

Dopo aver raccontato il senso di unione e la forza del gruppo nei primi due appuntamenti, oggi parliamo di un tema che si respira in ogni angolo dei Rota Games: l’appartenenza. Un sentimento profondo, a volte invisibile, ma potente. L’appartenenza non è solo geografica, non è solo dove si nasce, ma dove si sceglie di stare. Dove si decide di investire tempo, energie e idee. È quello che succede ogni estate a Mercato San Severino, quando la comunità si ritrova ai Rota Games grazie al lavoro appassionato del Forum dei Giovani. Anche questa volta abbiamo ascoltato voci diverse: di giocatori, di ex membri del Forum, di spettatori e volontari. Tutti, in modi diversi, ci hanno raccontato la stessa cosa, ovvero il bisogno di sentirsi parte di qualcosa.
Ci sono luoghi che ci abitano anche quando non ce ne rendiamo conto. Luoghi che ci accompagnano mentre cresciamo, cambiamo, ci allontaniamo. Per molti, Mercato San Severino è questo: casa. Lo racconta Gerardo, membro della squadra Con Collega o Senza: “Sono nato qui, cresciuto qui, ho visto crescere la città negli anni, migliorare giorno per giorno". Non è solo un racconto biografico, è un legame con la trasformazione del proprio territorio. Un legame che si fa identità nel nome stesso di una squadra: 84085, il CAP di Mercato San Severino. Pierpaolo, il capitano, parla così: "Mercato San Severino è casa. Ci appartiene, noi apparteniamo a lei". E poi, con semplicità Luna e Mariluna, della Urban Legends, concludono: "Mercato San Severino ci ha segnati. È il nostro posto nel mondo".
C’è qualcosa di profondamente autentico in queste parole: sono radici che parlano, legami che non hanno bisogno di spiegazioni. Ma l’appartenenza non vive solo nei luoghi: vive soprattutto nelle relazioni. Ai Rota Games, le squadre non sono solo gruppi che si sfidano per un podio. Sono comunità temporanee in cui si impara a conoscersi, a fidarsi, a lavorare insieme per qualcosa che va ben oltre il risultato finale. Lo raccontano bene Peppe e Davide, ex membri del coordinamento del Forum, oggi invece "solo" giocatori della squadra Antimafia: “Con i membri della nostra squadra eravamo solo conoscenti, ora siamo davvero amici". Una frase che dice molto: l’amicizia, la fiducia, il senso di gruppo, nascono proprio dal condividere un obiettivo, un campo, una serata d’estate. Mario, della storica Sant’Antonio, lega invece la sua appartenenza a un luogo fisico, simbolico, identitario: “Il Convento di Sant’Antonio è parte della mia, della nostra infanzia, e questa squadra ricorda il nostro passato e le nostre radici". In fondo, è forse proprio questo il significato più profondo dell’appartenere: ritrovare pezzi della propria storia in qualcosa che si fa insieme agli altri. Che sia una squadra, una piazza, un convento. O appunto, un Forum.
