

È nelle sale il film dell’acclamato brand Demon Slayer, ossia “Demon Slayer: Il castello dell’infinito”. Primo di una trilogia volta a concludere l’opera, il film ha riempito le sale sia in versione doppiata che sottotitolata. Diamogli uno sguardo più da vicino.
La storia riprende esattamente da dove la serie ci aveva lasciati: tutti i cacciatori di demoni sono intrappolati nel castello che da il nome al film e devono cercare di scappare seguendo il piano del Nobile Capofamiglia, che nel mentre è morto. La pellicola si organizza come la cronaca di una battaglia – anche perché è sostanzialmente quello che si premette di fare, raccontare la battaglia finale – che inquadra personaggio dopo personaggio, mostrando come ognuno combatta contro un nemico spesso più forte di lui. Forse i primi minuti sono i più deboli poiché, sebbene ben organizzati, a qualcuno potrebbe dare fastidio una narrazione così frammentata. Io, in realtà, l’ho trovata necessaria per comprendere lo stato di tutti i personaggi che la trama segue da vicino, quindi un segmento utile a riprendere il filo e che possa connettere la serie e i tre film. Chiusa questa parentesi, poco prima della metà del film, il focus si sposta su Tanjiro e il Pilastro Giyu, intenti ad uccidere il terribile Akaza. Da qui si apre la storia, per così dire, dove l’autore, oltre che la battaglia, ci racconta molto del mondo e dei suoi personaggi e il film traspone queste informazioni in modo magistrale, tenendo incollati allo schermo.

Demon slayer ha sempre avuto come punto forte il suo stile grafico inconfondibile e il film non sfigura di fronte alla serie. Il primo combattimento che ci viene mostrato è quello del Pilastro degli insetti contro una luna crescente – la stessa che uccise la sorella – ed è gestito in maniera incriticabile. Lo stesso vale per quello di Zenitsu, che sfoggia una qualità pari al precedente sebbene sia esteticamente molto diverso. Non c’è da lamentarsi neanche dello scontro di Tanjiro che risulta ovviamente il più curato. Sarà perché è il più lungo, sarà perché è dove si batte il protagonista o sarà perché si vede per la prima volta il Pilastro Giyu, un fan fevorite, fare sul serio, questo scontro è uno dei più affascinanti graficamente di tutta la serie. L’unica macchia su questa tavola bianca sono alcune piccole scene di intermezzo fra uno scontro e l’altro che hanno parti generate in CGI. Il problema non è tanto quest’ultimo mezzo, ma il fatto che, non essendo curate abbastanza, stonano molto e sembrano dare l’impressione che per quelle scene il budget si stesse esaurendo. Niente da dire sui doppiatori, che sono risultati eccellenti, specialmente quelli di Akaza e della coppia Shinobu-Doma (specifico che la versione presa in considerazione è quella doppiata in italiano).

Un capolavoro? Probabilmente no, perché alcune piccolezze trattengono la pellicola da questa definizione. Tuttavia sicuramente questo film è una perla, soprattutto per coloro che amano o hanno amato Demon Slayer, che sicuramente non rimarranno delusi da una pellicola che si sforza sempre, come tradizione di Ufotable, di dare di più rispetto al manga e che, sembra, ci sia riuscita pienamente.
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