

di Massimiliano Catapano
Nel cuore dell’Agro nocerino-sarnese, c’è un pane che non è solo cibo, ma un vero e proprio simbolo di identità e devozione: la Palatella di Materdomini. Questa specialità, legata da secoli alla solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, viene preparata ogni anno alla vigilia del 15 agosto e rappresenta un appuntamento irrinunciabile per le famiglie del territorio. La tradizione vuole che il 14 agosto, da Nocera Inferiore a Nocera Superiore, passando per Roccapiemonte, Pagani, Castel San Giorgio, San Marzano sul Sarno e fino ad alcune zone di Cava de' Tirreni e Mercato San Severino, si accendano forni e si impastino palatelle con la stessa cura tramandata di generazione in generazione. La loro forma è inconfondibile: due rigonfiamenti alle estremità che ricordano una caramella, custodi di una storia antica.
In origine, questo pane veniva preparato e offerto ai pellegrini che raggiungevano il santuario di Materdomini, a Nocera Superiore, per venerare la Madonna. Era un gesto semplice ma ricco di significato: un dono di accoglienza e condivisione. Col tempo, la palatella è diventata parte integrante della festa, un simbolo che va oltre la religiosità, capace di tenere unita la comunità anche nei momenti di cambiamento. La farcitura tradizionale è un concentrato di sapori autentici: alici dissalanate e "mpupata", ovvero melanzane sotto aceto. Un abbinamento povero negli ingredienti, ma ricchissimo di gusto e legami affettivi, che racconta la creatività della cucina contadina campana e il legame indissolubile con le radici.
Oggi, la Palatella di Materdomini non è solo protagonista delle tavole locali. È arrivata ovunque vivano comunità campane, in Italia e all’estero, diventando un ponte con la terra d’origine. In ogni casa dove viene preparata e condivisa, rivive la stessa emozione: quella di sentirsi parte di una storia comune, di un patrimonio che sa di casa e di festa. In un mondo che corre e cambia in fretta, la palatella resiste come un simbolo di continuità. Non è solo pane, ma memoria viva, un rito che unisce devozione e convivialità. E ogni morso è un viaggio nel tempo, tra profumi, gesti e sorrisi che non smettono di appartenere a chi ama e custodisce questa tradizione.
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