

di Massimiliano Catapano
Salvatore Avallone, per tutti semplicemente "Sasà", ha scelto i social per raccontare il suo addio alla Salernitana. Lo ha fatto con una lunga lettera, carica di ricordi, emozioni e gratitudine, che ripercorre l’intero percorso di una vita nel calcio e il legame indissolubile con i colori granata. Nato a Salerno, Avallone ha iniziato il suo viaggio nel mondo del pallone da ragazzo, rincorrendo un sogno che lo ha portato a vestire prima la maglia della Lazio e poi quella della Juventus, dove ha avuto l’onore di vincere la Coppa UEFA. Da lì è cominciata una carriera lunga oltre vent’anni, fino alla decisione di appendere gli scarpini al chiodo e rimanere nel calcio come dirigente sportivo. E proprio da dirigente è arrivato uno dei capitoli più importanti della sua vita: la Salernitana. "Il mio primo incarico - ricorda - risale al 2006, con il presidente Antonio Lombardi e il direttore sportivo Angelo Fabiani. Arrivammo a gennaio, la squadra era terzultima. Con lavoro, determinazione e passione raggiungemmo una salvezza insperata, che l’anno dopo si trasformò in promozione in Serie B vincendo il campionato. Dopo due stagioni, Fabiani lasciò e io, per coerenza, seguii la stessa strada".
Negli anni successivi arrivarono momenti difficili, con retrocessione e fallimento. Poi il ritorno, nell’era Lotito-Mezzaroma, in un’altra fase complicata in Serie C. "Lotito richiamò Fabiani, che mi volle ancora con lui. Insieme vincemmo la Coppa Italia di Serie C, ottenemmo due promozioni e infine arrivammo in Serie A". Avallone ricorda anche il periodo del trust, "una fase delicata ma fondamentale per la salvezza", e ringrazia l’imprenditore Danilo Iervolino e Maurizio Milan per la serietà e l’ambizione con cui hanno guidato la società. Oggi, però, la sua avventura si chiude: "Non è stata una mia scelta - spiega - ma la vita è anche questo: accettare i cambiamenti. Chi mi conosce sa che ho sempre messo al primo posto il cuore, la dedizione e la lealtà. Ora mi concedo una piccola pausa, ma presto ripartirò altrove, in una realtà lontana dalla mia città, legata a un rapporto di fiducia nato molti anni fa. Non tradirò mai chi ha creduto in me sin dall’inizio".
Il saluto è carico di riconoscenza: "Grazie ai tifosi, ai giornalisti, agli operatori sanitari, agli allenatori, ai collaboratori, ai magazzinieri, al personale amministrativo e a tutti quelli che, lontano dai riflettori, hanno dato il loro contributo. Un pensiero speciale al compianto Salvucci, che resterà sempre nel mio cuore. Ringrazio la famiglia Lotito, Marco Mezzaroma, il direttore Fabiani, Bianchi, la famiglia Iervolino e Maurizio Milan. E il ringraziamento più grande va alla mia splendida famiglia, per tutto il tempo che le ho sottratto in questi anni". La chiusura è una dichiarazione d’amore: "La Salernitana non è stata solo una squadra. È stata, ed è, una parte di me". Grazie di cuore, Sasà, per tutto quello che hai dato alla nostra Salernitana, con passione, impegno e amore per questi colori. Il tuo lavoro e la tua dedizione resteranno sempre nella memoria di chi ama questa squadra.
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