

di Massimiliano Catapano
Un cortile rovente, un cane legato a una cyclette con una corda di appena novanta centimetri, nessuna possibilità di trovare ombra, nessuna via di scampo. Così, a Giugliano, in provincia di Napoli, un meticcio di tre anni è morto lentamente, consumato dal caldo e dalla sete, mentre la sua proprietaria era in vacanza, lontana da ogni responsabilità. Al suo fianco, un secondo cane è stato strappato alla stessa sorte soltanto grazie all’intervento tempestivo delle Guardie Zoofile dell’Oipa e della Polizia Municipale. Il ritrovamento è avvenuto in via Madonna del Pantano, dopo le segnalazioni disperate di alcuni vicini che avevano notato la situazione insostenibile. All’arrivo delle autorità, il primo cane era già senza vita. Il secondo, non legato, è stato portato in salvo e affidato alle cure necessarie.
Secondo quanto emerso, la donna aveva incaricato una persona di portare acqua e cibo agli animali durante la sua assenza, ma la realtà è stata ben diversa: uno dei due cani è stato trovato in condizioni disumane, immobilizzato sotto il sole, in un cortile che si è trasformato in una trappola mortale. La proprietaria, raggiunta dalle autorità, non ha fatto rientro immediato e ha comunicato che tornerà dalle ferie soltanto intorno al 20-23 agosto. Un atteggiamento che ha suscitato indignazione, a partire dal deputato Francesco Emilio Borrelli, presente sul posto, che in diretta social ha commentato: "Questa signora ha dei cani, uno è morto, l’altro è stato sequestrato… e lei è rimasta in vacanza? Non siamo più davanti a esseri umani".
Durissima anche la condanna di Nando Cirella, responsabile locale dell’Oipa: "È obbligo di tutti i proprietari non lasciare gli animali esposti al sole e legati a catena. Purtroppo capita troppo spesso che si parta in vacanza lasciandoli a casa, senza un’adeguata gestione. Le conseguenze possono essere tragiche". Ma di fronte a un caso così grave, la reazione non può fermarsi a un comunicato di circostanza o a una semplice multa. Chi lascia morire un animale in questo modo non merita attenuanti: serve il carcere, la pena più severa prevista dalla legge, e soprattutto un segnale forte affinché simili episodi non si ripetano. Perchè qui non si parla di una svista, ma di un atto di crudeltà e abbandono consapevole, aggravato dall’indifferenza di chi, informato della tragedia, ha scelto di restare in vacanza. In una società civile, chi infligge sofferenza e morte a un animale deve pagare fino in fondo. Senza sconti, senza giustificazioni.
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