando ormai la stagione balneare volgeva al termine, l’intervento della Capitaneria di Porto di Salerno al Lido Miramare. Dopo mesi di segnalazioni e proteste, le autorità hanno finalmente rimosso l’ostruzione che impediva l’accesso al mare in violazione di quanto stabilisce la legge: ogni 200 metri deve essere garantito un passaggio libero verso la spiaggia. Si tratta senza dubbio di una vittoria per i cittadini e per le associazioni che hanno sollevato il caso, ma una vittoria arrivata con estremo ritardo. Europa Verde Salerno non usa mezzi termini: "Non sappiamo se dietro questo comportamento ci siano connivenze o semplici omissioni, ma resta un fatto gravissimo. Non è accettabile che si intervenga a stagione finita". Il risultato, tuttavia, non è arrivato da solo. La svolta è stata resa possibile grazie a due denunce presentate in Procura e a una forte mobilitazione pubblica. La denuncia diffusa sui social da Europa Verde ha superato le 150mila visualizzazioni, contribuendo a mantenere alta l’attenzione sull’argomento e a spingere le istituzioni a intervenire.
"Questa è una vittoria collettiva - sottolineano dal movimento ambientalista - ma la battaglia non si esaurisce qui". Già si guarda al futuro: l’obiettivo è che la Capitaneria agisca tempestivamente all’inizio della prossima stagione estiva, evitando che i cittadini debbano attendere mesi per vedere riconosciuto un diritto fondamentale. Non solo. L’attenzione si sposta ora anche sugli stabilimenti a sud del Miramare, dove secondo Europa Verde sarà necessario verificare con altrettanta fermezza il rispetto della normativa. "Il mare deve essere libero e accessibile a tutti, senza connivenze nè ostacoli", ribadiscono. La vicenda del Lido Miramare diventa così un caso emblematico: da un lato, l’affermazione del principio di legalità e dell’accesso pubblico al mare; dall’altro, l’evidente ritardo delle istituzioni nel garantire un diritto elementare. Una storia che non si chiude qui, ma che promette nuove battaglie civili e politiche per restituire ai cittadini ciò che la legge già prevede.
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