

di Massimiliano Catapano
È tornata a casa da pochi giorni, con le ferite ancora addosso e dentro l’anima. Veronica Casaburi, 34 anni, ha deciso di parlare dopo l’incubo vissuto nella notte tra il 14 e il 15 luglio, quando il marito ha cercato di ucciderla nella loro abitazione nel rione Santa Lucia, a Cava de' Tirreni. L’ha colpita con sette coltellate mentre i loro bambini dormivano nelle stanze accanto. Una violenza che poteva trasformarsi in tragedia. A raccontare tutto è lei stessa, con una lucidità che spiazza. "Fisicamente mi sto riprendendo, anche se ho ancora i segni di un intervento all’addome e un pneumotorace", dice in un’intervista a "Il Mattino". "Ringrazio di cuore tutto il personale del pronto soccorso e del reparto di chirurgia che mi ha salvata. Mi hanno trattata con un’umanità che non dimenticherò mai". Ma a pesare di più sono le ferite che non si vedono. "Quelle dell’anima resteranno. Non pensavo che potesse succedere proprio a me. Di quella notte ricordo soprattutto la paura di morire e lasciare i miei figli senza una madre. Ricordo il dolore delle coltellate. E ricordo che a infliggermele è stato l’uomo che diceva di amarmi".
A colpirla è stato Vincenzo Romano, 40 anni, impiegato nel settore edile. Dopo averla ferita, ha cercato di togliersi la vita colpendosi alla gola. L’intervento dei familiari di Veronica, che vivono in un appartamento vicino, ha evitato il peggio. Oggi Romano è in stato di arresto con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal legame familiare. Veronica, però, non si limita a raccontare quello che ha vissuto. Lancia anche un messaggio forte e diretto: "Ogni volta che una donna viene uccisa, o ci va vicino, c’è sempre qualcuno pronto a dire 'Chissà cosa gli ha fatto passare', 'Avrà avuto un amante', 'Voleva i soldi', 'È stato un raptus'… Parole vergognose, che ho sentito anche io. Chi dice queste cose è complice. Sì, complice. Perchè chi giustifica o minimizza contribuisce alla stessa cultura che permette a certi uomini di sentirsi autorizzati a colpire. E questa mentalità, purtroppo, esiste ancora".
Pochi giorni dopo il fatto, dal letto d’ospedale, Veronica aveva già scritto un primo messaggio sui social per ringraziare chi le era stato vicino: "Mi sembra ancora tutto un incubo, ma l’importante è che sono viva. I medici mi hanno salvata. Lotterò, come ho sempre fatto, per i miei figli. Hanno bisogno di me". Oggi quella lotta continua, non solo per loro, ma anche per dare voce a tante altre donne che non hanno avuto la sua stessa fortuna. E per dire, senza paura, che non c’è giustificazione per la violenza. Mai.
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