Se esiste un luogo che più di ogni altro ha fatto della parola "appartenenza" una missione quotidiana, è il Forum dei Giovani. Certo, è un’istituzione giovanile. Ma è anche molto di più: un luogo dove si impara a essere, con responsabilità e spirito di iniziativa. Alex, ex coordinatore e ora staff, non ha dubbi: “Il senso di appartenenza va stimolato. Il Forum è uno dei pochi strumenti capaci di farlo". E Gemma, anche lei ex coordinatrice, oggi tra il pubblico, aggiunge: "L’appartenenza va vissuta. Il Forum è comunità". Il Forum è infatti anche questo: spazio di passaggio, dove si resta per un periodo, si lasciano segni, e si passa il testimone. Dove si crea continuità, una generazione dopo l’altra. Lo confermano anche le voci di chi oggi è ancora coinvolto: Michele dice che "dopo la pandemia, la voglia di partecipare si è moltiplicata". E Matteo racconta: “Mi sono avvicinato a questo contesto perché avevo voglia di impegnarmi nel sociale, e aiutare a organizzare e mettere su qualcosa per gli altri". Il Forum è questo: un’opportunità per riscoprire il valore di appartenere a un territorio, e allo stesso tempo, di cambiarlo. Tra le tante riflessioni emerse, ce n’è una che tocca il cuore di molti ragazzi del Sud: la scelta tra restare o partire. In molti paesi del Meridione - spesso piccoli e periferici - restare può sembrare una rinuncia, un limite. Eppure, per alcuni giovani, è anche un atto di coraggio. “Il Forum prova a contrastare l’idea che per realizzarsi bisogna andare via". Perchè stare, oggi, è forse uno degli atti più rivoluzionari che un giovane possa fare. Scegliere di restare, di contribuire, di costruire, è una forma di resistenza. E di speranza.
L’appartenenza, a volte, prende forma in un’idea. In un gruppo. In un progetto che cresce e si realizza. È il caso del Real San Severino, una nuova realtà sportiva nata dal basso, ma carica di visione. Il calcio è il punto di partenza, ma non il punto d’arrivo. L’obiettivo è più ampio: creare uno spazio in cui giovani e adulti si sentano parte di una comunità attiva, inclusiva, propositiva. Lo dimostra l’open day che ha coinvolto circa 70 persone: un primo passo verso un’idea di sport che è anche educazione, aggregazione, cittadinanza. I promotori del Real San Severino spiegano chiaramente che l’intento è quello di costruire "qualcosa che andasse oltre il calcio, un ambiente in cui sentirsi appartenenti alla comunità di Mercato San Severino". È una proposta poliedrica, aperta a tutte le figure del territorio, anche a chi non si occupa direttamente di sport, ma vuole contribuire al progetto.
Tutte le testimonianze raccolte - diverse tra loro, ma profondamente legate - ci riportano a un’unica verità: "appartenere" non è scontato. È una scelta, a volte silenziosa, che si fa e si rifà ogni giorno.
Ma tra tutte, ne manca una. Mi chiamo Lucia, ho 22 anni e sono un’ex consigliera del Forum dei Giovani di Mercato San Severino. Quest'anno ho seguito i Rota Games da un altro punto di vista, ed è stata un'esperienza pazzesca. Per me, il Forum è stato molto più di qualcosa di istituzionale o associativo: è arrivato in un momento delicato della mia vita, ed è stato come una presenza silenziosa ma costante, che sapevo esserci nel momento del bisogno. A volte le persone pensano che io esageri quando dico che il Forum, per me, è famiglia. Ma è proprio così. E’ stato utile a conoscermi meglio, a superare alcune insicurezze, ma anche a incontrare pensieri e realtà diverse dai miei. Eppure, nonostante le differenze, eravamo tutti uniti dallo stesso obiettivo: rendere Mercato San Severino un posto migliore per ogni giovane, e per l’intera comunità. Un posto dove nessuno dovesse mai sentirsi solo, escluso o dimenticato. Un posto dove ogni diversità potesse essere valorizzata, e ogni talento potesse trovare uno spazio utile nel mondo. Non smetterò mai di essere grata al Forum, né ai membri del coordinamento passato e a quelli attuali. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, e mi ha accolto a braccia aperte, regalandomi momenti commoventi, comici, ma soprattutto autentici. Oggi so che un posto l’ho trovato. E che ci appartengo.
Il Forum dei Giovani, i Rota Games, i progetti come il Real San Severino sono strumenti concreti attraverso cui i ragazzi di Mercato San Severino si affermano come comunità. I campi da gioco, le maglie delle squadre, le riunioni serali, i momenti di festa e quelli di fatica: sono tessere dello stesso mosaico. Un mosaico che racconta una resistenza gentile all’individualismo. Un modo per dirsi “noi ci siamo”.
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