

di Massimiliano Catapano
L’anno scolastico è appena iniziato, ma per molti bambini e ragazzi con disabilità si profila un cammino in salita. L’avviso pubblico per il servizio di assistenza socio-educativa relativo al 2025/26 stabilisce infatti che le ore di sostegno non saranno più assegnate in base alle necessità effettive degli studenti, ma nei limiti delle risorse disponibili. Un criterio che rischia di ridurre drasticamente il supporto nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. A sollevare la questione è il Movimento Italiano Disabili (MID), che con una lettera ufficiale ha chiesto un intervento urgente ai sindaci Cecilia Francese (Battipaglia), Domenico Volpe (Bellizzi) e Michele Ciliberti (Olevano sul Tusciano). A firmarla è il vice coordinatore regionale Rocco Calenda, che non usa mezzi termini: "Ridurre il sostegno significa togliere strumenti essenziali a chi affronta già difficoltà enormi. Non si può e non si deve risparmiare sulla pelle dei ragazzi in difficoltà. La civiltà di una comunità si misura da come assiste i più deboli".
Il nodo è chiaro: meno ore di assistenza significano meno inclusione e più solitudine per gli alunni che hanno bisogno di un supporto costante. Le famiglie, già provate da anni di sacrifici, si sentono lasciate sole davanti a un sistema che dovrebbe invece garantire diritti e pari opportunità. Il Movimento invita le istituzioni a non perdere altro tempo. "Serve un intervento immediato", è l’appello, perché ogni ora sottratta al sostegno si traduce in un’occasione persa di crescita, socializzazione e apprendimento. La politica, di fronte a questa emergenza, non può limitarsi a parole di circostanza: deve agire. È proprio nei momenti più delicati che si misura la vicinanza delle istituzioni ai cittadini. E in questo caso la priorità deve essere chiara: sostenere i più fragili, garantire il diritto allo studio e dare risposte concrete, non promesse. Le famiglie non chiedono favori, ma rispetto. Tocca ora ai sindaci dimostrare sensibilità e responsabilità, trovando soluzioni rapide per ripristinare le ore necessarie. Perché la scuola deve restare il primo luogo di inclusione, non un terreno di esclusione.
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